Elezioni Uk, in Scozia prevalgono gli indipendentisti. Referendum: scontro tra Sturgeon e Johnson, poi la telefonata distensiva

La leader Snp Sturgeon fa capolino dietro le sbarre dove è affisso un cartello 'via di uscita' il 6 maggio, giorno delle elezioni scozzesi 2021. [EPA-EFE/ROBERT PERRY]

Il partito pro-indipendenza Snp ha aumentato i seggi in Parlamento, mentre si riaccende la polemica tra la leader scozzese e il premier inglese intorno ad un possibile nuovo referendum per l’autodeterminazione di Edimburgo, poi la chiamata nella serata di domenica. 

Lo Scottish national party (Snp) di Nicola Sturgeon ha dominato le elezioni scozzesi per il rinnovo del parlamento nazionale, ottenendo 1.291.204 voti (47,7%) nei collegi uninominali e 1.094.374 voti (40,3) in quelli regionali, numeri che hanno permesso al partito indipendentista ed europeista di ottenere 64 seggi a Holyrood, il palazzo del governo di Edimburgo, a una sola distanza dalla soglia della maggioranza fissata a 65 (i posti complessivi sono 129).

Si tratta di un grande risultato quello del Super Thursday, la tornata di voto del giovedì (6 maggio), in controtendenza con i sondaggi che davano la leader scozzese e il suo schieramento in calo e che porta l’Snp alla quarta vittoria consecutiva, guadagnando un seggio in più in Parlamento.

Il Partito conservatore ha mantenuto lo stesso numero di postazioni (31 seggi) della scorsa legislatura, ottenendo 592.518 voti pari al 21,9% all’uninominale e 637.131 voti (23,5%) al regionale. Delusione invece per i Laburisti, che hanno perso due seggi fermandosi a 22 parlamentari, mentre i liberaldemocratici, forti nelle isole del nord, hanno perso un seggio attestandosi a 4 unità.

I tories hanno investito molto nella campagna elettorale scozzese, soprattutto in chiave anti-Snp, consapevoli che una larga affermazione indipendentista significa il rilancio del referendum sull’autodeterminazione.

Scozia, Nicola Sturgeon: vincere le elezioni per andare al voto indipendentista nel 2023

Forte peso della Brexit sulla voglia di autodeterminazione scozzese, ma tra i cittadini c’è anche il timore per un passaggio che non sarebbe né breve né indolore, oltre che complesso. Rimane comunque il radicato malcontento verso Londra.

Se  vincerà le elezioni …

Certo, se l’obbiettivo era quello di far mancare una maggioranza parlamentare all’Snp (già complicata a condizioni normali) il risultato è stato ottenuto, sebbene per un soffio, ma a dare man forte alla Sturgeon nella prossima legislatura potrebbe esserci il partito Verde scozzese, la forza più a sinistra tra quelle entrate a Holyrood, che ha alcuni punti comuni con lo schieramento indipendentista, a partire dalla volontà di abbandonare il Regno Unito dopo il pasticcio Brexit.

Ed è subito polemica con il premier inglese Boris Johnson, che nella giornata di sabato 8 maggio ha messo le mani avanti sulle volontà di autodeterminazione scozzese, affermando che un nuovo referendum sarebbe “irresponsabile e sconsiderato”.

Pane per i denti della Sturgeon, la cui replica non si è fatta attendere: “Dato il risultato di queste elezioni, semplicemente non c’è alcuna giustificazione democratica per Boris Johnson o per chiunque altro cerchi di bloccare il diritto del popolo scozzese di scegliere il nostro futuro”, ha detto la leader pro-Europa e pro-indipendenza in attesa di trovare una convergenza con i verdi.

Adesso il partito ambientalista può godere di ben 8 parlamentari, due in più rispetto allo scorso giro, grazie agli oltre 220.000 voti ottenuti al regionale (8,1%), che hanno ben controbilanciato il basso 1,3% dell’uninominale. La somma dei seggi Snp-Verdi porterebbe il totale a 72, dunque ad una maggioranza a Holyrood.

L'indipendenza della Scozia è probabile o inevitabile?

Se il Regno Unito è alle prese con alcune nuove problematiche, anche se prevedibili, legate alla Brexit, una di quelle ‘storiche’ torna con forza alla ribalta: la questione dell’indipendenza della Scozia.

La questione è al centro di una querelle terminologica, che …

Johnson è comunque riuscito a riprendere fiato nei consensi in Inghilterra dopo le contrazioni degli scorsi mesi, aiutato dalla campagna vaccinale e dalle riaperture. Anche in Galles il partito del Premier ha incrementato i seggi, anche se il partito di maggioranza relativa è rimasto il Labour, con una positiva affermazione (incremento di due seggi) dello schieramento locale di centrosinistra Plaid Cymru, caratterizzato da posizioni indipendentiste, repubblicane ed europeiste, sulla falsa riga dello Scottish national party.

Quello a cui puntava però Johnson, era un sostanziale indebolimento del fronte indipendentista in Scozia, che invece è uscito più forte dalle elezioni parlamentari scozzesi. Adesso le possibilità per un nuovo referendum passano per un’altra proposta alla Camera dei Comuni di Westminster, che dovrebbe varare un nuovo Edinburgh agreement, la disposizione che passerebbe temporaneamente a Holyrood i poteri per indire un referendum sull’indipendenza come per la consultazione del 2014. Una possibilità però che ad ora pare remota.

E allora Edimburgo potrebbe fare la mossa ardita di rivolgersi unilateralmente alla Corte Suprema, sperando però che gli dia ragione, cosa affatto semplice visto che si tratterebbe di cambiare la maggioritaria interpretazione dello Scotland act.

2021: fuga da Londra. La questione scozzese sempre più stringente

L’anno dell’entrata in vigore della Brexit sarà caratterizzato con grande probabilità dalla  richiesta di indipendenza della Scozia, con Johnson e Sturgeon che già stanno facendo scintille. Le grane di Londra e gli ostacoli per Edimburgo.

La questione scozzese sarà la grande …

La legge del 1997, che ha riportato il parlamento oltre il Vallo di Adriano, dota la nazione scozzese di una forte autonomia, tranne che sulle competenze riguardanti eventuali divorzi tra i regni di Scozia e Inghilterra, mantenute nel parlamento di Westminster.

Insomma, la strada di un secondo referendum non è facile, ma la Sturgeon può contare su un forte consenso: Snp ha guadagnato voti in questi anni anche grazie alle politiche per il lavoro, verso i diritti dei cittadini, oltre che per aver riassestato l’economia dopo la crisi mondiale del 2008.

Dopo il referendum sull’addio al mercato unico Ue (2016), lo Scottish national party ha visto rigenerare il supporto indipendentista che, in seguito all’entrata in vigore della Brexit nel gennaio 2021 e alla crisi Covid-19, si sta corroborando del crescente malcontento contro Londra e dalla crescente voglia di aderire all’Unione europea.

Scontro Sturgeon-Johnson: aggiornamento lunedì 10 maggio

Dopo lo scontro verbale a risultati acquisiti, il premier del Regno Unito Boris Johnson e la leader scozzese Nicola Sturgeon si sono sentiti telefonicamente nella serata di domenica 9 maggio. I due hanno parlato del recente voto, dei prossimi appuntamenti sullo Stato dell’Unione (del Regno) e della Cop23 sul clima del prossimo autunno.

Il politico inglese è il vincitore morale di questa tornata elettorale amministrativa in Inghilterra, dopo che il Partito conservatore ha ottenuto grandi risultati nella provincia inglese, anche se Londra e altre importanti città sono rimaste al Labour. Nella capitale è stato confermato il sindaco uscente Sadiq Khan, che ha portato avanti un programma con forti punti di contrasto con le politiche nazionaliste del brexiteer Johnson.

Brexit, industria ittica Uk: perdite da 1 milione di sterline al giorno

Fortissima contrazione economica per il settore della pesca dopo l’uscita di Londra dal mercato unico, ma il governo Johnson minimizza. Il grido di allarme del comparto.

Si parla di perdite giornaliere da 1 milione di sterline per l’industria della pesca del …

Non si può comunque negare che i conservative abbiano rosicchiato voti un po’ ovunque, anche nella competizione del parlamento regionale gallese, più tradizionalmente orientato suighg laburisti. Qui, inoltre, il partito locale Plaid Cymru, anch’esso di centrosinistra, ha fatto buoni numeri.

Dove invece i conservatori non sono riusciti a cambiare le cose è in Scozia. Ovviamente la vittoria non era alla portata, ma ciò che non hanno fatto è stato implementare i seggi parlamentari, come accaduto nella altre competizioni del Regno e, soprattutto, non sono riusciti nell’obbiettivo principale: indebolire il fronte indipendentista in Scozia, rappresentato da due partiti, Snp e Partito verde, che hanno anzi implementato i seggi. Unendo le forze i due schieramenti hanno la maggioranza assoluta a Holyrood.

Per questo il colloquio telefonico Johnson-Sturgeon è stato più pacato rispetto alle affermazioni tra sabato e domenica. Il premier inglese aveva definito un nuovo referendum per l’indipendenza di Edimburgo come “irresponsabile e sconsiderato”.

Secondo quanto riporta The Guardian, la leader scozzese è ha detto a Johnson che una seconda consultazione sull’autodeterminazione è “una questione di quando” e “non se” farla o meno.

Brexit, la protesta dei pescatori scozzesi contro Londra: "Butteremo pesce marcio davanti al Parlamento"

Il Regno Unito continua a fare i conti con i previsti e annunciati problemi dell’uscita Ue: per l’industria ittica in Scozia si parla di milioni di euro di danni da inizio 2021. Cresce ulteriormente il malcontento anti-Brexit.

Parliament square potrebbe essere …

La Sturgeon sta cercando di mettere alle strette il conservatore alla guida del Regno Unito, per porlo nella condizione di non negare il passaggio alla Camera dei Comuni per una nuova e apposita legge sul voto referendario.

Anche se il Partito conservatore in Scozia rivendica meriti sul mancato seggio per raggiungere la maggioranza assoluta a Holyrood del Snp, attaccandolo frontalmente, Johnson sa bene invece che il segnale politico del risultato dello schieramento della Sturgeon, al massimo della popolarità, è troppo forte e lo è ancora di più se viene considerata la somma dei numeri ottenuti da tutto il fronte indipendentista.

Certo il premier scozzese non può cedere facilmente su un secondo voto, ma neanche vuole vedere la contesa finire nei tribunali; cosa che comunque non vorrebbe neanche Edimburgo, anche se minaccia di farlo. La questione scozzese, come quella nordirlandese, in modi diversi, rimangono temi assai caldi per Johnson.

La partita della Scozia, che la Brexit ha contribuito pesantemente a riaprire, è dunque tutta (di nuovo) da giocare e rappresenterà una spina nel fianco del premier inglese che continua ad arrancare oltre il Vallo di Adriano.