Cambiamenti climatici, in Europa si calcolano 12 miliardi di danni all’anno. Bruxelles aggiorna la strategia

Le conseguenze dell'alluvione che ha colpito Bitti (NU), in Sardegna. 29 novembre 2020. [EPA-EFE/CRISTIAN FARINA]

La strategia europea di adattamento al clima è stata svelata mercoledì 24 febbraio e si prefigge l’obiettivo di ridurre il costo dei cambiamenti climatici per l’uomo, che in Europa causano perdite 12 miliardi di euro all’anno per i fenomeni atmosferici estremi.

L’Unione europea deve preparare una serie di misure, che vanno dalla riduzione delle emissioni di carbonio e del riscaldamento globale alla preparazione dell’impatto di quelle conseguenze del cambiamento climatico che non si possono evitare, come la crescente incidenza di alluvioni, tempeste e ondate di calore.

Per esempio, l’ondata di calore del 2003, che ha provocato oltre 20.000 morti in Francia, ha portato a una maggiore preparazione e all’implementazione di misure supplementari per affrontare quelle successive, riducendo così le vittime.

Il cambiamento climatico ha ripercussioni importanti sulle persone, dallo sfollamento alla perdita di posti di lavoro. Queste avranno un impatto sulla popolazione europea, in particolare sulle professioni all’aperto come gli agricoltori e il settore delle costruzioni.

Alla presentazione della strategia, il vicepresidente della Commissione europea responsabile del Green Deal Frans Timmermans ha dichiarato: “La pandemia di Covid-19 è stata un importante promemoria del fatto che la scarsa preparazione ha conseguenze gravissime. Non esiste un vaccino contro i cambiamenti climatici, ma possiamo ancora combatterli e prepararci ad affrontare i loro effetti inevitabili”.

“L’impatto dei cambiamenti climatici si sta già avvertendo in Europa e nel resto del mondo”, ha proseguito Timmermans, “La nuova strategia di adattamento ci fornisce gli strumenti per velocizzare e approfondire la preparazione. Se saremo pronti oggi, riusciremo a costruire un domani resiliente”.

Adattamento è perciò la parola chiave della nuova strategia, che si prefigge di diminuire il costo dei cambiamenti climatici per l’uomo, sia in termini economici che sociali. Aumentare la conoscenza dei problemi, potenziare le soluzioni di adattamento e accelerarne l’implementazione sono gli obiettivi.

Questa azione dovrà essere sistemica, perché i cambiamenti climatici colpiscono tutti i settori dell’economia. La Commissione europea continuerà a includere politiche di adattamento in tutti i settori in cui sarà necessario. In particolare, saranno interessate le aree di politica macro-fiscale, locale e basata sulla natura.

Sarà inoltre potenziata la leadership globale dell’Ue nel settore della mitigazione dei cambiamenti climatici, iniziata con l’accordo di Parigi. Bruxelles continuerà a supportare ogni approccio all’adattamento, concentrandosi specialmente sull’Africa e sui piccoli stati insulari in via di sviluppo. Saranno previste risorse apposite, affiancate dal potenziamento dei finanziamenti internazionali e del coinvolgimento.

Costi e rischi per la sicurezza

Le perdite economiche stimate nell’Ue per fenomeni meteorologici estremi sono già oggi di circa 12 miliardi di euro all’anno, come spiega la Commissione europea. Se la temperatura globale dovesse alzarsi di altri 1,5 °C, i danni stimati sono di ulteriori 49.000 miliardi di euro, che diventerebbero 63.000 nel caso di un innalzamento di 2 °C.

Nel 2018 la maggior parte dei rischi naturali, che hanno colpito quasi 62 milioni di persone, erano associati a fenomeni estremi e al cambiamento climatico. Dei 17.2 milioni di nuovi sfollati dovuti a disastri, 16.1 erano causati dal tempo atmosferico.

“I cambiamenti climatici moltiplicano i rischi per la stabilità e la sicurezza internazionale, colpendo soprattutto chi si trova in situazioni di fragilità. Servono perciò sforzi per evitare l’insorgere di conflitti”, dice la Commissione.

Quando collassa un ecosistema, una guerra o il crollo di uno stato sono conseguenze molto probabili, ha avvertito l’eurodeputato greco Petros Kokkalis, relatore ombra dell’opinione parlamentare sull’adattamento climatico. Ha sottolineato che aree come il Medio Oriente si stanno riscaldando più in fretta del resto del mondo, esacerbando conflitti preesistenti.

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Le posizioni sindacali

“Un lavoratore edilizio che lavora all’aperto è sempre più colpito dall’innalzamento della temperatura media globale, come abbiamo notato nell’ondata di calore del 2019”, ha spiegato Félix Mailleux, consulente della Confederazione europea dei sindacati (Etuc). “Aumentano i rischi per la sicurezza e la salute, come i colpi di calore, l’affaticamento, la perdita di concentrazione, ma anchela disidratazione e il cancro alla pelle”, ha aggiunto.

Entro il 2030, circa il 2,2% di tutte le ore di lavoro al mondo potrebbe essere perso per l’innalzamento della temperatura, l’equivalente di 80 milioni di posti di lavoro fissi e 1.970 miliardi di euro di perdite economiche, secondo le stime dell’Organizzazione internazionale del lavoro.

L’Etuc sostiene la necessità di introdurre protezioni specifiche, inclusa una regolamentazione Ue che stabilisca la massima temperatura esterna a cui si possa lavorare all’aperto. “Tutti gli anni potrebbero esserci tre settimane di ondata di calore e questo potrebbe avere conseguenze serie sui lavoratori”, ha dichiarato il segretario confederale responsabile del dossier sul clima Ludovic Vloet.

I sindacati, oltre a chiedere le misure di protezione per i lavoratori, vorrebbero che la strategia europea sul clima li includa nella redazione dei piani nazionali.

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Il Parlamento chiede obiettivi obbligatori

La Commissione europea ha pubblicato il suo progetto per l’adattamento climatico la scorsa estate, partendo dalla base del precedente del 2013. Nel documento si esplicita l’intenzione di ridurre l’impatto del cambiamento climatico sui gruppi vulnerabili, cercando di migliorare la gestione delle risorse naturali, minimizzando gli sfollamenti e aumentando la resilienza delle catene di approvvigionamento europee essenziali.

Nel progetto la Commissione chiede anche un sistema di controllo più efficiente, ma non vi è accenno agli indicatori e obiettivi di adattamento richiesti dal Parlamento a dicembre. L’Eurocamera li ritiene essenziali perché si tratta di una questione che va oltre i confini nazionali.

“Senza [gli obiettivi comuni], ogni Paese troverà soluzioni differenti”, ha dichiarato Bas Eickhout, eurodeputato dei Verdi e membro della commissione Ambiente. Ogni legislazione deve essere sensata e avere un impatto significativo sulle politiche europee, ha aggiunto l’olandese, citando la pesca, l’agricoltura e il finanziamento delle infrastrutture.

Nella risoluzione, gli europarlamentari chiedono maggiori fondi a livello europeo, mondiale, ma anche nazionale e regionale, utilizzando l’obiettivo del 30% di spesa del bilancio settennale destinato alla mitigazione e l’adattamento al clima.

“Questa strategia di adattamento sarà probabilmente il perno di tutte le spese e i futuri interventi pubblici”, ha dichiarato Kokkalis. Eickhout ha invece sottolineato la necessità per la strategia di coinvolgere il livello regionale, perché la pianificazione spaziale sarà fondamentale per mitigare l’impatto dei fenomeni meteorologici estremi come le tempeste e le inondazioni.