Clima, le più grandi aziende del mondo non stanno rispettando gli obiettivi di riduzione dei gas serra

Il presidente degli Stati Uniti Joe Biden incontrerà online 40 leader per un vertice in occasione della Giornata della Terra, annunciando un ritorno degli Stati Uniti in prima linea sul clima. [EPA-EFE/Doug Mills]

Secondo uno studio pubblicato giovedì 22 aprile in vista del vertice sul clima organizzato dagli Stati Uniti, in cui i leader mondiali dovrebbero annunciare nuovi impegni per il cambiamento climatico, meno di una su quattro delle più grandi aziende del mondo sta facendo abbastanza per raggiungere gli obiettivi di riduzione delle emissioni.

I risultati dell’indagine, condotta dal 2015 al 2019 su quasi 700 società quotate in 14 paesi, sono stati svelati nel giorno dell’Earth day e in contemporanea con l’avvio del summit online sul clima voluto dal presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, a soli tre mesi dall’inizio del suo mandato, a cui parteciperanno 40 leader mondiali tra cui il russo Vladimir Putin e il cinese Xi Jinping.

Nel corso dell’incontro, è previsto che Biden annunci il raddoppio degli obiettivi statunitensi sulla riduzione delle emissioni responsabili del cambiamento climatico nel prossimo decennio. Il presidente Usa spera che i nuovi target degli Stati Uniti spinga anche gli altri leader a “fare annunci per aumentare i loro sforzi”, ha detto un funzionario dell’amministrazione.

I leader mondiali si troveranno però davanti a un’alta montagna da scalare. Secondo la società di investimento britannica Arabesque, infatti, poco meno di un quarto delle grandi società mondiali quotate in borsa (il 24,8%) ha preso provvedimenti in linea con gli obiettivi di limitare il riscaldamento globale a 1,5 gradi.

Le aziende europee sono le migliori, in particolare in Svezia (50%), Germania (39,3%) e Finlandia (33,3%). La Francia viene subito dopo con il 32,5%, seguita da Gran Bretagna e Stati Uniti (entrambi al 23,1%). La Cina (8,51%) e l’Australia (4,55%) restano invece molto indietro.

Lo studio ha poi rilevato che il 15% delle società quotate in alcuni dei principali indici ( FTSE 100, S&P 100, DAX e Nikkei) non pubblica le proprie emissioni di gas serra, e che questa percentuale sale addirittura al 29% per quanto riguarda l’indice cinese Hang Seng.

L’accordo di Parigi del 2015 cerca di limitare il riscaldamento globale a 2 gradi al di sopra dei livelli preindustriali e, se possibile, a non più di 1,5 °C. Quest’ultimo target si sta rivelando difficile da raggiungere, ma si prevede che il 70% delle imprese ce la farà a raggiungere quello dei 2 °C entro il 2030.

“Le buone intenzioni da sole non porteranno alle azioni tempestive richieste”, ha detto il presidente di Arabesque, Georg Kell: “Infatti, nonostante il numero crescente di impegni concordati, i livelli medi di anidride carbonica nell’atmosfera sono aumentati dal 2015. Quest’anno costituisce un potenziale punto di svolta, offrendo ai leader aziendali la possibilità di pensare in grande e di agire di conseguenza. Ma il tempo sta per finire”.

I gruppi verdi e ambientalisti si aspettano che Biden, che sta per varare un pacchetto di stanziamenti per la costruzione di infrastrutture ecocompatibili da 2 trilioni di dollari negli Stati Uniti, si impegni a raddoppiare approssimativamente gli obiettivi climatici degli Stati Uniti per il prossimo decennio.

La Cina, da parte sua, ha confermato che il presidente Xi Jinping parteciperà al summit e terrà un “discorso importante”. La Cina è di gran lunga il più grande produttore globale di carbonio, e con gli Stati Uniti emette circa la metà dell’inquinamento responsabile del cambiamento climatico, il che significa che qualsiasi soluzione è impossibile senza lo sforzo di entrambi i paesi.

Lo scorso anno, Pechino ha promesso di arrivare all’obiettivo delle zero emissioni entro il 2060, con il raggiungimento del picco di emissioni previsto intorno al 2030. Ma ha anche deciso di continuare a utilizzare le centrali a carbone, la forma di energia più inquinante, e ha espresso la sua irritazione davanti alle richieste partite dall’UE di una tassa sul carbonio che avrebbe colpito le sue esportazioni.

Nel frattempo, mercoledì a Bruxelles i deputati europei hanno raggiunto un accordo dell’ultimo minuto con gli stati membri su una riduzione netta di “almeno il 55%” delle emissioni di gas serra entro il 2030.

Clima, l’Ue trova l’accordo per ridurre le emissioni almeno del 55% entro il 2030

Parlamento europeo e Stati membri hanno trovato un accordo sulla soglia di riduzione delle emissioni entro il 2030, fissata almeno al 55%, proprio alla vigilia di un summit sul clima voluto dagli Stati Uniti.

La Commissione europea ha espresso soddisfazione …

Il primo ministro britannico Boris Johnson, invece, martedì ha promesso entro il 2035 un ambizioso taglio alle emissioni di carbonio del 78% rispetto ai livelli del 1990, 15 anni prima di quanto previsto. Gli sforzi ambientali di Londra sono oggetto di particolare attenzione dato che a novembre ospiterà a Glasgow, in Scozia, la prossima conferenza delle Nazioni Unite sul clima, la COP26.

Nell’organizzazione della conferenza è coinvolta anche l’Italia, che ospiterà a Milano dal 28 settembre al 2 ottobre gli eventi preparatori, tra cui un evento per i giovani e il vertice Pre-COP. Tuttavia, il nostro paese è ancora indietro nella riduzione dei gas serra: come ha scritto già nel novembre scorso l’Istituto superiore di protezione ambientale (Ispra), se nel 2020 le emissioni sono diminuite in misura maggiore del Pil (calato a causa della pandemia), “tale riduzione comunque non contribuisce alla soluzione del problema dei cambiamenti climatici, che ha invece necessità di modifiche strutturali, tecnologiche e comportamentali che riducano al minimo le emissioni di gas serra nel medio e lungo periodo”.