Auto: i principali costruttori mondiali non sono in linea con gli obiettivi climatici

Una fabbrica della Toyota in Francia. [EPA-EFE/SEBASTIEN COURDJI]

Solo due dei principali 12 costruttori automobilistici pianificano di fabbricare abbastanza veicoli elettrici entro il 2030 per restare allineati agli obiettivi fissati dagli accordi di Parigi.

Secondo InfluenceMap, una Ong di ricerca che valuta gli obiettivi e le politiche aziendali in materia di clima, più della metà de i nuovi veicoli che usciranno dalle linee di produzione nel 2029 dovranno essere elettrici affinché il settore sia conforme all’obiettivo di limitare il riscaldamento globale a 1,5 °C rispetto ai livelli preindustriali.

Allo stesso tempo, 11 delle 12 case automobilistiche – pur sostenendo pubblicamente l’Accordo di Parigi – si sono opposte attivamente alle politiche governative volte ad accelerare il passaggio ai veicoli elettrici, in particolare all’eliminazione graduale dei motori a combustione interna, secondo InfluenceMap.

I colossi automobilistici giapponesi Toyota, Honda e Nissan sono particolarmente lontani dall’obiettivo, con auto non inquinanti che rappresentano rispettivamente solo il 14, 18 e 22% della loro produzione prevista per il 2029, secondo il rapporto.

La sudcoreana Hyundai, la statunitense Ford e la francese Renault, con il 27, 28 e 31% delle loro flotte globali che dovrebbero essere elettriche entro sette anni, sono solo marginalmente più avanti.

L’eccezione è rappresentata dalla statunitense Tesla, che ha sempre prodotto solo auto e camion elettrici.

In ritardo

“Quasi tutte le case automobilistiche non riescono a tenere il passo con la transizione verso le emissioni zero”, ha dichiarato Ben Youriev, responsabile del programma InfluenceMap.

“Quelle più indietro sono anche le più negative quando si tratta di sostenere le politiche climatiche”.

Ford, Stellantis, Volkswagen e Bmw si avvicinano alla soglia del 52% per la compatibilità con l’obiettivo climatico fissato a Parigi, con una percentuale tra il 36 e il 46% delle loro flotte che dovrebbero essere elettriche nel 2029.

Oltre a Tesla, solo Mercedes-Benz, con il 56%, prevede una transizione in linea con l’obiettivo.

Per valutare le traiettorie delle case automobilistiche, Influence Map incrocia diverse serie di dati.

I ricercatori hanno utilizzato lo scenario dell’Agenzia Internazionale dell’Energia (Iea) per la decarbonizzazione del settore dei trasporti in tempi sufficientemente rapidi da non compromettere l’obiettivo di 1,5 °C, che prevede che il 57,5% di tutte le auto prodotte nel 2030 sia elettrico.

Il rapporto Net Zero by 2050 dell’Iea ipotizza inoltre che nel 2030 la quota di energie rinnovabili nella produzione di elettricità a livello globale sia pari a circa il 60%.

Il rapporto Influence Map ha poi confrontato questo obiettivo con le previsioni di produzione di Ihs Markit fino al 2029, che corrispondono a una quota di veicoli elettrici del 52% secondo lo schema Iea.

Collettivamente, la produzione globale combinata di veicoli elettrici a batteria di tutte le case automobilistiche dovrebbe raggiungere solo il 32% entro il 2029.

Ciò significa che l’industria automobilistica dovrebbe aumentare la produzione di auto a zero emissioni dell’80% per raggiungere l’obiettivo di produzione dell’Iea per il 2030.

Impatto delle politiche governative

I risultati del rapporto rivelano l’impatto critico delle politiche governative sul ritmo della transizione dai motori a combustione interna, che rappresentano circa il 16% delle emissioni globali di CO2 legate all’energia, secondo il Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico (Ipcc) delle Nazioni Unite.

Nell’Unione Europea, che mira a ridurre le emissioni di gas serra del 55% rispetto ai livelli del 1990 entro il 2030, si prevede che la flotta prodotta da Toyota sarà al 50% elettrica entro il 2029. Ma negli Stati Uniti, dove le norme sulle emissioni di carburante sono meno severe, questa percentuale è solo del 4%.

Allo stesso modo, si prevede che la produzione di Ford nell’Unione Europea sarà al 65% elettrica entro il 2029, quasi il doppio della media globale. Un fondo pensione che detiene azioni di Toyota e Volkswagen ha espresso preoccupazione per i risultati ottenuti da InfluenceMap.

“Come investitori, siamo preoccupati per il quadro dipinto, che conferma come alcune aziende dell’industria automobilistica si pongano dalla parte sbagliata della storia opponendosi attivamente a norme e regolamenti molto necessari in materia di cambiamenti climatici”, ha dichiarato all’Afp Anders Schelde, Chief Information Officer della danese AkademikerPension, con 20 miliardi di dollari di patrimonio in gestione.

“Siamo anche preoccupati per il fatto che Toyota abbia ottenuto il punteggio peggiore tra le concorrenti in materia di sostegno del clima, perché così facendo l’azienda mette a rischio il valore del suo marchio”.