La Brexit e le violenze dell’estremismo lealista in Irlanda del Nord

Pattugliamento militare britannico nell'Ulster nei primi anni '90, uno scenario che sembra destinato a tornare con le violenze dopo l'addio Uk all'Ue nel gennaio 2021. [EPA/ANDY RAIN]

Non si placano le azioni violente degli estremisti filo-britannici partite a ridosso di Pasqua. Al centro della questione il protocollo che mantiene la parte nordirlandese nel mercato unico Ue, evitando il confine rigido con l’Eire: secondo i politici unionisti, brexiters convinti, esso allontanerebbe Belfast da Londra.

La situazione in Irlanda del Nord continua ad essere molto tesa, dopo che nei giorni a ridosso della Pasqua ci sono state ripetute violenze dei lealisti per le strade di Derry (Londonderry per i filo-britannici) e nella località di Carrickfergus, nell’area metropolitana di Belfast.

Da quanto riporta il quotidiano The Guardian un’auto è stata incendiata a Sperrin Park nella zona Waterside di Derry, mentre nel centro a ridosso della capitale nordirlandese ci sono state segnalazioni di incidenti. Nella nottata di domenica cinque agenti di polizia sono stati bersaglio di un lancio di bottiglie incendiarie e mattoni a Belfast riportando ferite. Si parla di oltre trenta agenti colpiti in tutte le zone interessate dalle violenze lealiste.

Guerriglia e danneggiamenti sono proseguiti nonostante l’appello alla calma del Servizio di polizia dell’Irlanda del Nord (Psni), con il capo della Psni Davy Beck che ha detto di voler “incoraggiare” le persone “con influenza in quelle comunità” a porre fine alle violenze.

Brexit, minacce ai lavoratori portuali: l’Irlanda del Nord blocca i controlli doganali

Altra grana dell’addio all’Ue: secondo la polizia le ostilità unioniste contro gli operatori dello scalo di Larne potrebbero sfociare in violenze. Annunciati colloqui tra Londra e Bruxelles per mercoledì 3 febbraio.

Tensioni crescenti in Irlanda del Nord dopo l’uscita del Regno …

Nel mirino è finita la South East Antrim Uda, fazione rinnegata del raggruppamento principale Ulster defence association (Uda), storica formazione paramilitare che fu tra le protagoniste, insieme a quelle repubblicane filo-cattoliche, della turbolenta fase dei cosiddetti Troubles, la guerra a bassa intensità che insanguinò per alcuni decenni l’Irlanda del Nord e il Regno Unito e che si esaurì perlopiù con gli Accordi del Venerdì Santo del 1998.

E ad accendere la miccia con i nazionalisti repubblicani non ci vuole niente. Sempre il The Guardian riporta che “una banda lealista mascherata ha marciato per le strade di Portadown, suonando tamburi e flauti e sventolando bandiere” e che il parlamentare del Sinn Féin John O’Dowd, membro della Camera legislativa dell’Irlanda del Nord, “ha condannato la marcia”, accusando che si volesse intimidire la comunità locale.

La rabbia sarebbe aumentata fortemente la scorsa settimana, dopo la decisione a non procedere giudiziariamente contro ventiquattro esponenti del Sinn Féin in seguito alla loro partecipazione ad un funerale ‘repubblicano’ durante le restrizioni preventive per la pandemia Covid-19.

La giravolta unionista sulla Brexit

Ma la principale origine delle tensioni è l’attuazione della Brexit e nella fattispecie il protocollo per l’Irlanda del Nord, contestato in particolare da Democratic Unionist Party (Dup) ed Ulster Unionist Party (Uup) che hanno lanciato un’azione legale. A loro dire il trattato allontanerebbe l’Irlanda del Nord dal Regno Unito.

Irlanda del Nord, gli unionisti pretendono di rivedere l'accordo sulla Brexit e minacciano ricorsi

Il Democratic Unionist Party (DUP) e l’Ulster Unionist Party (UUP) stanno lanciando un’azione legale che contesta il protocollo sull’Irlanda del Nord, che a loro dire allontana l’Irlanda del Nord dal Regno Unito.

Il protocollo, che è stato progettato per proteggere il …

Il protocollo è stato concordato da Ue e Uk per evitare il confine ‘rigido’ tra la Repubblica d’Irlanda (Eire), che fa parte del mercato unico europeo, e la parte nordirlandese appartenente al Regno Unito. In sostanza, vengono applicate le regole doganali Ue anche agli scali marittimi dell’Irlanda del Nord.

Questo ha significato spostare il confine Ue-Regno Unito sul mare d’Irlanda, con Londra che di fatto si ritrova con un pezzo di Paese fuori dal Mercato unico europeo (la Gran Bretagna) e una parte ancora dentro.

Del resto, con l’uscita dall’Unione europea, era l’unica strada percorribile, anche per non scatenare la reazione dell’area repubblicana che, da quando il sentimento pro-Brexit ha iniziato a farsi crescente, ha iniziato a manifestare il proprio malcontento fino a caldeggiare l’annessione all’Eire.

E rimane assai paradossale come proprio le forze unioniste, che al tempo sostennero convintamente la Brexit, critichino adesso gli inevitabili esiti dell’addio a Bruxelles, pretendendo modifiche all’accordo e soffiando sul fuoco della miccia estremista.