Clima, cosa prevede la strategia Ue per la rimozione della CO2 dall’atmosfera

L'impianto di cattura e stoccaggio della CO2 Orca, in Islanda. [Climework]

Entro il 2030 l’Ue vuole arrivare a rimuovere dall’atmosfera e stoccare in modo permanente 5 milioni di tonnellate di CO2 l’anno.

Secondo le bozze della strategia sulla CO2 dell’UE, visionate in anteprima da EURACTIV, la Commissione Europea offrirà ricompense per le pratiche agricole verdi come il rimboschimento e la conservazione del suolo, e stabilirà regole per identificare le attività che “rimuovono in modo inequivocabile il carbonio dall’atmosfera”.

La bozza della strategia sulla CO2 dell’UE (EU Carbon strategy), ottenuta per la prima volta dal sito di notizie francese Contexte, mira a contribuire allo sforzo dell’Unione per rimuovere la CO2 dall’atmosfera, e ad “aprire la strada a una politica di emissioni negative nel futuro”.

La legge europea sul clima, approvata all’inizio di quest’anno, richiede che qualsiasi emissione di CO2 residua in Europa entro il 2050 debba essere bilanciata dalle rimozioni, “con l’obiettivo di ottenere successivamente emissioni negative”, afferma il documento.

La strategia dell’UE sui “cicli sostenibili del carbonio”, che dovrebbe essere pubblicata il 14 dicembre, porta questo obiettivo ancor più in avanti, proponendo piani “per migliorare le soluzioni di rimozione del carbonio che catturino la CO2 dall’atmosfera e la immagazzinino a lungo termine”.

Questo può essere fatto “o negli ecosistemi attraverso soluzioni basate sulla natura, o in altre forme attraverso soluzioni industriali” come la cattura e lo stoccaggio del carbonio, continua il documento della Commissione.

Le compagnie petrolifere e del gas sono state in prima linea negli appelli per aumentare la rimozione dell’anidride carbonica, attirando le critiche degli attivisti verdi secondo cui esse starebbero soltanto cercando dei modi per sottrarsi alle proprie responsabilità nel taglio delle emissioni.

Ma i sostenitori di questa strategia affermano che in ogni caso saranno necessarie tecnologie di rimozione del carbonio, perché le emissioni di alcuni settori dell’industria e dell’agricoltura saranno impossibili da eliminare.

Anche se le nazioni riusciranno a ridurre la CO2 in conformità con l’accordo di Parigi, ci saranno ancora “emissioni residue” dopo il 2050, quando l’Europa dovrebbe raggiungere la neutralità climatica, ha affermato Oliver Geden, scienziato tedesco che è uno degli autori principali del sesto rapporto di valutazione del Gruppo intergovernativo di esperti sui cambiamenti climatici (IPCC).

“Quindi, ogni volta che parliamo di raggiungere la neutralità climatica entro la metà del secolo in modo conforme all’accordo di Parigi, si presume che rimuoveremo l’anidride carbonica dall’atmosfera”, ha detto Geden a un recente evento EURACTIV.

“Per me questa sembra una proposta molto sensata”, ha detto commentando la bozza. Fino ad ora, i governi si sono occupati solo con riluttanza della rimozione dell’anidride carbonica, ma la nuova strategia metterà l’UE “tra i primi, a livello globale, insieme al Regno Unito e agli Stati Uniti”, ha spiegato a EURACTIV via e-mail.

La proposta della Commissione, ha aggiunto, “creerà sicuramente una dinamica politica”, costringendo governi e deputati del Parlamento europeo a dedicare attenzione alla questione.

Cattura della CO2 naturale e industriale

La chiave per ottenere la rimozione dell’anidride carbonica è la cosiddetta ‘agricoltura del carbonio’ (carbon farming), in cui i proprietari terrieri vengono premiati per le pratiche di agricoltura verde che catturano la CO2 o impediscono il rilascio di carbonio nell’atmosfera.

La Commissione punta inoltre a sostituire i combustibili fossili promuovendo il legno nel settore delle costruzioni o producendo elettricità utilizzando la bioenergia in combinazione con la tecnologia di cattura e stoccaggio del carbonio (BECCS) per sequestrare le relative emissioni.

Ma le soluzioni basate sulla natura non possono essere estese all’infinito, avverte l’esecutivo dell’UE, indicando altre soluzioni tecnologiche come la Direct Air Capture (DAC), che aspira la CO2 direttamente dall’aria.

Sebbene siano ancora agli inizi, queste soluzioni tecnologiche sono molto promettenti perché le rimozioni sono permanenti, a differenza del carbonio catturato dalla crescita delle foreste, che può essere rimesso in atmosfera quando gli alberi vengono tagliati e bruciati.

Entro il 2030, 5 milioni di tonnellate di CO2 dovrebbero essere rimosse ogni anno dall’atmosfera e stoccate in modo permanente utilizzando soluzioni tecnologiche come DAC, afferma la strategia.

“Un’altra strada promettente è trasformare la CO2 da rifiuto a risorsa, e utilizzarla come materia prima per la produzione di sostanze chimiche, plastiche o combustibili”, aggiungono i dirigenti dell’UE, affermando che la produzione di metanolo da CO2 potrebbe aprire la strada alla produzione di plastiche verdi, refrigeranti e resine.

Entro il 2030, “almeno il 20% del carbonio utilizzato nell’industria chimica e della plastica dovrebbe provenire da fonti non fossili”, afferma la strategia.

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Trasparenza e certificazione

Tutte queste soluzioni saranno sostenute da “rigorosi requisiti di monitoraggio, segnalazione e verifica” per garantire che il carbonio sia immagazzinato in modo permanente.

Questo punto si baserà su un sistema di certificazione, che la Commissione europea prevede di presentare nel 2022 e che in seguito potrebbe fungere da base per uno standard internazionale.

“Tutte le rimozioni di carbonio devono essere contabilizzate in piena trasparenza e considerando criteri come la durata dello stoccaggio, il rischio di inversione, l’incertezza della misurazione o il rischio di rilocalizzazione delle emissioni di carbonio che aumentano le emissioni di gas serra (GHG) altrove”, afferma il documento.

Le certificazioni costituiranno la base per la creazione di un nuovo mercato dell’UE per la rimozione del carbonio, in sinergia con l’attuale sistema di scambio di quote di emissione, che copre le emissioni dei grandi impianti industriali.

I crediti per la rimozione del carbonio – o ‘compensazioni’, nel linguaggio tecnico del settore  – sono già scambiati su mercati volontari e oggi la domanda sta già superando l’offerta, osserva la Commissione, affermando che sta valutando le opzioni “per creare un mercato regolamentato dell’UE per il periodo successivo al 2030”.

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Tuttavia, gli schemi di compensazione come la piantumazione di alberi sono controversi. I gruppi ambientalisti li hanno criticati definendoli uno strumento di greenwashing che consente alle aziende dei combustibili fossili di continuare a inquinare basandosi sul presupposto che le loro emissioni sarebbero compensate da assorbimenti in altri luoghi.

Mary S. Booth, una scienziata ecologica della Partnership for Policy Integrity (PFPI), un gruppo di pressione con sede negli Stati Uniti, ha inoltre puntato l’attenzione sul costo “astronomico” dell’implementazione su larga scala di tecnologie come Direct Air Capture, che comporta il trasporto di carbonio oltre confine verso i siti di stoccaggio disponibili.

Booth ha anche sollevato dubbi sull’obiettivo della Commissione di immagazzinare 5 milioni di tonnellate di CO2 all’anno utilizzando tecnologie di cattura del carbonio, affermando che la quantità supera di gran lunga la scala degli impianti di stoccaggio attualmente disponibili.

“Ad esempio, il progetto Silverstone menzionato a pagina 16, attualmente cattura 12.000 tonnellate all’anno a un costo di milioni, circa un quarto dell’1% dell’obiettivo di 5 milioni di tonnellate”.

Geden concorda sul fatto che l’obiettivo per il 2030 “potrebbe essere un po’ troppo ambizioso riguardo alle tempistiche”, soprattutto perché istituire un sistema di monitoraggio e verifica per una serie diversificata di metodi di rimozione della CO2 non sarà un compito facile.

Eppure, dice, una rimozione da 5 milioni di tonnellate “è un segnale importante” per il mercato. “Il segnale che queste rimozioni debbano essere realizzate a livello nazionale è molto importante, così che le parti interessate e gli Stati membri non combinino prematuramente queste aspettative infondate sulle compensazioni internazionali ai sensi dell’art. 6″ della Coonvenzione sul Clima delle Nazioni Unite, ha detto.

Allo stesso modo, Booth ha affermato che la sostituzione del 20% della produzione chimica e plastica in Europa richiederebbe “decine di milioni” in più di tonnellate di biomassa o un massiccio aumento di DAC – una soluzione che a suo giudizio è “un approccio straordinariamente costoso e ad alta intensità di risorse per sostituire solo una piccola parte del consumo di combustibili fossili”.

Un nuovo studio di PFPI, pubblicato martedì 23 novembre, ha concluso che i piani dell’UE per raggiungere l’azzeramento delle emissioni entro il 2050 si basano su “ipotesi non realistiche” sulla rimozione del carbonio.

Secondo le proposte di politica climatica dell’UE per il 2030, la nuova crescita forestale assorbirebbe 310 milioni di tonnellate di CO2 entro il 2030, mentre altri 250 milioni di tonnellate sarebbero assorbiti dall’energia prodotta da biomassa accoppiata con la cattura e lo stoccaggio del carbonio (BECCS), una tecnologia che per Booth “nei fatti non esiste” .

Se tali piani saranno approvati, “l’uso del legno forestale come combustibile aumenterà del 50%, rendendo l’UE dipendente dal BECCS”, ha avvertito Booth, secondo cui una soluzione più economica e immediata per catturare il carbonio è fermare la deforestazione e smettere di bruciare biomassa per produrre elettricità.

Secondo i calcoli di PFPI, gli Stati membri dell’UE attualmente pagano dai 10 ai 17 miliardi di euro all’anno per sovvenzionare la combustione di biomassa, che contribuisce a pompare CO2 nell’atmosfera.

Invece, quei sussidi “dovrebbero essere riassegnati all’energia a emissioni zero e a ripristinare il pozzo di carbonio delle foreste in declino. Per ripristinare gli ecosistemi”, conclude il rapporto, “l’UE deve raccogliere e bruciare meno legna”.