Regno Unito, la stretta sugli immigrati penalizza i lavoratori europei

Un gruppo di persone partecipa all'iniziativa 'Clap for our Carers', organizzata in supporto al Servizio Sanitario Nazionale britannico. [Will Oliver/EPA/EFE]

I deputati britannici lunedì (18 maggio) hanno dato il loro sostegno iniziale alla legislazione che pone fine alla libera circolazione dei lavoratori con l’Unione europea, ma il voto è stato oscurato da una discussione sul personale sanitario straniero e sul coronavirus. 

Il disegno di legge abolirebbe lo status speciale di immigrazione per i cittadini dell’UE, dello Spazio economico europeo e della Svizzera quando il 31 dicembre scadrà il periodo di transizione post-Brexit. Non ci sarà perciò nessun trattamento privilegiato per chi proviene dai paesi del blocco europeo rispetto agli extracomunitari.

Non sono stati forniti dettagli su quali nuovi controlli verrebbero introdotti, ma il primo ministro Boris Johnson ha già delineato i piani per un sistema di immigrazione “a punti” che dia priorità ai lavoratori altamente qualificati, a prescindere dalla loro nazionalità.

Il desiderio di controllare le frontiere britanniche, ponendo fine alla libera circolazione dei lavoratori con le altre 27 nazioni dell’UE, è stato un elemento chiave del voto referendario del 2016 per uscire dal blocco europeo.

La Segretaria di Stato per gli Affari Interni Priti Patel ha dichiarato che il nuovo sistema sarà “più solido, più giusto e più semplice” e che “giocherà un ruolo vitale” nella ripresa della Gran Bretagna dal coronavirus.

Ma Nick Thomas-Symonds, del principale partito laburista dell’opposizione, ha accusato il governo di aver alienato le persone su cui la Gran Bretagna ha fatto affidamento durante l’epidemia.

Con il nuovo sistema gli immigrati dovrebbero guadagnare almeno 25.600 sterline (28.600 euro) all’anno, ha spiegato il governo. Si tratta di una cifra al di sotto della media nazionale di 30.420 sterline, ma verrebbero pagati più di molti posti di lavoro nel settore sanitario e dell’assistenza sociale.

Ipocrisia nei confronti del settore sanitario

“È una vera e propria ipocrisia nei confronti del nostro Servizio Sanitario Nazionale (NHS) e degli operatori del settore: alzarsi in piedi e applaudire per loro il giovedì sera, e poi dire che non sono i benvenuti nel Regno Unito il lunedì”, ha detto Thomas-Symonds.

Il riferimento è alla pratica settimanale in Gran Bretagna di applaudire gli operatori sanitari per il loro lavoro nell’affrontare il coronavirus. Secondo Thomas-Symonds, i lavoratori stranieri non specializzati attivi nei settori della sanità e dei servizi essenziali potrebbero “non sentirsi più i benvenuti”, nonostante il tributo mediatico offerto anche a loro dall’iniziativa ‘Clap for our Carers’.

Poco più del 13% del personale dell’NHS ha nazionalità non britannica, e il 5,5% proviene da altri paesi dell’UE, secondo i dati ufficiali.

Il segretario Patel ha sottolineato che il governo ha già introdotto un visto rapido per medici, infermieri e altri professionisti della salute.

Inoltre, ha promesso un’estensione automatica del visto di un anno per gli operatori sanitari e assistenziali in prima linea già presenti in Gran Bretagna, i cui visti scadranno prima di ottobre.

I laburisti e gli altri deputati dell’opposizione hanno votato contro il progetto di legge nella sua prima fase, ma i conservatori di Johnson hanno la maggioranza alla Camera dei Comuni, perciò il disegno è stato approvato con 351 voti a 252.

La Gran Bretagna ha lasciato l’UE il 31 gennaio dopo anni di dispute politiche su come attuare il risultato del voto di Brexit. Ha però concordato con Bruxelles una sospensione della transizione fino alla fine di dicembre, durante la quale la libera circolazione continua, per consentire alle due parti di accordarsi su una nuova relazione.

L’Irlanda sarà esonerata dai nuovi controlli sull’immigrazione, grazie a un’area di viaggio comune con la Gran Bretagna risalente a prima che entrambe entrassero nell’UE nel 1973.