Alluvioni, dalle paratie mobili ai sensori: le buone pratiche del progetto Interreg Italia-Francia

I vigili del fuoco francesi salvano alcuni bambini durante le operazioni di soccorso in mezzo alle strade sommerse a causa delle forti piogge e della violenta tempesta che si è abbattuta sul dipartimento dell'Aude durante la notte a Trebes, in Francia, il 15 ottobre 2018. EPA-EFE/GUILLAUME HORCAJUELO

Condividono lo stesso rischio e beneficiano dello stesso fondo di sostegno. Nell’ambito del progetto Proterina-3Evolution, quattordici partner italiani e francesi lavorano fianco a fianco nella lotta contro i rischi di inondazione.

Le inondazioni sono frequenti. Giovedì 11 giugno, però, gli abitanti dei quartieri orientali della città di Ajaccio non hanno mancato di riprendere in video questi torrenti di acqua fangosa che hanno portato via i bidoni dell’immondizia e le auto. “Quel giorno sono caduti quasi 160 millimetri d’acqua”, ha detto Nicole Ottavy, vicesindaca di Ajaccio e delegata all’Urbanistica, durante un’intervista a Euractiv France. “Abbiamo poi usato l’attrezzatura anti-inondazioni per la prima volta. Cinque sirene, due generatori, un drone professionale per la sorveglianza dell’acqua, una quarantina di barriere per tagliare le strade, e soprattutto un posto di comando comunale, dotato di un pannello digitale per contattare direttamente la prefettura in caso di problemi”.

La lista può far sorridere, perché sembra quasi quella di un film di spionaggio.

In Corsica, queste strutture sono fondamentali. Ogni anno, questa zona del Mediterraneo si trova ad affrontare i cosiddetti “Cévennes”, piogge intense e improvvise, tipiche del sud-est della Francia, che ogni anno causano gravi danni. La sindaca Ottavy, che vive ad Ajaccio da circa 50 anni, osserva che le inondazioni sono diventate più frequenti e intense negli ultimi decenni: “È difficile analizzarlo a livello umano, ma è vero che questi eventi sono meno rari di prima. Tanto più che negli anni ’60 sono stati costruiti nuovi quartieri al di sotto il livello del mare”. 

Un pericolo comune nel Mediterraneo

Le perturbazioni climatiche amplificano gli eventi meteorologici gravi, e una urbanizzazione cresciuta rapidamente fa il resto. Calcestruzzo, densità degli edifici, impermeabilizzazione del suolo: il terreno non è più in grado di assorbire queste forti piogge e la probabilità di inondazioni che minacciano le zone residenziali aumenta ad ogni nuova vendita di terreni.

La costa mediterranea, dove i progetti immobiliari sono fiorenti e che ogni anno attira una marea di turisti, è particolarmente vulnerabile. Per questo motivo, dal 2017, i rischi legati all’acqua sono stati oggetto di una lotta congiunta tra Francia e Italia. Nell’ambito del progetto Proterina-3Evolution, 14 partner con sede in Provenza-Alpi-Costa Azzurra, Corsica, Sardegna, Liguria e Toscana beneficiano di un finanziamento di 6 milioni di euro, di cui 5 milioni di euro provenienti dal Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR).

Negli ultimi tre anni, in diversi territori sono stati messi in atto strumenti per prevenire le inondazioni, monitorare i rischi legati all’acqua e sensibilizzare l’opinione pubblica. L’attrezzatura di cui beneficia Ajaccio è una di queste. “La Corsica, come la Sardegna, è una montagna nel mare. Qui i fenomeni meteorologici sono molto difficili da prevedere. Il budget per la Corsica doveva essere consistente”.

Con quasi un milione di euro solo per la regione della Corsica, l’agglomerato urbano si è affidato a dispositivi di allarme e di protezione per la popolazione. “Non fermeremo le tempeste, quindi tanto vale informare gli abitanti su cosa fare”, confida la sindaca Ottavy.

A Nizza, le autorità hanno optato per un’altra strategia: il monitoraggio in tempo reale dell’altezza del fiume Magnan, ad ovest della città. Dopo le telecamere di riconoscimento facciale, il consiglio comunale ha installato delle telecamere intelligenti che analizzano il livello e il flusso dell’acqua del fiume di Nizza con l’ausilio di sensori. Lo scopo di queste telecamere è quello di prevenire possibili inondazioni in un’area in cui gli edifici sono molto densi. Un uso certamente meno controverso di quello delle telecamere cittadine.