I paradossi della Brexit: Londra invita alcune aziende britanniche a trasferirsi in Ue

Campagna di sensibilizzazione 'Preparati alla Brexit' per cittadini e trasportatori Uk nel dicembre 2020. [EPA-EFE/ROBIN UTRECHT]

Le imprese che esportano verso l’Ue affermano di essere state incoraggiate dal governo a creare filiali nell’Ue per evitare ritardi dovuti alle nuove regole commerciali. Intanto lo status dell’ambasciata Ue a Londra continua a essere motivo di attrito tra le due sponde della Manica.

Proseguono le tensioni tra Bruxelles e Londra sullo status dell’ambasciata Ue nella capitale del Regno Unito, sempre più in difficoltà a causa della pandemia e dell’effetto Brexit.

Lunedì 25 gennaio, dopo una riunione dei ministri degli Esteri dell’Unione, l’alto rappresentante Ue Borrell a  proposito del rifiuto da parte del governo britannico di riconoscere alla delegazione Ue a Londra, ha dichiarato: “C’è una visione chiara da parte degli Stati membri. Non è un segnale amichevole quello che il Regno Unito ci ha inviato subito dopo aver lasciato l’Ue”. Il capo della diplomazia europea ha sottolineato che “se le cose devono continuare così, allora non ci sono buone prospettive”, ma ha anche aggiunto di essere “fiducioso di poter chiarire la questione con i nostri amici in modo soddisfacente”.

“Non accetteremo che il Regno Unito sia l’unico paese al mondo che non riconosce la delegazione dell’Unione europea”, ha aggiunto Borrell. I ministri degli Esteri europei, dal canto loro, potrebbero vendicarsi declassando lo status del nuovo responsabile della missione britannica a Bruxelles, Lindsay Croisdale-Appleby, che ha preso il posto di Tim Barrow. Il Regno Unito ha dato a Croisdale-Appleby lo stesso livello diplomatico (grado 3) delle sue missioni a Parigi e Berlino, anche se è inferiore alla designazione data alla sua delegazione a Washington.

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Le imprese britanniche che esportano verso l’Ue dicono di essere state incoraggiate dal governo a creare filiali nell’Unione europea per evitare interruzioni e ritardi dovuti alle nuove regole commerciali che interessano il Regno Unito. Le aziende sono state colpite da nuovi oneri doganali, spese extra e procedure burocratiche che hanno costretto alcune di loro a bloccare le esportazioni nell’Ue, in particolare quelle che trattano prodotti freschi.

Il sito della tv britannica  riporta che la Cheshire Cheese Company, azienda del comparto caseario, ha detto che un funzionario le avrebbe consigliato di trasferirsi nell’Ue per ovviare al problema.

L’azienda, ha venduto nel 2020 in Europa formaggio per oltre 180.000 sterline e, ad inizio 2021, ha scoperto che ogni confezione regalo da 25-30 sterline di prodotto che invia ai consumatori sul continente ha ora bisogno di un certificato sanitario approvato dal veterinario per un costo di 180 sterline.

“Ho parlato con il Dipartimento per l’ambiente, l’alimentazione e gli affari rurali per un consiglio. Mi hanno detto che l’unica soluzione è la creazione di un centro di adempimento nell’Ue dove poter imballare le scatole”, ha detto il co-fondatore Simon Spurrell alla Bbc.

La beffa, riportano dal network radiotelevisivo, è che l’azienda era favorevole alla Brexit (come molte altre), ma ora sta cercando di creare un centro in Francia dove poter sondare il mercato europeo.

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“I rivenditori britannici che esportano verso l’Ue si sono anche lamentati di essere colpiti da costi insostenibili quando i clienti del blocco restituiscono le merci acquistate online. Ciò è dovuto alle nuove spese di sdoganamento sostenute dalle imprese di spedizione” e “alcuni rivenditori hanno anche avvertito che potrebbero bruciare i vestiti bloccati alle frontiere perché è più economico che portarli a casa” scrivono sul sito Bbc, mentre riportano l’esperienza di Ulla Vitting Richards, che gestisce il marchio di moda sostenibile Vildniso e la scorsa settimana ha annunciato di aver smesso di esportare nell’Ue (il mercato più in crescita per il suo settore), a causa delle nuove disposizioni imposte dalla Brexit.

Ha anche detto che le è stato consigliato, questa volta da un rappresentante del Dipartimento per il commercio internazionale (Dit), di creare un centro di distribuzione sussidiario. “Mi ha detto che sarebbe stato meglio spostare le scorte in un magazzino in Germania e farle gestire a loro”, ha affermato la Vitting Richards.

Il Dipartimento per il commercio internazionale ha dichiarato alla Bbc che “non è una politica del governo quella di consigliare alle imprese britanniche di creare hub europei”. La Dit inoltre fa sapere che sta “assicurando che tutti i funzionari stiano trasmettendo correttamente” le informazioni.

Le questioni relative allo spostamento di sede verso l’Ue erano state sollevate dai consulenti di Blick Rothenberg, secondo i quali migliaia di imprese britanniche sarebbero dovute ricorrere a tali procedure per continuare ad esportare nei mercati europei. Problemi, affermano gli esperti, con cui dovranno fare i conti anche le aziende europee una volta finito il periodo di grazia sull’imposizione di alcune regole. Infatti, alcuni esportatori dell’Ue hanno già interrotto le consegne nel Regno Unito a causa dei nuovi oneri legati all’Iva.