2021, anno decisivo per l’Europa su clima e ambiente

Un bambino cerca di mettersi in salvo nel Galles colpito dalla tempesta Dennis (febbraio 2020). EPA-EFE/NEIL MUNNS alternative crop of epa08222014

Nel 2020 appena trascorso, segnato dalla pandemia Covid-19, le politiche verdi dell’Ue hanno fatto un grande balzo, ma servirà un ulteriore salto di qualità. Il punto degli opinion leader sulla riscossa ambientale tra nuovi provvedimenti e momenti cruciali.

Le politiche per il clima dell’Ue saranno ancora al centro dell’attenzione nel 2021. La Commissione Europea sta preparando una enorme quantità di leggi green, in un pacchetto che verrà presentato a giugno, prima del vertice sul clima Cop26 dell’Onu a Glasgow.

L’appuntamento nella città scozzese (che doveva tenersi nel 2020), previsto nel prossimo novembre, chiuderà un anno caratterizzato da importanti decisioni, che potrebbero diventare vere e proprie pietre miliari della politica climatica europea.

In primo luogo, i parlamentari Ue dovranno finalizzare l’obiettivo climatico dell’Unione per il 2030, con l’obiettivo di mettere l’Europa sulla strada per raggiungere lo zero netto di emissioni entro la metà del secolo.

Nonostante siano in cantiere importantissimi provvedimenti, le posizioni tra i leader Ue e il Parlamento non sono del tutto convergenti, con i primi che si sono accordati (con non poche difficoltà), nel dicembre scorso, sul limite di emissioni di gas serra al 55%, mentre l’assemblea spinge per il 60%.

Entrambi dovranno concordare un limite prima che il nuovo obiettivo Ue per il 2030 possa essere sancito in una nuova legge europea sul clima. I negoziatori del Parlamento hanno già tracciato le loro linee prioritarie in vista dei negoziati.

Se gli Stati membri non sembrano pronti a scostarsi dal 55%, considerato dalla maggior parte dei leader nazionali il punto massimo raggiunto, dovranno fare concessioni all’assemblea su altri aspetti della legge sul clima.

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Queste potrebbero includere la creazione di un organismo scientifico indipendente per monitorare la conformità delle leggi dell’Ue con gli obiettivi climatici dell’Unione, o sanzioni per i paesi dell’Ue che violano le regole.

Il pacchetto ‘Fit for 55’

Per quanto sia importante la finalizzazione della legge sul clima, sarà solo l’antipasto di quello che promette di essere il super anno della politica climatica europea.

“Quello che faremo da qui al Cop sarà probabilmente più importante di quello che accadrà effettivamente” a Glasgow, ha detto Brook Riley, responsabile degli affari Ue presso Rockwool, leader mondiale nella produzione di materiali isolanti per l’edilizia.

Riley ha detto ad Euractiv.com che nei prossimi mesi ci sarà un lavoro molto approfondito, assai importante, mentre la Commissione prepara la sua valutazione d’impatto per la legislazione ‘fit for 55’.

‘Fit for 55’ è il soprannome che la Commissione ha dato al massiccio pacchetto legislativo Ue in preparazione per giugno, con l’obiettivo di conformare le leggi europee al nuovo obiettivo climatico dell’Unione per il 2030.

Quasi tutte le leggi europee sull’energia e sul clima saranno riviste come parte del pacchetto, dalla direttiva sulle rinnovabili alla legislazione europea che riguarda la tassazione dell’energia e il fiore all’occhiello della politica climatica dell’Ue: il sistema di scambio delle quote di emissione, che regola il più grande mercato mondiale del carbonio.

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“In parole povere, tutto sarà messo sul tavolo l’anno prossimo”, ha detto Manon Dufour, responsabile della sede di Bruxelles dell’E3G, think tank di politica climatica e ambientale.

“La Commissione si propone di ridisegnare le politiche cruciali per il clima: l’energia pulita, la mobilità e la concorrenza, guidando al contempo la ripresa dalla crisi Covid-19, definendo politiche commerciali politicamente sensibili, ridefinendo i rapporti con i suoi partner internazionali e fissando standard di finanza verde globale”.

Parte del pacchetto comprenderà “valutazioni d’impatto” (o analisi complete dei costi-benefici) che l’esecutivo Ue dovrà presentare con importanti proposte legislative. Esse contengono stime sull’impatto della legislazione riguardanti la crescita economica o sulla creazione di posti di lavoro, e come tali hanno una grande influenza sul processo decisionale.

Sempre Riley di Rockwool ha detto che “il moltiplicarsi dei numeri può fare la differenza per una legislazione sufficientemente ambiziosa: è il ‘gigante addormentato’ del lavoro da fare su clima ed energia nel 2021”.

Secondo Dufour, il pacchetto ‘fit for 55’ terrà occupati i negoziatori, così come le imprese, i lobbisti di interesse speciale e le Ong, per gli anni successivi, ma comporta anche un rischio: mentre i negoziatori dell’Ue si aggrovigliano con migliaia di pagine di proposte legislative e si bloccano su dettagli tecnici, rischiano di perdere il quadro generale, ha avvertito.

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“Tutte le parti coinvolte – sia i decisori che gli influenti – faranno bene a tenere d’occhio la palla. L’obiettivo è quello di guidare una transizione paneuropea, rapida ed equa verso la neutralità climatica. Non c’è spazio per scelte sbagliate o mezze soluzioni”, ha detto Dufour.

Politica industriale e Carbon border tax

Il pacchetto ‘fit for 55’ conterrà anche una nuovissima integrazione all’’arsenale’ della politica climatica Ue: il tanto atteso meccanismo di adeguamento delle frontiere del carbonio, che mira a ristabilire condizioni di parità tra le industrie europee e i produttori di altre parti del mondo che non devono affrontare gli stessi costi del carbonio.

Ma le insidie non mancano. L’introduzione della nuova misura nel rispetto delle regole dell’Organizzazione mondiale del commercio (Wto), evitando una nuova guerra commerciale con la Cina o gli Usa, sarà un test fondamentale per l’Ue nell’attuazione del suo nuovo schema delle frontiere del carbonio.

In effetti, il rilancio industriale dell’Europa, guidato dalle transizioni verdi e digitali, è uno degli obiettivi generali della Commissione Europea guidata da Ursula von der Leyen. In questo contesto, nel quarto trimestre dell’anno l’esecutivo dell’Unione sta preparando un aggiornamento completo del quadro di riferimento europeo in materia di aiuti di Stato e di politica della concorrenza.

“Dato che si tratta di una competenza in gran parte esclusiva dell’Ue, con forti poteri esecutivi da parte della Commissione, ci si aspetta che gran parte di questo sia sotto forma di linee guida della Commissione piuttosto che di leggi”, ha detto Matthias Buck, responsabile della politica energetica europea presso Agora Energiewende, think tank tedesco.

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“Detto questo, il messaggio politico è chiaro e importante: l’aggiornamento delle regole europee in materia di aiuti di Stato e di concorrenza, alla luce delle nuove leggi europee sul clima e sull’energia, mostra un appetito senza precedenti per la coerenza delle politiche da parte dell’attuale leadership della Commissione e un cambiamento di paradigma nel ruolo dei mercati”, ha affermato.

Piani di ripresa

Un altro momento chiave, per la politica climatica 2021, riguarda i piani nazionali che gli Stati membri Ue devono presentare alla Commissione prima di poter attingere al fondo di recupero di 750 miliardi di euro dell’Unione dalla pandemia di coronavirus.

“È assolutamente fondamentale che gli Stati membri sfruttino l’opportunità di anticipare il più possibile gli investimenti nella protezione del clima e nella transizione verso l’energia pulita”, ha detto Buck.

Le priorità sono numerose e comprendono l’eliminazione graduale del carbone, l’accelerazione della diffusione delle energie rinnovabili e delle infrastrutture di rete, nonché il rinnovamento del materiale edilizio europeo e la realizzazione di infrastrutture per la mobilità elettrica.

A dicembre, gli Stati membri hanno deciso di accantonare il 37% del fondo di recupero per la transizione verde. E l’intero budget Ue di 1.100 miliardi di euro per i prossimi sette anni (2021-2027) dovrà anche seguire il ‘Do not significant harm’ (letteralmente tradotto in ‘non fare danni significativi’), ovvero le situazioni in cui pur non potendo investire nel green si cerca comunque di non danneggiare l’ambiente.

Tale principio vieta gli investimenti in combustibili fossili e altre tecnologie ritenute contrarie agli obiettivi ambientali dell’Unione.

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Tuttavia, Buck ha avvertito circa la capacità degli Stati membri di attenersi alle regole di ‘spesa verde’ dell’Ue, “data l’altissima pressione a spendere rapidamente i fondi dell’Ue per consentire la ripresa economica dell’Europa”.

Un’onda verde all’orizzonte? Le prossime elezioni tedesche

Prima della fine del 2021, oltre alla Cop26, la politica climatica europea affronterà un altro appuntamento cruciale: le elezioni tedesche. “L’anno prossimo la Germania sarà probabilmente molto più rivolta verso l’interno, e quasi assente a livello europeo mentre le elezioni e i negoziati di coalizione sono in corso”, ha detto Manon Dufour.

Ma mentre Berlino è stato determinante nel portare avanti l’European green deal a livello europeo, l’attuale coalizione al governo dei socialdemocratici (Spd) e dei conservatori (Cdu-Csu) non è stata in grado di guidare politiche climatiche più ambiziose in patria.

Buck ha previsto che “l’accelerazione della politica climatica sarà un tema centrale nelle prossime elezioni” in Germania, che potrebbero vedere, stando ai sondaggi, il partito dei Verdi (Bündnis 90/Die Grünen), guidato da Annalena Baerbock e Robert Habeck, arrivare secondo.

“Il partito dei Verdi potrebbe quindi essere nella posizione di collaborare con la Cdu-Csu o con Spd-Die Linke per formare un nuovo governo di coalizione. Molto plausibilmente, potremmo vedere una spinta vigorosa da parte del prossimo governo tedesco per accelerare la transizione energetica della Germania”, ha detto Buck.

Commissione europea : "La transizione verde deve avvenire a livello locale”

La transizione verde deve avvenire a livello locale, con i cittadini impegnati nell’attivismo e nella politica climatica, ha dichiarato la Commissione europea al lancio del Patto per il clima mercoledì (16 dicembre).

“Sappiamo che, se deve avvenire, deve avvenire a livello …

Dufour ha concordato e ha aggiunto che la potenza economica europea potrebbe essere prossima ad un’ondata verde, con implicazioni (finalmente) durature per la politica climatica europea. “È probabile che la Germania torni con il botto una volta formata una coalizione potenzialmente più verde, giusto in tempo per le trattative sul pacchetto ‘fit for 55′”, ha detto.

Patto con i cittadini per il clima

La Commissione Europea, durante il lancio del Patto per il clima lo scorso 16 dicembre, ha detto che la transizione verde deve avvenire a livello locale, insieme ai cittadini impegnati nell’attivismo e nella politica climatica.

Frans Timmermans, vice-presidente dell’esecutivo dell’Ue e responsabile dell’European green deal, ha ricordato che alcuni di coloro che si battono contro la crisi climatica sono “sono sindaci o esponenti dei governi locali” e che “le loro voci sono così importanti perché riescono a far funzionare le cose”, ha detto all’evento di lancio.

La Commissione ha creato una piattaforma per mettere in contatto le persone che lavorano sulle questioni ambientali in modo da poter condividere le conoscenze, aumentare la consapevolezza in materia di cambiamenti climatici e dare ai cittadini la possibilità di agire.