Clima, l’inviato Usa John Kerry: le tasse sul carbonio alle frontiere sono “uno strumento legittimo”

L'inviato statunitense per il clima, John Kerry, al termine del meeting con il vicepresidente della Commissione UE, Frans Timmermans, che si è svolto a Bruxelles giovedì 9 dicembre. [EPA-EFE/STEPHANIE LECOCQ]

Il meccanismo di aggiustamento del carbonio alle frontiere proposto dall’UE (CBAM) è uno strumento “legittimo” da considerare e anche gli Stati Uniti lo stanno “esplorando”, ha detto  John Kerry in un’intervista a EURACTIV. “Se altri paesi non saranno abbastanza seri riguardo alla riduzione del carbonio”, ha aggiunto, “potremmo non avere altra scelta che utilizzare questo strumento”.

John Kerry è il primo inviato speciale degli Stati Uniti per il clima, nominato sotto l’amministrazione Biden nel gennaio 2021. Ha parlato con il responsabile per l’energia e l’ambiente di EURACTIV, Frédéric Simon.

Lei la scorsa settimana è arrivato a Bruxelles per discutere di diplomazia climatica globale dopo il vertice COP26 del mese scorso a Glasgow. Come possono l’Europa e gli Stati Uniti convincere i paesi più restii a un’azione decisa per il clima, come l’India, che hanno fatto resistenza all’ultimo minuto sul carbone? Che tipo di iniziative ha discusso per coinvolgere questi paesi e convincerli ad aumentare le loro ambizioni sull’azione per il clima?

Prima di tutto, lasciatemi solo dire che l’India non voleva o non poteva accettare di firmare per “eliminare gradualmente” (“phasing out”) le emissioni non compensate (unabated) di carbone perché è tutto ciò che hanno. E quindi erano nervosi per questo, ma hanno accettato di “ridurre gradualmente” (“phasing down”) il carbone nel patto per il clima di Glasgow. E questa è la prima volta nella storia delle COP che Russia, India, Cina e altri paesi che usano il carbone parlano effettivamente di “abbattere gradualmente” l’utilizzo del carbone.

E, per eliminarlo gradualmente, bisogna prima diminuirlo gradualmente. Quindi mi segnerò l’anno della graduale riduzione, a condizione che sia reale. E che ci basiamo su questo per continuare a concentrarci sulla necessità di abbandonare la dipendenza dai combustibili fossili, in particolare i combustibili fossili con emissioni non compensate. La chiave qui è che se non c’è cattura, utilizzo e stoccaggio, è un problema.

Quindi insieme all’UE, con Frans Timmermans, siamo concentrati su come accelereremo la mitigazione. Abbiamo il 65% della produzione economica globale impegnata a mantenere vivo l’obiettivo di un riscaldamento massimo rispetto all’era pre-industriale di 1,5°C contenuto nell’Accordo di Parigi.

Ora dobbiamo spostarci verso i paesi che sono nell’altro 35%. Perché le riduzioni non devono essere fatte in un anno o in un incontro a Glasgow, devono essere fatte nei prossimi nove anni, almeno questo è quello che ci dicono gli scienziati.

Quindi possiamo ottenere una riduzione globale del 45% o più e mantenere vivo l’obiettivo di 1,5°C. Il nostro sforzo insieme a Frans Timmermans è come possiamo lavorare in cooperazione con altri paesi per convincerli ad accelerare la loro riduzione, aumentare i loro obiettivi e aiutarci a raggiungere l’obiettivo di Glasgow, che ora mantiene in vita 1,5°C.

Allora, che tipo di iniziative porteranno l’UE e gli Stati Uniti per persuadere questi paesi?

Lasci che le faccia un esempio. Nel caso dell’India, il premier Modi si è impegnato a dispiegare 450 gigawatt di energia rinnovabile nei prossimi 10 anni; abbiamo formato una partnership con l’India, insieme agli Emirati Arabi Uniti e ad alcuni altri paesi per aiutarli a raggiungere tale obiettivo il più rapidamente possibile, mettendo in campo finanza e tecnologia. Quindi il vicepresidente Timmermans e io abbiamo parlato di come possiamo coordinarci e collaborare in questo sforzo per accelerarlo.

A Glasgow, gli Stati Uniti sono stati uno dei paesi che non hanno firmato un accordo per eliminare gradualmente il carbone entro la metà del secolo. Ci può spiegare qual è il motivo? Come possono gli Stati Uniti persuadere gli altri se non danno essi stessi l’esempio?

Prima di tutto, abbiamo firmato e concordato con il documento finale (cover decision). E il documento finale dice molto chiaramente “riduzione graduale”. Quindi eravamo d’accordo.

L’espressione “eliminazione graduale” non potevamo accettarla a causa della nostra capacità costituzionale. Stiamo già eliminando gradualmente il carbone, ma in base alla nostra costituzione non possiamo dare istruzioni agli stati affinché ciò accada, questo non è costituzionale. Almeno questo è il modo in cui la vedono i nostri avvocati.

Quindi abbiamo detto a tutti: guardate, non siamo contrari, stiamo cercando di andare avanti da soli. Il presidente Biden ha fissato l’obiettivo molto ambizioso di avere un settore energetico che sarà completamente privo di emissioni di carbonio entro il 2035. Abbiamo chiuso oltre 500 centrali a carbone negli ultimi sette anni, e ne rimarranno solo 100 per i prossimi 10 anni. Abbiamo promesso che entro il 2035 saremo a zero emissioni di carbonio nel nostro settore energetico.

Quindi lo stiamo facendo, lo faremo. Non possiamo semplicemente mettere la firma su qualcosa che crea un’autorità legale che non abbiamo.

Passando ora all’Europa, c’è un nuovo cancelliere in Germania, Olaf Scholz, che ha prestato giuramento mercoledì 8 dicembre. E una delle cose che ha suggerito all’inizio di quest’anno, quando era ministro delle Finanze, era di creare un cosiddetto “club per il clima” che riunisse nazioni industrializzate come l’UE, il Giappone e gli Stati Uniti per guidare la lotta contro il cambiamento climatico globale. Quali sono le sue idee riguardo a questo? Gli Stati Uniti sarebbero interessati ad entrare in un club del genere?

Siamo interessati a qualsiasi sforzo che accelererà la riduzione del problema della CO2 e ridurrà l’uso di carbone con emissioni non compensate.

In una certa misura, quello che stiamo facendo con il Major Economies Forum è una sorta di carbon club, nel senso che questi 20 paesi rappresentano l’80% delle emissioni globali. Quindi accogliamo con favore qualsiasi idea che incoraggi una maggiore attività, un maggiore impegno, una maggiore concentrazione e collaborazione. E siamo disposti a parlare di qualsiasi parametro sul modo in cui possiamo farlo.

Ad aprile del prossimo anno, terremo un vertice sul tema dell’aumento della mitigazione. Non vediamo l’ora di costruire partnership con il cancelliere Scholz e accogliamo con favore il suo impegno e la leadership della Germania.

Ho appena incontrato la ministra degli Esteri tedesca, responsabile del negoziato sul clima, Annalena Baerbock. Sta facendo un tour per incontrare le sue controparti e abbiamo avuto l’opportunità di parlare dei prossimi passi. Penso che saremo molto coordinati e massimizzeremo tutti i nostri sforzi. Ed è quello che faremo.

Probabilmente ciò a cui si riferiva Scholz è la proposta dell’UE per un meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere, che essenzialmente applicherà una tassa sulle merci importate da paesi che non applicano un prezzo del carbonio comparabile alla loro industria. Crede che uno schema come quello europeo sia uno strumento legittimo da avere quando ci si considera un leader nella lotta al cambiamento climatico?

Assolutamente sì, e lo facciamo. Lo stiamo esaminando proprio ora; Il presidente Biden ha incaricato il nostro team di valutare appieno tutte le implicazioni e le ramificazioni.

Abbiamo detto che è una buona idea da avere sul tavolo. Ma dipende molto da come verrebbe implementato, esattamente da cosa verrebbe implementato e da come saranno incluse in esso un numero sufficiente di persone, in modo che sia significativo.

Quindi lo stiamo esplorando come anche altri paesi. E potrebbe essere uno strumento che non abbiamo altra scelta che utilizzare, se altri paesi non saranno abbastanza seri riguardo alla riduzione del carbonio.

Quali sono le tempistiche che avete in mente?

È un progetto a breve termine. Perché quest’anno abbiamo incontri importanti e il 2022 è l’anno dello sviluppo dei dettagli basati sul CBAM che l’UE ha messo in atto, e che potrebbe entrare in vigore nel 2023. Quindi la questione dovrà essere davvero risolta nel breve termine.

Penso che l’intera questione del prezzo del carbonio, del CBAM e della rilocalizzazione delle emissioni di carbonio – tutte queste cose saranno molto discusse nel corso del prossimo anno.

L’Unione europea e gli Stati Uniti hanno condotto a Glasgow un’iniziativa per ridurre le emissioni di metano. In Europa, la Commissione presenterà la prossima settimana una proposta per regolamentare le perdite di metano dal settore del petrolio e del gas. Quali sono i prossimi passi da parte degli Stati Uniti? State pianificando una legislazione simile?

Avremo una normativa interna sul metano, sì. Gina McCarthy [capo dell’EPA, l’agenzia Usa per la protezione dell’ambiente, ndt] e il suo team alla Casa Bianca ci stanno lavorando. E stiamo progettando di fare la nostra parte nella riduzione delle emissioni di metano per dare vita all’impegno he abbiamo contribuito a portare avanti. Ci uniremo all’UE e ad altri per assicurarci di fare del nostro meglio.

Crediamo molto nell’iniziativa sul metano, motivo per cui l’abbiamo avviata con l’UE, e abbiamo già 110 paesi che hanno aderito.

Abbiamo appena elaborato un accordo con la Cina a Glasgow, in cui la Cina ha concordato che l’anno prossimo progetterà, implementerà e annuncerà pubblicamente un ambizioso piano d’azione nazionale sul metano, che dovrà presentare alla COP l’anno prossimo. Siamo molto ansiosi di continuare a premere su questo. In ciascuna delle conversazioni che

Se implementiamo con successo la riduzione globale del metano del 30%, ciò equivale a prendere ogni automobile, ogni camion, ogni aereo e ogni nave nel mondo e ridurli a zero emissioni entro il 2030.

È un gioco enorme; sono 0,2°C di risparmio sul riscaldamento del pianeta. Ed è anche facile e non costoso da fare. Quindi è un frutto basso da cogliere, francamente. E se riusciamo a convincere ogni paese a fare la sua parte, potremmo superare il 30%, il che sarebbe un risultato monumentale. Quindi stiamo facendo di tutto per il metano.