Convenzione di Aarhus, accordo ancora lontano sull’accesso pubblico alla giustizia ambientale

Attivisti per la giustizia climatica a Lisbona, Portogallo. [EPA-EFE/RODRIGO ANTUNES]

Gli Stati membri dell’Ue e il Parlamento europeo sono in disaccordo sulla revisione della convenzione di Aarhus, firmata nel 1998 ed entrata in vigore nel 2001, che sancisce il diritto alla trasparenza e alla partecipazione dei cittadini nei processi decisionali che coinvolgono l’ambiente.

Secondo la commissione di conformità l’Unione europea, pur essendo firmataria, non sta rispettando i principi della convenzione di Aarhus. Ha perciò tempo fino a ottobre per risolvere la questione e i negoziati sono in corso tra Parlamento Ue e Stati membri.

La convenzione di Aarhus è un trattato che sancisce il diritto pubblico di ricevere informazioni in possesso degli enti pubblici riguardo l’ambiente, le misure e le politiche in atto che lo riguardano.

Inoltre, stabilisce il diritto partecipare ai processi decisionali che riguardano l’ambiente. I cittadini e le ong possono esporre il loro punto di vista, per esempio, su progetti ambientali che li riguardano.

Infine, la convenzione sancisce il diritto di ricorrere contro le decisioni pubbliche prese senza rispettare i due punti di cui sopra o le leggi sull’ambiente in generale.

Tuttavia, dopo il secondo giro di negoziati del 22 giugno restano ancora molti punti da chiarire e una certa distanza tra le posizioni. Secondo fonti interne, l’inclusione degli aiuti di stato e delle decisioni di attuazione a livello nazionale nel campo della legislazione sono gli aspetti più spinosi della controversia.

Secondo il Parlamento europeo entrambe le parti devono essere incluse nel regolamento per poter rispettare la convenzione. Alcuni Paesi, tra cui Lussemburgo, Austria, Olanda, Lettonia e Danimarca, sono favorevoli a questa posizione.

Altri, invece, come Francia e Italia, hanno delle perplessità in materia, mentre l’Ungheria ha chiaramente dichiarato che non andrà oltre quanto negoziato nel Consiglio dell’Ue. La Commissione europea, inoltre, non vorrebbe allargare il campo di applicazione della convenzione per timore di causare un eccessivo carico di lavoro al sistema giudiziario europeo.

“Dovremmo evitare di arrivare a un punto in cui il sistema non riuscirà più a sostenere la valanga di richieste che arriveranno e dove sarà impossibile affrontare efficacemente i casi. Questo può avere anche un impatto negativo sulla capacità della Commissione di perseguire le sue priorità politiche”, ha detto il commissario all’ambiente Virginijus Sinkevičius.

Per il Parlamento europeo, l’inclusione degli aiuti di stato e delle implementazioni nazionali sono punti cardine, senza i quali l’Ue sarebbe ancora considerata non in regola. “Penso che [la convenzione di] Aarhus riguardi la democrazia liberale, con i cittadini che sono parte del processo decisionale, hanno il diritto di conoscere le informazioni, partecipare e alla giustizia. Dobbiamo essere un esempio, non fare finta che vada tutto bene quanto non è così e ce lo dice persino la commissione di conformità”, ha detto a EURACTIV Martin Hojsík, eurodeputato slovacco e relatore ombra della proposta.

Hojsík spera che il prossimo giro di negoziazioni, che avverrà sotto la presidenza slovena dell’Ue, giunga a una soluzione. La scadenza è vicina, perché l’Ue ha tempo fino a ottobre per presentare una proposta migliorata per l’applicazione della convenzione.

Nel Parlamento europeo, i legislatori pensano di aver raggiunto una posizione equilibrata e sperano che i negoziati si concludano rapidamente con gli stati membri nel Consiglio dell’Ue nel prossimo trilogo previsto il 12 luglio.

Le concessioni del Parlamento includono un periodo di 18 mesi per il rispetto delle misure di attuazione a livello nazionale. Ora il Consiglio ha bisogno di passare dal guardare “se” implementerà la conformità al “quando”, ha detto una fonte.