“Guerra delle salsicce”: l’Ue estende il periodo di grazia sui controlli in Irlanda del Nord

Il premier britannico Boris Johnson. EPA-EFE/DARREN STAPLES / POOL

Che la Brexit non sia una passeggiata per Londra ormai è chiaro. Il problema principale rimane l’attuazione del Protocollo sull’Irlanda del Nord, tra scaffali dei supermercati vuoti e tensioni politiche che separano, come nei tempi più bui della storia recente, unionisti filo-britannici e repubblicani filo-irlandesi.

La Commissione europea ha deciso di accogliere gran parte delle richieste britanniche: ha annunciato l’estensione per altri tre mesi del periodo di grazia con il Regno Unito sul passaggio di prodotti del settore agroalimentare, come salsiccia e carne fresca, fra Irlanda del Nord e Gran Bretagna senza controlli di sorta; e poi ha deciso di presentare una proposta legislativa all’inizio dell’autunno per garantire la fornitura di medicinali, il transito dei cani-guida per i non vedenti e di esonerare gli automobilisti del Regno Unito dal mostrare la carta verde dell’assicurazione auto quando entrano nell’Ue.

Non più tardi di qualche settimana fa, Johnson aveva fatto la voce grossa, minacciando di sospendere unilateralmente parti dell’accordo di recesso se non si fosse trovata una soluzione  sulle regole commerciali per le merci spedite in Irlanda del Nord, riecheggiando il famoso “whatever it takes” di Mario Draghi. In questo caso non si trattava di fare tutto ciò che è necessario per preservare l’euro, ma per preservare l’economia britannica.

Solo dopo aver visto le immagini degli scaffali dei supermercati vuoti, anche David Frost ha ammesso di aver sottovalutato le conseguenze del Protocollo, che prevede dei controlli per il rispetto degli standard del mercato unico europeo sulle merci che viaggiano al confine interno fra Belfast e la Gran Bretagna.

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Il ministro Frost ha ammesso che il governo aveva sottovalutato gli effetti del protocollo e ora Londra vorrebbe sospenderlo per introdurre un proprio sistema di controlli.

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Un giudice britannico dell’Alta Corte di Belfast ha respinto tra l’altro il ricorso presentato da alcuni esponenti della destra unionista protestante nordirlandese contro il protocollo che lascia l’Irlanda del Nord agganciata alle regole del mercato unico europeo, a differenza del resto del Regno Unito.

Il giudice John Larkin ha decretato che il testo è pienamente legale e non viola l’ordinamento costituzionale britannico. Un testo legale ma finora spesso violato da Londra, in particolare per quel che riguarda l’obbligo di eseguire controlli su alcune merci alla frontiera interna fra il Nord Irlanda e il resto del Regno e quello di non consentire l’ingresso di carni fresche e salsicce. Da qui la controversia legale è stata ribattezzata “guerra delle salsicce”.

Trovare un accordo sul Protocollo sull’Irlanda del Nord non è stato facile e i negoziati tra Bruxelles e Londra si sono protratti per anni proprio su questo punto. Per la Gran Bretagna si tratta di tutelare le imprese britanniche che esportano a Belfast e dintorni; per l’Ue di preservare l’integrità del mercato unico europeo; ma per la popolazione nordirlandese in ballo c’è sempre stato molto di più, come dimostrano gli scontri e le tensioni che si sono riaccese con la facilità con cui si scalda l’acqua per il tè. In ballo c’è l’Accordo del Venerdì Santo.

Per questo, molto probabilmente, a sei mesi dall’entrata in vigore del Protocollo il vice-presidente della Commissione europea, Maroš Šefčovič, ha fatto alcune importanti concessioni a Londra e al governo di Boris Johnson.

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Il trattato del 1921 sancì la fine della guerra di indipendenza e la nascita delle due “Irlande” creando, di fatto, i presupposti per una costante instabilità, attenuatasi con gli accordi del 1998 e ritornata prepotentemente con la Brexit.

“Cento anni vissuti …

“Queste soluzioni hanno un denominatore comune inequivocabile – sono state portate avanti con lo scopo principale di portare beneficio alla gente dell’Irlanda del Nord. Dimostrano che mentre rimaniamo fermi sulla piena attuazione del protocollo, continuiamo anche a cercare soluzioni creative nell’interesse di tutte le comunità dell’Irlanda del Nord”, ha spiegato.

Una mano tesa verso Londra per evitare che la situazione diventi fuori controllo, che risponde anche alle critiche di chi Oltremanica continua a dipingere l’Ue come una specie di carceriere: “In alcuni casi, in particolare sui medicinali, abbiamo completamente stravolto le nostre regole per trovare una soluzione”, ha ammesso Šefčovič.