Il Regno Unito rischia di non avere tacchini sulle tavole a Natale a causa della Brexit

Questo Natale il Regno Unito rischia di non avere abbastanza tacchini per le cene e i pranzi delle festività. La carenza di personale nell’intera catena di approvvigionamento, dagli allevatori agli addetti alla lavorazione della carne fino agli autisti dei camion che la trasportano, sta mettendo in crisi il settore.

Il contesto di incertezza ha spinto la catena Nando’s, nota per il suo pollo alla griglia “peri peri” a chiudere temporaneamente 45 dei suoi ristoranti, mentre la catena KFC, che deve la sua fama al pollo fritto, nei giorni scorsi ha comunicato ai clienti possibili cambiamenti nel menù nelle prossime settimane.

Il British Poultry Council (Bpc), l’associazione che rappresenta l’industria del pollame dal 1967, ha fatto sapere che un posto di lavoro su sei è rimasto vacante dopo che molti lavoratori originari dell’Ue, in particolare dei Paesi dell’Est, hanno lasciato il Regno Unito durante la pandemia e non vi hanno più fatto ritorno dopo l’entrata in vigore definitiva della Brexit.

L’amministratore delegato del Bpc, Richard Griffiths, ha spiegato al Guardian che l’associazione ha scritto al ministro dell’Interno, Priti Patel, chiedendo al governo di allentare le regole sull’immigrazione ma non ha ancora ricevuto una risposta.

L’industria del pollame impiega più di 40.000 persone ma ci sono quasi 7.000 posti vuoti. Questa situazione ha costretto alcuni produttori a tagliare la produzione settimanale di polli e tacchini fino al 10%. Secondo le stime dell’associazione l’offerta potrebbe diminuire del 20% a Natale, poiché le aziende temono di non essere in grado di arruolare il solito numero di lavoratori stagionali e quindi stanno pensando di ridurre la produzione.

Secondo il sindacato Unite il problema non è la Brexit né il Covid, ma il “terribile stipendio e le condizioni di lavoro che rendono l’industria della lavorazione della carne uno dei peggiori posti di lavoro nel Regno Unito”. Il Bpc replica che aumentare i salari per attirare i lavoratori britannici non è la soluzione. “Generalmente operiamo in aree ad alta occupazione locale, quindi c’è un limite alla disponibilità di lavoratori locali insieme a una scarsa disponibilità da parte dei lavoratori britannici a spostarsi da altre parti del paese”, ha detto Griffiths al Guardian.

Un’analoga crisi di approvvigionamento ha colpito anche la Scozia, che ha dovuto affrontare un calo nella distribuzione della birra. Le forniture hanno subito un calo fino al 75%. Anche in molti supermercati gli scaffali sono vuoti e le carenze di prodotti alimentari potrebbero protrarsi ancora per un po’.