Regno Unito, Boris Johnson sopravvive al voto di sfiducia

Il primo ministro britannico Boris Johnson. [EPA-EFE/JASON ALDEN / POOL]

Il primo ministro britannico Boris Johnson ha superato il voto di sfiducia per lo scandalo ‘Partygate’ che lo ha visto coinvolto nell’organizzazione e nella partecipazione a feste proibite durante il periodo di lockdown, con annesso consumo di alcolici.

Sono stati 211 i voti favorevoli all’esecutivo guidato da Johnson, 148 i contrari. Il premier sopravvive così al voto di sfiducia, ma il 40% dei deputati conservatori ha votato contro di lui. “Il gruppo parlamentare ha fiducia nel primo ministro”, ha dichiarato Sir Graham Brady.

“Sono grato ai colleghi. È stato un buon risultato, ora possiamo andare avanti”, ha dichiarato il premier Johnson, aggiungendo che il suo sostegno attuale è superiore a quando ricevette la leadership nel 2019. “Certamente non sono interessato a elezioni anticipate”, ha proseguito.

Johnson non si è mostrato preoccupato per il 40% dei suo partito che ha votato contro di lui, sostenendo invece che questo sia il momento giusto per procedere con la sua agenda, restando uniti e mantenendo le promesse fatte.

Secondo la legge britannica, ora Johnson gode di 12 mesi di ‘scudo’ contro un’ulteriore voto di sfiducia. Tuttavia, la situazione interna al suo esecutivo è molto precaria, con solo il 60% dei deputati a suo favore, una percentuale inferiore anche a quella che registrò Theresa May nel 2019 prima di essere costretta alle dimissioni per le divisioni interne al governo.

Una parabola discendente

Nel dicembre del 2019, quando salì al potere, Boris Johnson vide la più grande maggioranza di parlamentari conservatori dagli anni di Margaret Thatcher schierarsi dalla sua parte. In pochi potevano perciò prevedere la parabola discendente di gradimento che avrebbe affrontato negli anni a venire.

La vittoria schiacciante che ottenne gli permise di sbloccare anni di stallo politico e completare l’uscita del Regno Unito dall’Unione europea, la Brexit. La pandemia non gli permise tuttavia di implementare il suo programma per affrontare le disuguaglianze regionali.

Il Covid-19 mise però anche in luce la sua gestione caotica della crisi sanitaria, con lockdown decisi troppo tardi e rimossi troppo presto. L’assegnazione dei contratti per il materiale sanitario solleva ancora oggi dubbi sulla trasparenza, ma a suscitare maggiore indignazione è stata la mancanza di rispetto dei membri del governo nei confronti delle regole che loro stessi avevano imposto.

Le feste proibite di Downing Street, sede dell’abitazione del primo ministro, sono costate la carriera politica ad alcuni membri del suo governo e hanno portato, durante le celebrazioni per il giubileo della regina Elisabetta II, molti cittadini ad accogliere Johnson con fischi e urla di disapprovazione.