UE-UK: la fine di un ciclo

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L'accordo di partenariato fra CECA e UK

Esattamente 66 anni fa, il 21 dicembre 1954 la Gran Bretagna firmava un accordo di partenariato con la Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio. Era il primo tentativo di un nuovo avvicinamento fra due mondi: quello di un’integrazione orientata alla condivisione della sovranità, la Comunità Europea, e il Regno Unito, alla ricerca di una parte dei vantaggi che quel progetto sembrava promettere.

Un accordo diplomatico, fortemente voluto da Jean Monnet, Presidente dell’Alta Autorità che governava la Ceca. Era stato proprio Monnet, allo scoppio della Seconda Guerra mondiale, a convincere i governi di Francia e Inghilterra della necessità di una unione federale fra le due sponde della Manica. Un’ipotesi accettata troppo tardi, proprio nei giorni in cui le truppe tedesche stavano ormai entrando a Parigi. Un’ipotesi mai più neanche lontanamente immaginata, da quel lontano giugno del 1940.

Da culla del federalismo europeo, il paese nel quale sono state scritte nei primi decenni del Novecento tra le pagine più appassionate e convincenti in favore di una federazione europea, la Gran Bretagna si è trasformata nel tallone d’Achille d’Europa.

Un rapporto divenuto nel tempo sempre più complicato. Complice anche l’ingresso dello UK nella Comunità nel momento in cui il mondo intero veniva colpito dallo shock petrolifero e la profonda crisi che ne derivò, con la conseguente delusione di tutte le aspettative di crescita legate all’ingresso in Europa.

Oggi la Brexit è divenuta una lenta agonia. Un pugno in faccia alla storia, che spinge verso aggregazioni geografiche continentali, relegando ogni Stato a funzioni ancillari nel grande scacchiere globale. Una follia. Che ha bloccato per anni le istituzioni europee in infiniti negoziati. E che sta inchiodando la Gran Bretagna ad illusioni imperiali ormai rimaste impresse solo nell’immaginario collettivo di un paese non più in grado di pensare al futuro.

Nei prossimi giorni il cerchio si chiuderà. Difficile dire, ancora oggi, quale sarà il compromesso che verrò raggiunto; sempre che un compromesso venga raggiunto.

Quel che è certo è che la Brexit sancisce il fallimento di un processo d’integrazione che non ha evidentemente saputo rispondere pienamente alle esigenze dei suoi cittadini, rimanendo in un limbo confederale che non ha aiutato la percezione di una nuova identità continentale comune. E ci ricorda la follia dell’idea di sovranità nazionale assoluta, che è un eccellente mezzo di raccolta del consenso disinformato; ma un debole, conflittuale ed anacronistico sistema per soddisfare le esigenze dei cittadini, in un mondo sempre più interdipendente.