Brexit: finché il confine del Regno Unito rimarrà in Irlanda sarà sempre un problema per l’Ue

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Nord Irlanda: cartellone pro-unità al confine con l'Eire [Aidan Crawley/EPA/EFE]

Nell’ambito del dibattito in corso alla Conferenza sul futuro dell’Europa, il deputato irlandese Chris MacManus sostiene che l’unità irlandese è la soluzione ovvia al complesso problema della Brexit in Europa.

Una questione importante che la Conferenza sul futuro dell’Europa deve affrontare è il rapporto dell’UE con il resto del mondo. Per me, quel “resto del mondo” inizia a pochi chilometri da casa mia a Sligo – il confine che gli inglesi hanno imposto in Irlanda cento anni fa.

La Gran Bretagna ha sempre cercato di dominare il suo piccolo vicino occidentale. Molti, in Irlanda, hanno guardato al continente europeo e oltre per avere un sostegno ed evitare di doversi sottomettere al proprio più grande vicino. Nella Brexit vediamo riproporsi questa dinamica.

Il protocollo irlandese – o qualcosa di molto simile – era l’unica intesa tra la Gran Bretagna e l’UE in grado di non mettere in discussione l’accordo del Venerdì Santo rispettando allo stesso tempo i trattati dell’Ue. Tuttavia, il comportamento del governo britannico mostra che il confine in Irlanda continuerà ad essere fonte di tensione tra la Gran Bretagna e l’Unione. Il protocollo è un compromesso disordinato, ma dà un po’ di rassicurazioni alla maggioranza del nord dell’Irlanda che si è opposta alla Brexit; e ne dà a coloro che temevano che la Brexit avrebbe visto le zone di confine diventare ancora una volta zone pesantemente sorvegliate e militarizzate, con strade locali chiuse e file di auto ai posti di dogana. Ma non risolve i problemi causati dal confine.

Anche se il protocollo viene implementato come concordato e funziona senza problemi, il confine in Irlanda continuerà ad essere una fonte di tensione tra Londra e Bruxelles. Le questioni non coperte dal protocollo (come i servizi e la libera circolazione dei cittadini dell’Ue) finiranno per danneggiare l’economia di tutta l’Irlanda. E il governo britannico continuerà a usarle per cercare di aggirare l’accordo di commercio e cooperazione.

In questo momento vediamo che il governo britannico sta cercando di svuotare di significato l’Accordo del Venerdì Santo e gli accordi successivi. Nessuno vuole vedere l’Irlanda tornare a quei giorni pre-accordo ma i britannici stanno erodendo la pace ad ogni passo. Si rifiutano di attuare i diritti di cittadinanza sanciti dall’Accordo del Venerdì Santo (1998). Hanno temporeggiato sul riconoscimento legale della lingua irlandese come previsto dall’accordo di St Andrews (2006). Stanno rimettendo in discussione le previsioni inerenti a questioni identitarie introdotte dallo Stormont House Agreement (2014). Quindi non è una sorpresa che stiano cercando di fare retromarcia anche sull’accordo di recesso.

Inoltre, il governo britannico sta introducendo una legislazione su una serie di altre questioni che sono in violazione della Convenzione europea dei diritti umani, che è il fondamento dell’Accordo del Venerdì Santo. Oltre a pianificare l’abrogazione della legge sui diritti umani (che dà effetto alla CEDU), hanno:

– introdotto un’amnistia per i militari britannici che hanno commesso crimini mentre servivano nell’Irlanda del Nord;
– autorizzato atti criminali da parte di agenti statali in Gran Bretagna;
– concesso l’immunità per i crimini del personale britannico in servizio all’estero;
– introdotto una legge sull’immigrazione che penalizza i rifugiati e i richiedenti asilo.

Brexit, violenze e tensioni: i cento anni dell’Irlanda del Nord sempre più divisa

Il trattato del 1921 sancì la fine della guerra di indipendenza e la nascita delle due “Irlande” creando, di fatto, i presupposti per una costante instabilità, attenuatasi con gli accordi del 1998 e ritornata prepotentemente con la Brexit.

“Cento anni vissuti …

Oltre a questo allontanamento dal diritto internazionale in materia per quel che riguarda i diritti umani, i ministri britannici sono apertamente ostili al diritto internazionale e agli accordi internazionali. Questo atteggiamento si riflette nel rifiuto delle disposizioni dell’accordo del Venerdì Santo che prevedono la possibilità di indire un referendum sull’unità irlandese.

Per aggiungere la beffa al danno, il governo britannico, che ha sempre cercato di negare il suo ruolo nel conflitto in Irlanda, sta ora progettando di pubblicare una storia “autorizzata” del conflitto.

Quasi il 50% delle persone che vivono nel nord dell’Irlanda sono cittadini irlandesi, il che è un diritto di tutti coloro che vi sono nati. Si considerano giustamente anche cittadini dell’Ue che sono stati trascinati fuori dall’Unione contro la loro volontà.

Infatti, molti dei cittadini del Nord che si identificano come britannici non hanno alcun desiderio di inseguire il sogno della “Global Britain” sbandierato dal governo della vicina isola. Invece, accoglierebbero con favore l’opportunità di rientrare nell’Ue unendo le due Irlande.

Tenendo presente tutto questo, l’Ue deve fare tutto ciò che è in suo potere per riconoscere che la maggioranza dei cittadini dell’Irlanda del Nord – compreso il quasi 1 milione di cittadini irlandesi/Ue – non ha mai voluto lasciare l’Unione e sostiene la richiesta di un referendum democratico sul loro futuro. Un futuro senza un confine britannico in Irlanda, con un’Irlanda riunita nell’Unione europea.

L’Ue, che ha giocato un ruolo così importante nel sostenere il processo di pace in Irlanda, potrebbe, aiutando a porre fine alla divisione, mettere fine  alla lunga e tragica affermazione del malgoverno britannico in Irlanda.

La Conferenza sul futuro dell’Europa può essere un luogo importante per guardare avanti verso una riorganizzazione delle relazioni e una nuova era di cooperazione tra la Gran Bretagna e l’Unione Europea. Un confine britannico in Irlanda rappresenterà sempre un ostacolo al raggiungimento di tale obiettivo.