Clima, raggiunto l’accordo alla Cop26. Compromesso al ribasso sulla fine dell’uso del carbone

Il presidente della Cop26, Alok Sharma (seduto al centro) applaudito al termine della sezione plenaria del vertice di Glasgow, il 13 novembre 2021. [EPA-EFE/ROBERT PERRY]

Il summit sul clima delle Nazioni Unite si è concluso sabato 13 novembre – un giorno dopo la cadenza prevista – con un accordo che per la prima volta ha preso di mira i combustibili fossili come motore chiave del riscaldamento globale, anche se i paesi maggiormente dipendenti dal carbone, Cina e India, hanno imposto nelle ultime ora una formulazione meno vincolante riguardo il tema dell’uscita dal carbone.

Se l’accordo ha ricevuto apprezzamenti per essere riuscito a mantenere viva la speranza di limitare il riscaldamento globale a 1,5 gradi, molte delle quasi 200 delegazioni nazionali  –  soprattutto quelle dei pesi più poveri e di quelli già ora più colpiti dagli effetti dei cambiamenti climatici – avrebbero desiderato lasciare Glasgow con un risultato migliore.

“Il negoziato perfetto è quello che delude tutti”, ha detto l’inviato americano per il clima John Kerry nella riunione finale per l’approvazione del Patto per il clima di Glasgow: “E questa è stata, credo, una buona trattativa”.

La conferenza scozzese ha portato a una vittoria importante nella risoluzione delle regole sui mercati delle emissioni di CO2, ma ha fatto ben poco per alleviare le preoccupazioni dei paesi vulnerabili sul finanziamento – a lungo promesso dalle nazioni ricche – dei progetti per contrastare la crisi climatica.

Il presidente britannico della Cop26, Alok Sharma, si è mostrato visibilmente emozionato prima di battere il martelletto per segnalare che non c’erano veti al patto e sancire la conclusione del vertice, dopo che i colloqui si erano prolungati durante la notte di venerdì e poi fino a sabato.

La bozza dell’accordo è stata modificata nelle ultime ore dopo un vero e proprio ‘blitz’ di India e Cina, che – sostenute anche da altre nazioni in via di sviluppo dipendenti dal carbone – hanno respinto una clausola che chiedeva l'”eliminazione graduale (phase out)” dell’energia prodotta dal carbone. Dopo una serrata trattativa tra i rappresentanti di Cina, India, Stati Uniti e Unione Europea, la formula è stata frettolosamente modificata per chiedere ai paesi di “ridurre gradualmente (phase down)” il loro uso di carbone.

Un cambiamento che ha messo con le spalle al muro la presidenza britannica – con Sharma che ha dovuto chiedere scusa alle altre delegazioni – e obbligato tutte le delegazioni ad accettare la nuova formulazione più blanda, pena il rischio di far fallire il summit.

Il ministro indiano dell’ambiente e del clima, Bhupender Yadav, ha detto all’agenzia Reuters che la revisione riflette le “circostanze nazionali delle economie emergenti” e che l’India sta “diventando la voce dei paesi in via di sviluppo”, aggiungendo che il patto ha “puntato il dito” contro il carbone ma ha taciuto su petrolio e gas naturale.

“Abbiamo fatto il nostro sforzo per raggiungere un consenso ragionevole per i paesi in via di sviluppo, e ragionevole per la giustizia climatica”, ha affermato Yadav, alludendo al fatto che le nazioni più ricche storicamente hanno emesso la quota maggiore di gas serra.

Il cambiamento di una singola parola è stato accolto con sgomento sia dai paesi ricchi dell’Europa che dalle piccole nazioni insulari e da altri ancora in via di sviluppo.

“Crediamo di essere stati messi da parte in un processo non trasparente e non inclusivo”, ha detto l’inviata messicana Camila Isabel Zepeda Lizama: “Abbiamo tutti delle preoccupazioni residue, ma ci era stato detto che non potevamo riaprire il testo… mentre altri possono ancora chiedere di annacquare le loro promesse”. Tuttavia, il Messico e altri hanno detto che non avrebbero mandato all’aria l’accordo rivisto.

“I testi approvati sono un compromesso”, ha affermato il segretario generale dell’Onu Antonio Guterres: “Rispecchiano gli interessi, le condizioni, le contraddizioni e lo stato della volontà politica nel mondo di oggi”.

Svolta nel mercato delle emissioni

Per raggiungere un accordo era necessario bilanciare le richieste delle nazioni vulnerabili al clima, delle grandi potenze industriali e dei paesi, come l’India e la Cina, che dipendono dai combustibili fossili per far uscire le loro economie e popolazioni dalla povertà.

La voce di Sharma si è rotta dall’emozione nel rispondere alla rabbia espressa dalle nazioni vulnerabili per i cambiamenti dell’ultimo minuto. “Mi scuso per il modo in cui questo processo si è svolto”, ha detto all’assemblea: “Sono profondamente dispiaciuto.”

L’obiettivo generale che la conferenza si era prefissata – e che l’accordo finale ha promesso di raggiungere – era stato definito troppo modesto dagli attivisti per il clima e dai paesi vulnerabili: si tratta di “mantenere vivo” l’obiettivo dell’accordo di Parigi del 2015 di impedire che le temperature globali aumentino oltre 1,5°C rispetto ai livelli preindustriali. Gli scienziati affermano che il riscaldamento oltre questa soglia potrebbe scatenare impatti climatici irreversibili e incontrollabili.

Nel chiedere alle nazioni di fissare obiettivi più rigorosi entro il prossimo anno per la riduzione delle emissioni, l’accordo ha effettivamente riconosciuto che gli impegni adottati fin qui erano ancora inadeguati. Continuando sulla scia delle azioni attuali, la prospettiva è di raggiungere un riscaldamento della Terra di circa 2,4°C.

I colloqui hanno anche portato a una svolta nella risoluzione delle regole per la copertura dei mercati delle compensazioni di carbonio gestiti dai governi. Le aziende e i paesi con una vasta copertura forestale avevano spinto fortemente per un accordo, nella speranza di legittimare i mercati compensativi volontari in rapida crescita in tutto il mondo.

L’accordo consente ai paesi di raggiungere parzialmente i propri obiettivi climatici acquistando crediti compensativi che rappresentano tagli alle emissioni da parte di altri, e sblocca potenzialmente trilioni di euro per la protezione delle foreste, l’espansione delle energie rinnovabili e altri progetti per combattere il cambiamento climatico.

“L’era del carbone sta finendo”

Jennifer Morgan, direttrice esecutiva di Greenpeace, guarda il bicchiere mezzo pieno. “Hanno cambiato una parola ma non possono cambiare il segnale che esce da questa Cop, cioè quello che l’era del carbone sta finendo”, ha detto: “Per i dirigenti delle compagnie carbonifere, questa Cop ha portato a un cattivo risultato”.

I paesi in via di sviluppo sostengono che le nazioni ricche, le cui emissioni storiche sono in gran parte responsabili del riscaldamento del pianeta, devono finanziare i loro sforzi sia per abbandonare i combustibili fossili sia per adattarsi a impatti climatici sempre più gravi.

L’accordo ha promesso di raddoppiare i finanziamenti per l’adattamento entro il 2025 rispetto al 2019, ma non c’è ancora nessuna garanzia. Un comitato delle Nazioni Unite riferirà il prossimo anno sui progressi nella consegna ai paesi più poveri dei 100 miliardi di dollari all’anno (87 miliardi di euro) in finanziamenti per il clima promessi nel 2015, che però le nazioni ricche non sono riuscite a distribuire completamente entro la scadenza del 2020. Di mezzi finanziari si tornerà poi a discutere nelle Cop del 2024 e 2026.

Ma l’accordo ha lasciato scoraggiate molte nazioni vulnerabili anche perché non ha previsto  finanziamenti per riparare le perdite e i danni legati al clima, una promessa fatta nel patto originale del 1992, la Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici.

Le nazioni ricche ancora una volta si sono tirate indietro rispetto al riconoscimento della responsabilità finanziaria per i loro anni di emissioni, che hanno determinato il cambiamento climatico mentre consentivano loro di raggiungere la prosperità economica.

L’accordo di Glasgow ha tracciato un percorso per affrontare questo problema, istituendo un nuovo segretariato dedicato al problema: il minimo indispensabile, secondo i paesi vulnerabili.

“Questo pacchetto non è perfetto. Il cambiamento sul carbone e il risultato debole in termini di perdite e danni sono un duro colpo”, ha affermato Tina Stee, inviata per il clima delle Isole Marshall. Tuttavia, “gli elementi del Patto di Glasgow sono un’ancora di salvezza per il mio paese. Non dobbiamo sottovalutare le vittorie cruciali ottenute con questo pacchetto”.

La reazione dell’UE: “Un passo nella direzione giusta”

L’obiettivo delle Nazioni Unite di contenere l’aumento della temperatura globale a 1,5 gradi  “rimane a portata di mano, ma il lavoro è tutt’altro che concluso”, ha detto Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea.

Nonostante la diffusa delusione per il cambiamento della parte dell’accordo sull’uscita dal carbone, von der Leyen ha accolto con favore l’accordo di Glasgow, spiegando che “la Cop26 è un passo nella giusta direzione”, visti i progressi raggiunti su tutti e tre gli obiettivi che l’UE si era prefissata prima della conferenza:

  • mantenere l’obiettivo di 1,5°C a portata di mano, con l’impegno a tagliare le emissioni “anche in questo decennio”;
  • raggiungere l’obiettivo di 100 miliardi di dollari all’anno di finanziamenti per il clima ai paesi in via di sviluppo;
  • ottenere un accordo sul regolamento di Parigi, che stabilisca le regole per il commercio internazionale di quote di emissioni di carbonio tra i paesi.

“Abbiamo compiuto progressi su tutti e tre gli obiettivi”, ha affermato von der Leyen in una nota, aggiungendo che “la Cop26 sta inviando un messaggio chiaro che il tempo è scaduto per i sussidi ai combustibili fossili e il carbone le cui emissioni non vengono abbattute (not unabated)”.

In base all’accordo di Parigi, 195 paesi hanno fissato l’obiettivo di mantenere la variazione media della temperatura globale al di sotto dei 2°C e il più vicino possibile a 1,5°C, un obiettivo che von der Leyen ha affermato essere ancora a portata di mano.

Prima della Cop26, il pianeta si sta avviando verso un pericoloso riscaldamento globale di 2,7°C, ha affermato la Commissione in una nota. Ma con i nuovi annunci fatti a Glasgow, “gli esperti stimano che ora siamo sulla strada di un riscaldamento compreso tra 1,8° e 2,4°C”, ha aggiunto l’esecutivo dell’UE.

“Se tutti gli impegni a lungo termine annunciati a Glasgow verranno attuati, dovremmo mantenere il riscaldamento globale sotto i 2 gradi”, conclude il documento, chiedendo ulteriori sforzi alla Cop27 del prossimo anno: “Dobbiamo lavorare ulteriormente, in modo che la conferenza sul clima del prossimo anno in Egitto ci metta saldamente sulla buona strada per 1,5 gradi”.

La cautela degli ambientalisti

Gli attivisti ambientali sono stati ugualmente cauti nella loro valutazione dei risultati del vertice.

Anche se l’accordo di Glasgow non è riuscito a fornire il “cambiamento di passo” necessario per affrontare il riscaldamento globale, “ci stiamo muovendo nella giusta direzione”, ha affermato il WWF.

“Dobbiamo riconoscere che sono stati compiuti progressi. Ora ci sono nuove opportunità per i paesi di realizzare ciò che sanno che deve essere fatto per evitare una catastrofe climatica”, ha detto Manuel Pulgar-Vidal, WWF Global Lead on Climate and Energy: “Ma a meno che non si spostino bruscamente verso l’attuazione e mostrino risultati sostanziali, la loro credibilità continuerà a essere messa in discussione”.

Ester Asin, direttrice dell’Ufficio per le politiche europee del WWF, ha elogiato l’UE per aver difeso i pilastri dell’accordo di Parigi, come puntare a 1,5°C, nonché per la decisione di porre fine ai sussidi ai combustibili fossili e al carbone. “Ora abbiamo un anno perché tutte le parti tornino con impegni climatici più forti, o il limite di 1,5° C inizierà a sfuggire alla portata”, ha spiegato.