Clima, i paesi in via di sviluppo accusano la “ipocrisia” dell’Europa. I colloqui di Bonn terminano senza un accordo

Il 6 giugno scorso la responsabile uscente delle Nazioni Unite per il clima Patricia Espinosa ha aperto la conferenza esortando i delegati a "portare avanti questi negoziati più rapidamente". [UNclimatechange / Flickr]

I paesi in via di sviluppo hanno espresso “delusione” per il modo in cui si sono conclusi, giovedì 16 giugno, i colloqui sul clima in Germania, con il divampare della frustrazione per la mancanza di slancio da parte delle nazioni avanzate nell’aiutare quelle vulnerabili a far fronte agli effetti del riscaldamento globale.

Con l’attenzione mondiale distratta da altre sfide, in particolare l’invasione russa dell’Ucraina e la spirale delle crisi alimentare, energetica ed economica, le discussioni tecniche destinate a gettare le basi per i negoziati chiave delle Nazioni Unite entro la fine dell’anno sono rimaste impantanate nei disaccordi.

I rappresentanti di quasi 200 paesi erano arrivati ​​a Bonn, in Germania, incoraggiati dall’ambizione mostrata sei mesi fa durante i negoziati della COP26 delle Nazioni Unite a Glasgow, dove il mondo si è mobilitato attorno alla minaccia urgente del cambiamento climatico.

“Dopo che si era stabilito quel senso di emergenza, probabilmente le aspettative erano molto alte”, ha affermato Preety Bhandari, consulente climatico del World Resources Institute.

Ma l’incontro ha prodotto pochi progressi tangibili, anche sulle ambizioni di riduzione delle emissioni che i paesi sono d’accordo nel ritenere necessarie per raggiungere l’obiettivo dell’accordo di Parigi, di limitare il riscaldamento a 1,5 gradi Celsius rispetto all’era preindustriale.

I finanziamenti sono un punto dolente, con la promessa di 100 miliardi di dollari all’anno dal 2020 per aiutare i paesi in via di sviluppo ad adattarsi a un mondo in fase di riscaldamento che ancora non è stata rispettata.

Un altro punto critico dei colloqui è stato il ritmo lento del lavoro su “perdite e danni”, vista l’accelerazione degli impatti sui paesi vulnerabili degli eventi estremi come inondazioni, ondate di caldo e tempeste.

I paesi in via di sviluppo vogliono uno specifico “strumento” di finanziamento per aiutare le nazioni povere meno responsabili del cambiamento climatico a far fronte ai suoi impatti.

Ma la richiesta è stata respinta dalle nazioni ricche, in particolare dall’Unione Europea e dagli Stati Uniti, che hanno affermato che i finanziamenti possono essere convogliati attraverso una rete di organizzazioni umanitarie, di sviluppo e climatiche già esistenti.

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Al termine dei colloqui di Bonn, i paesi in via di sviluppo si sono messi in fila per esprimere il loro disappunto per i lenti progressi in materia di perdite e danni, che ora vengono trattati come un “dialogo” continuo che si concluderà nel 2024 senza che sia emerso alcun risultato chiaro.

I paesini via di sviluppo, invece, vogliono che la questione sia all’ordine del giorno della riunione della COP27 che si svolgerà a Sharm el-Sheik, in Egitto, a novembre.

Il rappresentante del Pakistan, parlando a nome del G77 + Cina e dei principali paesi in via di sviluppo, ha affermato che il gruppo è “insoddisfatto”, mentre lo Zambia, parlando a nome dell’Africa, si è detto “preoccupato per la mancanza di progressi”.

“Siamo delusi dalla mancanza di avanzamenti sostanziali”, ha affermato il rappresentante di Antigua e Barbuda a nome dell’Alleanza dei piccoli Stati insulari (AOSIS).

Ha aggiunto che i paesi stanno ancora aspettando assicurazioni che “i finanziamenti di cui abbiamo bisogno ora saranno consegnati rapidamente, o in qualsiasi momento entro il 2025”.

L’UE accusata di avere una posizione “ipocrita”

Le nazioni ricche sono preoccupate per qualsiasi ipotesi di responsabilità legale, che le metterebbe in gioco per miliardi, se non trilioni.

L’Unione Europea ha detto ai delegati di essersi “impegnata in modo costruttivo” e ha promesso di continuare.

Ma gli attivisti affermano che il sistema attuale fa gravare l’onere economico dell’adattamento agli eventi estremi sulle spalle dei più vulnerabili.

Harjeet Singh, Senior Climate Impacts Adviser, di Climate Action Network International, ha affermato che l’UE ha “costantemente bloccato” le discussioni sui finanziamenti per perdite e danni, e ha accusato il blocco di avere una “posizione ipocrita”.

“Se l’UE vuole diventare un campione del clima, deve allinearsi con i più vulnerabili nella loro lotta per la giustizia”, ​​ha affermato.

Bhandari ha aggiunto che il lavoro sulla riduzione delle emissioni potrebbe bloccarsi se i paesi non daranno più peso sia all’adattamento che alla mitigazione, aggiungendo che spetterebbe ai leader politici riaccendere lo slancio in vista della riunione delle Nazioni Unite in Egitto.

Quasi 1,2 gradi Celsius di riscaldamento dalla metà del diciannovesimo secolo sono stati sufficienti per scatenare un torrente di disastri in tutto il pianeta.

Alden Meyer, senior associate di E3G, ha affermato che la Terra ha raggiunto il “punto di ebollizione” con l’aumento degli impatti negativi, aggiungendo che i paesi possono anche vedere i miliardi che gli Stati Uniti e l’UE stanno mobilitando per il conflitto in Ucraina invece che per la lotta al riscaldamento globale.

“Non è una questione di soldi che non ci sono. È una questione di priorità”, ha detto all’AFP.

“E se diciamo che il clima è una crisi esistenziale, e tuttavia trattiamo altre cose come molto più importanti in termini di dove mettere i soldi, questo non passa inosservato”.