Carbon border tax, Scholz propone un “club del clima” per evitare tensioni commerciali

Il ministro delle Finanze portoghese Joao Leao (a destra) accoglie il ministro delle Finanze tedesco Olaf Scholz a Lisbona, sabato 22 maggio 2021. [EPA-EFE/MARIO CRUZ]

La Germania – ha detto il ministro e candidato cancelliere per i socialdemocratici alle elezioni del prossimo autunno, Oliver Scholz  – vuole che l’Unione europea crei un “club per il clima” con altri paesi come gli Stati Uniti, il Giappone e forse anche la Cina, per evitare attriti commerciali legati a possibili dazi green, come il meccanismo di adeguamento del carbonio alla frontiera (CBAM) che l’Ue dovrebbe svelare a luglio.

Scholz ha formulato la proposta sabato 22 maggio, dopo un colloquio con il primo ministro portoghese Antonio Costa, attuale presidente di turno dell’Ue. Secondo il ministro tedesco, l’Europa dovrebbe impegnarsi con altri paesi per concordare regole e standard comuni su come ridurre le emissioni di carbonio.

Scholz ha affermato che le misure di protezione del clima avranno un sicuro impatto sulla competitività delle aziende tedesche ed europee, in particolare quelle nei settori ad alta intensità energetica, “e quindi è una cosa saggia – ha detto – non soltanto discutere di come l’Unione europea può farlo [cioè può proteggere il clima, ndr], e di come in seguito potremmo evitare di avere difficoltà nella concorrenza sul mercato globale”.

L’Ue dovrebbe quindi rivolgersi ad altri paesi come Stati Uniti, Canada, Gran Bretagna, Giappone e Cina per discutere ed eventualmente concordare gli stessi passi e principi. “Per fare questo”, ha spiegato Scholz, “è una buona idea discutere della creazione di una sorta di club, composto da persone disposte a fare cose simili e non in competizione tra loro, ma che lottano per un migliore sviluppo del clima nel mondo”.

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I 27 leader di governo dell’Ue terranno un vertice lunedì 24 e martedì 25 maggio proprio per discutere di come intendono raggiungere il nuovo obiettivo climatico dell’Ue per il 2030: un taglio delle emissioni nette di almeno il 55% rispetto ai livelli del 1990.

Il vertice darà una sterzata all’azione della Commissione europea, che a luglio proporrà un enorme pacchetto di politiche climatiche per raggiungere l’obiettivo, comprese le riforme del mercato del carbonio e target più ambiziosi per le energie rinnovabili.

A giugno, inoltre, la Commissione europea dovrebbe anche presentare proposte su come espandere il sistema di scambio di emissioni (Ets) di CO2 dell’Unione, e su come proteggere gli investimenti in tecnologie verdi dalla concorrenza sleale di paesi con politiche di protezione del clima meno rigide.

L’Ue ha affermato che i paesi terzi saranno in grado di evitare la carbon border tax europea se l’ambizione delle loro politiche climatiche corrisponderà a quella del nostro continente, come ha ricordato anche il vicepresidente della Commissione Frans Timmermans in un’intervista a EURACTIV: “ci siamo tutti impegnati a rispettare l’accordo di Parigi. Sappiamo cosa significa in termini di decarbonizzazione dell’economia globale: non ci interessa come i paesi hanno scelto di farlo, ma più sono ambiziosi nella decarbonizzazione, minore è la necessità di aggiustamenti poiché c’è meno rischio di rilocalizzazione delle emissioni di CO2”.

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