Cambiamenti climatici, il Consiglio dell’Ue approva la nuova strategia di adattamento

Il ministro portoghese dell'ambiente João Matos Fernandes. [EPA-EFE/MANUEL DE ALMEIDA]

Il Consiglio dell’Ue ha approvato la nuova strategia europea sull’adattamento ai cambiamenti climatici, un tema fondamentale che la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen aveva anticipato in vista del G7 in Cornovaglia.

La risoluzione adottata delinea una visione a lungo termine di come l’Ue potrà diventare una società resiliente ai cambiamenti climatici e in grado di affrontarli entro il 2050. Le conclusioni erano state precedentemente presentate dall’esecutivo Ue a febbraio.

“Il cambiamento climatico non è solo una minaccia futura, è già in atto”, ha detto il ministro per l’ambiente portoghese João Matos Fernandes. “Dobbiamo essere più preparati per le sue conseguenze sulla salute umana, la natura e l’economia. Le conclusioni adottate danno il via al rafforzamento dell’azione di adattamento”, ha proseguito.

La nuova strategia si concentra sul miglioramento dei dati e del loro utilizzo, promovendo soluzioni che integrino la natura e le considerazioni economiche e finanziarie, potenziando l’azione a livello internazionale.

Nelle sue conclusioni, il Consiglio riconosce la correlazione tra clima e acqua ed evidenzia l’importanza di soluzioni basate sulla natura per la resilienza e l’adattamento ai cambiamenti climatici, la conservazione della biodiversità e la protezione degli ecosistemi.

“Gli Stati membri sostengono gli sforzi nel quadro della strategia per integrare l’adattamento nelle politiche macro-economiche. La Commissione è stata invitata a collaborare per esaminare i modi per gestire i rischi climatici per le finanze pubbliche e sviluppare un quadro per incoraggiare l’uso dell’assicurazione contro questi rischi”, si legge nel testo adottato.

Presentata nel 2013, la strategia di adattamento ai cambiamenti climatici è uno dei cardini del Green Deal, il progetto più importante per la Commissione von der Leyen, ed è essenziale che sia implementata correttamente per raggiungere la neutralità climatica entro il 2050, come ha sottolineato anche il vicepresidente responsabile Frans Timmermans.

Nella discussione del Consiglio sono entrate anche le batterie, per cui è stato presentato un regolamento dedicato a dicembre. La legislazione proposta intende ridurre l’impatto ambientale di tutte le fasi di vita delle batterie, dalla produzione al riciclo.

Infine, si è parlato del piano d’azione per l’azzeramento dell’inquinamento nel 2050. L’idea è di eliminare gli agenti inquinanti da aria, acqua e suolo e creare un ambiente privo di elementi tossici. Il piano d’azione delinea obiettivi chiave da raggiungere già entro il 2030.

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Natura e clima, salvare entrambi o nessuno

Secondo il rapporto di un gruppo di 50 scienziati, tra i principali esperti mondiali nella lotta ai cambiamenti climatici, la crisi del clima, ovvero il riscaldamento globale, e quella della natura, ovvero la perdita di biodiversità, devono essere risolte entrambe.

Il rapporto, come scrive il Guardian, evidenzia come le attività umane che danneggiano il clima e la natura siano spesso le stesse. A loro volta, le soluzioni per risolvere una delle due crisi spesso avranno effetti benefici anche sull’altra.

Così, proteggere la natura salvaguarda anche la biodiversità e gli ecosistemi che possono assorbire facilmente l’anidride carbonica. Secondo gli esperti è essenziale anche diminuire rapidamente il consumo di carburanti fossili.

Il rapporto mette però in guardia dalle pratiche pensate per risolvere una crisi, che però possono aggravare l’altra. È il caso delle piantagioni monocultura di alberi, che assorbono anidride carbonica, ma non ospitano fauna selvatica e sono vulnerabili alle condizioni meteo estreme.

“È chiaro che non si possono risolvere [la crisi della biodiversità e quella climatica] indipendentemente, o le risolviamo entrambe o nessuna delle due”, ha detto Sveinung Rotevatn, ministro dell’ambiente e del clima norvegese.

Il rapporto identifica alcune azioni che hanno effetti positivi su entrambe le crisi, come l’espansione delle riserve naturali, la preservazione o il ripopolamento di ecosistemi ricchi di biodiversità e capaci di assorbire la CO2, come le foreste, i pascoli naturali e le foreste di kelp sottomarine.

“È terribile vedere l’impatto degli ultimi anni”, ha dichiarato il professor Alex David Rogers, del gruppo di conservazione Rev Ocean e dell’Università di Oxford, uno degli autori del report. “Tra il 1970 e il 2000 abbiamo perso il 40% delle foreste di mangrovie e il 60% delle paludi salate. Abbiamo anche perso metà delle barriere coralline rispetto all’epoca vittoriana”, ha detto.

Il sistema alimentare è fortemente responsabile tanto delle emissioni quanto della perdita di biodiversità. Il settore zootecnico provoca dalle 10 alle 100 volte più emissioni rispetto allo stesso tipo di produzione basata sulle piante. Perciò, un minor consumo di carne e la fine dei sussidi per l’agricoltura non sostenibile sarebbero importanti passi avanti.

Proteggere e ripristinare gli ecosistemi naturali resta il modo più veloce ed economico per rimuovere la CO2 dall’atmosfera, secondo gli scienziati. Tagliare le emissioni di combustibili fossili è essenziale, ma non sufficiente a questo punto della crisi climatica, ha detto Camille Parmesan, dell’Università di Plymouth. “Non possiamo evitare pericolosi cambiamenti climatici senza assorbire un po’ dell’anidride carbonica che abbiamo già immesso nell’atmosfera e il modo migliore per farlo è usare le piante”, ha detto.

“La scienza del ripristino degli ecosistemi è davvero sbocciata negli ultimi 40 anni. Ora siamo in grado di ripristinare in modo efficiente ed efficace sistemi complessi, foreste pluviali tropicali, zone umide costiere, foreste di kelp e distese di alghe, praterie naturali americane e britanniche di nuovo alla loro diversità storica”.

Il professor Mark Maslin, dell’University College di Londra, ha detto che il rapporto è determinante: “La scienza è molto chiara sul fatto che il cambiamento climatico e la biodiversità sono inseparabili. Per stabilizzare il cambiamento climatico abbiamo bisogno di una massiccia operazione di riforestazione e ricostruzione dell’ambiente selvatico”.

Il ministro dell’ambiente del Regno Unito, Zac Goldsmith, ha detto: “Questo è un anno assolutamente critico per la natura e il clima. Con la biodiversità [e i summit sul clima] delle Nazioni Unite, abbiamo l’opportunità e la responsabilità di mettere il mondo su un percorso di recupero. Questo rapporto di enorme valore rende chiaro che affrontare insieme la perdita di biodiversità e il cambiamento climatico offre la nostra migliore possibilità di farlo”.