I negoziati Brexit galleggiano, si punta ad un accordo post 31 dicembre

Un colorito manifestante britannico protesta contro la Brexit fuori dal Parlamento a Londra. EPA-EFE/NEIL HALL

Secondo Barnier un’intesa con il Regno Unito, dopo la data di fine delle contrattazioni, è possibile, ma vuole garanzie sul ‘level playing field’. Pesa l’instabilità del governo conservatore guidato da Johnson.

Appena cinque giorni fa il capo negoziatore dell’Unione europea sulla Brexit Michael Barnier lamentava che “nelle ultime settimane, il Regno Unito non ha mostrato lo stesso livello di impegno e la stessa disponibilità a trovare soluzioni che rispettino i principi e gli interessi fondamentali dell’Ue”, avvertendo che “il tempo delle risposte sta per scadere”.

Barnier faceva riferimento al fatto che la Gran Bretagna non ha mostrato sufficiente disponibilità a venire incontro all’Unione per trovarsi a metà strada: chiudere un accordo entro l’anno è altamente improbabile.

Tuttavia, in un articolo della Reuters pubblicato da Euractiv.com, si apprende da fonti diplomatiche che in occasione di un incontro a porte chiuse con inviati degli Stati membri (venerdì 24 luglio) è emersa una manifestazione di fiducia del capo negoziatore circa un possibile nuovo accordo con la Gran Bretagna.

Affermazioni contrastanti, se si considera l’ultima tornata di negoziati Ue-Regno Unito, durante la quale Barnier aveva dichiarato che le rigide posizioni di Londra sulla pesca e le garanzie di “parità di condizioni” di una leale concorrenza rendevano improbabile un accordo per ora.

Ad oltre quattro anni dal referendum Brexit e dopo tortuosi colloqui di divorzio, le due parti, seppur molto distanti e con il conseguente lavoro a rilento, stanno continuando a negoziare su quei legami che nessuno ha interesse a recidere, dal commercio alla sicurezza. Tutti aspetti che, a partire dal 2021, non saranno più gli stessi di prima.

Brexit, avvertimento alle imprese Ue: accelerare la pianificazione in caso di "no deal"

La Gran Bretagna e la “scheggia impazzita” del governo Johnson rischiano molto; preoccupazione soprattutto per il tessuto imprenditoriale. Anche l’Unione europea deve organizzarsi per un eventuale “no deal” dopo la decisione britannica di non prolungare il periodo di transizione.

Essere pronti a …

I due principali ostacoli sono l’accesso alle acque di pesca britanniche e la richiesta dell’Ue che la Gran Bretagna si leghi strettamente agli aiuti di Stato, al lavoro e agli standard ambientali dell’Unione per garantire che non si approcci al mercato unico dell’Ue con beni di scarsa qualità.

L’Ue sostiene che un accordo debba essere fatto entro ottobre per consentire i tempi di ratifica entro la fine dell’anno, ma da entrambe le parti c’è la consapevolezza che non accadrà.

“Resto fiducioso che un accordo equilibrato e sostenibile rimanga possibile, anche se meno ambizioso”, ha detto Barnier all’incontro, aggiungendo che Londra sembrava più interessata a perseguire solo un accordo “di bassa qualità e di basso profilo”.

Dalle fonti presenti alla riunione si apprende che il suo precedente incontro con Boris Johnson gli aveva lasciato l’impressione che il primo ministro britannico volesse un accordo, pur insistendo sul fatto che Londra era preparata a una definitiva uscita senza accordo.

Certo l’instabilità politica del governo Uk, che vive sempre più alla giornata, e la mancanza di una vera visione di Paese post Brexit, possono portare a dare svariate letture a seconda della tendenza che l’interlocutore deve adottare in quel momento.

Ma l’opinione di Barnier non è affatto trascurabile e secondo le fonti i suoi commenti sono stati ripresi anche da Irlanda e Olanda.

Brexit: addio libera circolazione, ecco il nuovo piano frontiere

Prende forma il piano Brexit per la fine del periodo di transizione con l’Unione europea. Tra il Regno Unito e gli Stati membri al momento si applicano le regole pre-Brexit  fino al 31 dicembre 2020. Ma il governo britannico ha …

Gli inviati dei due Paesi, che probabilmente subiranno i maggiori danni dai cambiamenti delle regole commerciali dopo il 31 dicembre, hanno dichiarato di essere fiduciosi che l’accordo si concretizzerà.

L’irritazione olandese e la questione ‘level playing field’

Gli informati sostengono che l’inviato olandese ha detto ironicamente che, alla fine, un accordo sarebbe “arrivato a nuoto attraverso il canale della Manica”.

Tutti gli altri inviati hanno invocato calma e unità, dicendo che questa strategia aveva già contribuito a ridurre le lacune nel trovare un accordo sui modi per risolvere le controversie future, un elemento regolarmente citato come un ostacolo in passato.

Barnier ha definito il ‘level playing field’, ovvero ‘l’allineamento normativo’, con particolare riferimento alla questione della concorrenza nel mercato unico europeo, il più grande problema rimasto, ma ha anche elencato la cooperazione in materia di energia e trasporti, la protezione sociale nonché le regole per la marcatura dell’origine dei prodotti. “La parità di condizioni non è in vendita”, si sostiene abbia detto Barnier, che vuole adeguate garanzie.

Non sono mancati poi i timori di Lituania e Ungheria, che hanno espresso preoccupazione per una posizione troppo dura sulla pesca che potrebbe ridurre le possibilità di concludere un accordo globale.

Per la Francia, che vede nell’industria della pesca un tasto sensibile, si tratta di commenti “inaccettabili”. La missione francese a Bruxelles ha detto che il loro inviato ha esortato alla solidarietà su tutta la linea dei colloqui.

La Commissione europea fa sapere di non avere nulla da aggiungere ai commenti pubblici di Barnier, mentre le missioni dell’Ue per la Lituania, l’Irlanda e i Paesi Bassi, hanno dichiarato di non voler commentare conversazioni riservate. Alla richiesta di un commento anche l’ufficio ungherese Ue non ha risposto.

Brexit e No Deal, le conseguenze su finanza e commercio

Prosegue il difficile negoziato sulla Brexit e si va sempre di più verso il No Deal. L’impatto sul settore commerciale potrebbe essere pesante, ma il governo di Boris Johnson spera di nasconderne gli effetti dietro alle conseguenze della pandemia.