Scozia, Nicola Sturgeon: vincere le elezioni per andare al voto indipendentista nel 2023

La leader Snp Sturgeon durante un comizio a Edimburgo in Scozia. [EPA-EFE/ROBERT PERRY]

Forte peso della Brexit sulla voglia di autodeterminazione scozzese, ma tra i cittadini c’è anche il timore per un passaggio che non sarebbe né breve né indolore, oltre che complesso. Rimane comunque il radicato malcontento verso Londra.

Se  vincerà le elezioni “ci sarà un altro referendum sull’indipendenza”, così Nicola Sturgeon, leader dello Scottish national party (Snp) ha rilanciato la volontà a promuovere un secondo referendum sull’indipendenza della Scozia, e mercoledì 24 marzo, lo ha ribadito al parlamento di Edimburgo.

Quando nel 2014 gli scozzesi votarono contro l’indipendenza il voto pro-brexit non si era ancora consumato e di certo non c’era la pesante situazione economica di adesso, con il Regno Unito, in particolare la Gran Bretagna, che deve fare i conti con le difficoltà e i danni economici (ne sa qualcosa l’industria ittica scozzese e non solo) dell’uscita dal mercato comune Ue, oltre a quelli della crisi da pandemia Covid-19.

Certo, non è una decisione da prendere a cuor leggero, anche se la contrarietà scozzese alla brexit è risaputa ed è stata ben rappresentata, nel 2016, dal netto esito a favore del remain oltre il Vallo di Adriano, ma dichiararsi indipendenti da una secolare esistenza comune è sempre complesso, soprattutto se poi si tratta di farlo per rientrare in un percorso di adesione europeo, altrettanto complesso.

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Infatti, la maggior parte dei sondaggi che girano vedono sempre in vantaggio la volontà di indipendenza del popolo scozzese, ma che si tratti del desiderio di autodeterminazione o di volontà a rimanere nell’Uk, le percentuali separano di pochi punti favorevoli e contrari tracciando, di fatto, un sostanziale equilibrio.

L’Snp ha definito proprio questa settimana i piani per tenere un referendum entro la fine del 2023. Ma la forte resistenza da parte del governo britannico, dal quale passa la concessione del voto, sarà il grande ostacolo.

Del resto il primo ministro Boris Johnson ha ripetutamente escluso di concederlo, affermando che l’unica possibilità si è consumata nel 2014. “Una volta in una generazione”, disse mesi fa il premier londinese, confermando mercoledì in commissione parlamentare di essere “desideroso di rispettare quel voto” e definendo “tossico e divisivo” qualsiasi altro referendum sulla questione.

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C’è poi un aspetto che pare abbia inciso negli ultimi tempi sulla popolare leader scozzese, ovvero lo scontro con l’ex premier ed ex leader Snp Alex Salmond, accusato di molestie sessuali e finito a processo (venendo assolto). La Sturgeon è finita sotto inchiesta parlamentare perché accusata di aver “ingannato” l’organismo competente circa la gestione da parte del suo Governo sulle accuse a Salmond.

Il voto di sfiducia proposto dai conservatori però non è passato e la pasionaria indipendentista ha visto riconfermare l’incarico, permettendole di guidare lo Scottish national party alle elezioni parlamentari scozzesi del 6 maggio.

La Sturgeon non solo ha visto crescere il sostegno dopo la brexit ma, a sentire gli osservatori, ha acquisito popolarità grazie alla gestione della risposta alla pandemia di coronavirus. In ogni caso, da qualsiasi punto la vediamo nella delicata situazione del Regno Unito fuori dall’Ue, la Scozia rimane una spina nel fianco di Londra.