Biodiversità, l’Ue è ancora lontana dall’obiettivo di proteggere il 30% degli ambienti naturali

La biodiversità sta calando in Europa, con l'agricoltura e i cambiamenti climatici che stanno contribuendo.

Con il summit delle Nazioni Unite sulla biodiversità previsto in primavera, il 2021 è stato salutato come un anno chiave per i temi della diversità biologica. Come parte del suo contributo, la Commissione europea sta preparando una legislazione per introdurre una forma di tutela giuridica sul 30% della terra e del mare in Europa.

Nel vertice, che si svolgerà in Cina a maggio, si discuterà di un’azione azione globale per preservare la biodiversità, e l’Unione europea sta promuovendo l’idea di un accordo per la biodiversità simile a quello di Parigi sul clima.

Il meeting arriva in un momento critico per la natura sulla Terra. Secondo gli scienziati, a livello globale un milione di specie (sugli 8,7 milioni che secondo le stime popolano il pianeta) è minacciato di estinzione. In Europa, l’ultimo rapporto sullo stato della natura, realizzato dall’Agenzia europea dell’ambiente e pubblicato nell’ottobre 2020, ha avvertito che la biodiversità è in grave declino: oltre il 60% delle specie, si legge nel documento, si trova in condizioni condizione “misere” o “cattive”, e quelli maggiormente a rischio sono i pesci e gli anfibi.

Fonte: Rapporto sullo stato della natura nell’UE [https://www.eea.europa.eu/publications/state-of-nature-in-the-eu-2020]

 

Proteggere il 30% della terra e del mare

La Commissione europea intende affrontare il problema con la sua strategia sulla biodiversità, che dovrebbe sbloccare 20 miliardi di euro all’anno di finanziamenti per la protezione della natura, e ha l’obiettivo di proteggere legalmente il 30% della terra e del mare entro il 2030. Tuttavia, solo 14 dei 27 paesi dell’UE hanno aderito a questo programma al vertice One Planet di gennaio.

La protezione della biodiversità nell’UE è attualmente trattata nell’ambito del programma di conservazione Natura 2000, che copre circa il 18% del territorio dell’UE e il 10% del mare, anche se ci sono grandi differenze tra i diversi stati: Slovenia e Croazia proteggono quasi il 40% della superficie terrestre, mentre Danimarca, Svezia e Lettonia solo il 10% circa. Per quanto riguarda il mare, se si include il Regno Unito, le aree protette grazie a Natura 2000 sono maggiori di quelle di terraferma.

Perdita di biodiversità in Europa

Queste aree protette forniscono habitat essenziali per la vita delle specie animali e vegetali europee: tuttavia, la biodiversità è sottoposta a una pressione crescente a causa dei cambiamenti climatici, dell’inquinamento e dell’agricoltura. In Europa, 1.677 specie sulle 15.060 stimate rischiano l’estinzione.

La direttiva sugli habitat dell’UE protegge 1.389 specie e 233 habitat. Tuttavia, secondo il rapporto sullo stato della natura, gli Stati membri hanno segnalato miglioramenti solamente per 198 tra specie e habitat.

Progressi che non sono sufficienti per raggiungere gli obiettivi 2020 della strategia dell’UE per la biodiversità: né la direttiva sugli uccelli né la direttiva sugli habitat hanno raggiunto i traguardi fissati per il 2020. Secondo il rapporto, quindi, gli ambiziosi obiettivi della strategia 2030 devono essere accompagnati da azioni forti per essere efficaci.

Impollinatori

La perdita di biodiversità è una seria preoccupazione sia per l’ambiente che per l’economia. Secondo l’OCSE, i servizi agli ecosistemi garantiti dalla biodiversità, come l’impollinazione delle colture, la purificazione dell’acqua, la protezione dalle inondazioni e la cattura del carbonio, valgono circa 103-115 trilioni (miliardi di miliardi) di euro all’anno, più di una volta e mezza il PIL globale.

[EURACTIV.com]

Gli impollinatori sono essenziali anche per l’ambiente e le industrie che ne derivano: se ce ne sono meno, molte specie di piante potrebbero diminuire di numero o svanire del tutto. In Europa, i principali impollinatori sono le api e le sirfidi, il cui numero è diminuito drammaticamente a causa dei pesticidi e di altre minacce.

“La nostra qualità della vita – e il nostro futuro – dipende dai tanti servizi che la natura ci offre gratuitamente”, ha detto Virginijus Sinkevičius, commissario UE per l’ambiente, gli oceani e la pesca: “L’impollinazione è uno di questi servizi invisibili ma inestimabili, quindi è molto preoccupante apprendere che alcuni dei nostri principali impollinatori sono ad alto rischio. Se non affrontiamo le ragioni alla base del declino degli impollinatori selvatici e agiamo con urgenza per fermarlo, noi e le nostre generazioni future pagheremo davvero un prezzo molto alto”.

Fattori di stress

Il rapporto sullo stato della natura indica in 67 mila il numero di fattori individuali di pressione sulla biodiversità. Quelli più numerosi provengono dall’agricoltura, ma anche l’espansione urbana, le attività ricreative, la silvicoltura non sostenibile e l’inquinamento hanno un impatto sulla natura e sugli habitat.

[EURACTIV.com]

 

“Nonostante gli sforzi significativi da parte degli Stati membri e alcuni miglioramenti”, secondo il report “la biodiversità nell’UE continua a diminuire e deve affrontare tendenze in peggioramento dovute ai cambiamenti nell’uso della terra e del mare, allo sfruttamento eccessivo e alle pratiche di gestione non sostenibili, nonché alla modifica del regime idrico, all’inquinamento, alle specie esotiche invasive e al cambiamento climatico”.

La nuova strategia dell’UE per il 2030, conclude il documento, dovrà sforzarsi “di avere più successo e di garantire che gli ecosistemi siano sani, resilienti ai cambiamenti climatici, ricchi di biodiversità e in grado di fornire servizi ecosistemici essenziali”: un obiettivo da raggiungere con azioni più efficaci, il miglioramento delle “capacità di monitoraggio degli Stati membri per soddisfare i requisiti delle direttive sulla natura”, l’utilizzo di “capacità finanziarie e umane per garantire una governance solida e un quadro politico per attuare pienamente le direttive e le normative ambientali pertinenti”.