Clima: il Parlamento Ue alza l’obiettivo per il 2030 ma il negoziato in Consiglio riparte al ribasso

Il presidente del Consiglio europeo Charles Michel [EPA-EFE/OLIVIER HOSLET]

Nella lettera di convocazione Charles Michel sembra essersi “dimenticato” del voto del Parlamento europeo e menziona come base negoziale la proposta della Commissione di ridurre le emissioni del 55% entro i prossimi 10 anni.

Il 15 e 16 ottobre i leader dei 27 si riuniranno nel Consiglio europeo; nella lettera di convocazione, il Presidente del consiglio europeo Charles Michel sembra essersi “dimenticato” del voto del Parlamento europeo sulla riduzione delle emissioni, menzionando invece come base negoziale la più cauta proposta della Commissione. Nel frattempo, è uscito un report dell’Agenzia internazionale dell’energia che spiega tutte le azioni che si devono intraprendere per arrivare all’obiettivo delle emissioni zero entro il 2050.

Come di consueto, il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel ha inviato ai capi di Stato e di governo dei 27 Paesi dell’Unione una lettera in previsione della prossima riunione del Consiglio europeo che si terrà il 15 e 16 ottobre, delineando i temi che saranno all’ordine del giorno. La cosa interessante di questa lettera ha a che fare con un punto specifico su cui si focalizzerà la riunione, quello sulle ambizioni climatiche: Michel scrive che “Durante la cena, terremo un dibattito orientativo su come realizzare la nostra ambizione climatica. Lo scorso dicembre abbiamo concordato l’obiettivo di un’Ue neutrale dal punto di vista climatico entro il 2050. Ora dobbiamo aumentare il nostro obiettivo di riduzione delle emissioni per il 2030 per essere sicuri di poter raggiungere tale ambizione. La Commissione ha proposto un nuovo obiettivo di almeno il 55% entro il 2030”.

Il problema sta nel fatto che non viene menzionata invece la posizione negoziale del Parlamento Europeo che ha per così dire alzato l’asticella, votando una risoluzione che parla di una soglia del 60%. A sua volta, del resto, la risoluzione parlamentare è una sorta di una via di mezzo tra la richiesta degli ambientalisti e degli scienziati di fissare l’asticella almeno al 65% e la proposta della Commissione di convergere sul 55%.
Le posizioni dei vari Paesi sono divergenti e solo i “frugali” insieme a Spagna, Lussemburgo e Lettonia sembrano favorevoli ad una soglia ambiziosa che vada oltre il 55% della riduzione delle emissioni, mentre la maggior parte dei Paesi sembrano orientati ad un’obiettivo che oscilla tra il 50% e il 55%. Polonia, Ungheria e Repubblica Ceca, invece, premeranno sicuramente per una soglia ancora più bassa.
La trattativa sul tema sarà dunque molto complessa e non tenere conto della posizione del Parlamento Europeo rischia compromettere le ambizioni climatiche dell’UE.

Nel suo rapporto World Energy Outlook (WEO) appena pubblicato, l’Agenzia internazionale dell’energia rende noto che le emissioni globali devono diminuire del 40% entro il 2030 per poter raggiungere la carbon neutrality nel 2050. Occorrono investimenti su larga scala nelle energie rinnovabili e nelle auto elettriche, un cambio di paradigma nei comportamenti e investimenti nell’innovazione in nuove tecnologie come l’idrogeno. Il contesto della ripresa dalle conseguenze della pandemia del coronavirus è cruciale e il capo dell’AIE Fatih Birol ha esortato i politici ad investire in un percorso chiaro per la ripresa. “Nonostante il calo record delle emissioni globali di quest’anno, il mondo è lontano dal fare abbastanza per metterle in declino decisivo”, ha detto Birol in una dichiarazione; anche se l’impatto della pandemia sull’economia ha fatto sì che quest’anno le emissioni globali di CO2 legate all’energia siano diminuite del 7%, questa riduzione è all’incirca la stessa delle emissioni annuali di CO2 della sola India. “Solo cambiamenti strutturali più rapidi nel modo in cui produciamo e consumiamo energia possono rompere definitivamente il trend delle emissioni”, dunque.

Secondo il rapporto, la strada per raggiungere la neutralità climatica è fatta di passaggi chiari e radicali: l’uso del carbone dovrebbe fornire solo il 6% dell’elettricità mondiale entro il 2030, a meno che non sia dotato di una tecnologia di cattura e stoccaggio del carbonio; entro la fine del decennio, ogni anno si dovrebbero aggiungere 500 GW di capacità di energia solare, considerando che nel 2019, sono stati ricavati solo 110 GW e il più grande parco solare del mondo è di 2,2 GW; un terzo o la metà delle case dovrebbe essere ammodernata per risparmiare energia e più della metà delle autovetture dovrebbero essere elettriche nel 2030.

Da tutto questo siamo ancora molto lontani. Il rapporto sottolinea che quello del raggiungimento delle zero emissioni entro il 2050 è un obiettivo molto ambizioso e non si devono sottovalutare le misure concrete che devono essere messe in atto per raggiungerlo. “Un gran numero di cambiamenti senza precedenti in tutte le parti del settore energetico dovrebbero essere realizzati contemporaneamente, in un momento in cui il mondo sta cercando di riprendersi dalla pandemia di Covid-19”, si legge nel report. Raggiungere l’obiettivo, cioè, non è affatto scontato ed anzi, anche i cambiamenti necessari per raggiungere le zero emissioni nette entro il 2070, due decenni dopo, sono “molto più grandi di quanto molti si rendano conto”. Evitare nuove emissioni non è sufficiente: se non si fa nulla rispetto alle emissioni esistenti, gli obiettivi climatici sono sicuramente fuori portata.