Dai porti al mercato azionario: Regno Unito nel caos, con o senza accordo

[EPA-EFE/WILL OLIVER]

Carenze alimentari, code e porti congestionati. Il Regno Unito si prepara a un caotico “no-deal”, mentre i colloqui con Bruxelles vanno avanti con scarsi risultati.

Le associazioni degli imprenditori britanniche hanno avvertito che la mancanza di chiarezza su un accordo commerciale post-Brexit ha impedito a molte aziende di prepararsi adeguatamente all’uscita dal mercato unico europeo. Le aziende hanno avvertito che si rischia di andare incontro a una carenza di cibi freschi nei supermercati, oltre che all’aumento dei prezzi, e a una grave crisi per il settore dell’industria automobilistica.

James Sibley, responsabile degli affari internazionali della Federazione delle piccole imprese (FSB) del Regno Unito, ha dichiarato alla Bbc che si aspetta “terribili disagi a gennaio”. Molte aziende stanno cercando di ordinare le forniture in anticipo per precauzione, mentre altre stanno ordinando quantità maggiori per aumentare la produzione e compensare le perdite causate dal lockdown. A questo si aggiunge il caos dei porti e delle dogane.

Porti

Già questa settimana ci sono state lunghe code di camion in entrata e in uscita dal porto di Dover. La situazione potrebbe peggiorare ulteriormente se Londra e Bruxelles non riescono a trovare un accordo. In un rapporto pubblicato a settembre sui possibili scenari in caso di hard Brexit, il governo britannico aveva previsto che nei porti ci potrebbero essere fino a 7.000 camion  in attesa per un paio di giorni.

Catena alimentare

Il Regno Unito importa un terzo dei generi alimentari che consuma dall’Unione europea, con il ritorno ai dazi i prezzi delle importazioni sono destinati ad aumentare. Inoltre l’introduzione di un nuovo sistema di controlli alle frontiere potrebbe allungare i tempi delle forniture. Per questo i consumatori britannici temono che in futuro questo possa sfociare in una vera e propria crisi alimentare. Giovedì, rispondendo alle domande dei giornalisti che gli chiedevano se le famiglie dovessero iniziare fare scorta di cibo, un portavoce del governo britannico ha cercato di rassicurare l’opinione pubblica, dicendo: “Abbiamo una catena di approvvigionamento resistente”.

Tuttavia le aziende del settore non sono ancora pronte per la transizione e chiedono tempo per potersi preparare ai nuovi sistemi di controllo ed etichettatura dei prodotti. Il British Retail Consortium (BRC) ha dichiarato che l’85% dei prodotti alimentari importati dall’Ue, se non si arriva a un accordo, sarà sottoposto a tariffe doganali superiori al 5%. Se questi aumenti saranno addebitati direttamente ai consumatori britannici, una famiglia media britannica pagherà il 4% in più per la frutta e la verdura dall’inizio del 2021, osserva la Food Foundation.

Industria automobilistica

Un altro settore che rischia di pagare un prezzo molto alto è quello dell’industria automobilistica. Uno studio della Society of Motor Manufacturers and Traders (SMMT) , pubblicato a novembre, stimava che tra il 2021 e il 2025 il settore andrà incontro a una perdita di 55 miliardi di sterline, pari a 62 miliardi di euro. Secondo Mike Hawes, che è a capo di SMMT, i dazi doganali che entrerebbero in vigore in assenza di accordi avrebbero un effetto ancora più drammatico per la necessità di utilizzare componenti provenienti dalla Ue in vista dello sviluppo e dell’aumento della produzione di auto a basse emissioni.

I rischi per il mercato delle azioni

Se il Regno Unito non riesce a trovare un accordo commerciale con l’Unione europea prima della fine del periodo di transizione, l’indice FTSE 250 potrebbe perdere fino al 10% secondo le previsioni di Morgan Stanley. Le azioni delle banche britanniche rischiano di scendere dal 10% al 20%, se si arriva a un no deal. Anche le azioni assicurative e immobiliari sono molto a rischio, secondo la banca d’investimenti americana. “Un esito senza accordo della Brexit rappresenterebbe una sorpresa inaspettata per i mercati – hanno scritto gli analisti di Morgan Stanley in una nota -. Tuttavia l’impatto negativo sarebbe attenuato da una prospettiva globale altrimenti positiva”.

Le trattative con Bruxelles continuano fino a domenica. Ma in ogni caso, con o senza accordo, il 31 dicembre Londra uscirà dal mercato unico e dall’unione doganale e la libera circolazione finirà. Questo significa che dovrà ripristinare i controlli alle frontiere; e il fatto che a Dover ci siano già lunghe code non fa presagire nulla di buono. Inoltre torneranno i visti sia per motivi turistici che di lavoro. Questi ultimi saranno assegnati secondo il sistema di immigrazione a punti, che privilegerà i lavoratori qualificati. Secondo le Ong che si occupano di aiutare i cittadini europei nel Regno Unito molte aziende non sono ancora pronte. Molti datori di lavoro, infatti, non hanno ancora capito come funziona il nuovo sistema e cosa cambia.