Caos Irlanda del Nord: verso un’amnistia di Londra per i crimini pre-1998, ma scattano le proteste irlandesi

Murale commemorativo delle vittime del Bloody Sunday, nel gennaio 1972, su un edificio nella zona repubblicana di Derry (Londonderry), in Irlanda del Nord, Uk. [EPA-EFE/NEIL HALL]

L’idea del governo del Regno Unito di elaborare una sorta di sanatoria per le azioni violente di terroristi e militari britannici, sta scatenando le reazioni del governo di Dublino e delle famiglie cattoliche.

Una ‘pietra tombale’ su omicidi e violenze compiute nei periodi precedenti all’accordo del Venerdì Santo del 1998, che pose fine alla lunga scia di sangue dei Troubles. Queste sarebbero le intenzioni del governo del Regno Unito, per stemperare le crescenti tensioni in Irlanda del Nord in seguito all’attuazione della Brexit, che ha risvegliato le frange estreme dell’Ulster, in particolare della sponda lealista più vicina Londra.

Come riporta il Guardian, però, la possibilità di un percorso del genere sta già sollevando obiezioni da parte di Dublino e delle famiglie delle vittime cattoliche, molte delle quali aspettano da anni giustizia per i propri cari. Il rischio è che la ricerca di pace e conciliazione, a cui punta il governo Uk, diventi un pericoloso boomerang.

Nei giorni scorsi, in un clima di tensione, si è celebrato il centenario dell’Irlanda del Nord e il 5 maggio ricorrevano quarant’anni dalla morte del militante repubblicano Bobby Sands, morto nelle carceri del Regno Unito. Ci sono stati però anche messaggi distensivi da parte repubblicana, in particolare per le parole concilianti sull’omicidio di lord Mountbatten ad opera dell’Ira nel 1979.

La legge, allo studio dell’esecutivo di Boris Johnson, sarebbe di fatto un’amnistia verso i crimini compiuti nell’Ulster e lungo la linea di confine Uk-Eire da paramilitari unionisti-lealisti e dai repubblicani (detti anche ‘nazionalisti’), oltre che dai membri delle forze armate, ad eccezione dei reati di guerra, genocidio e tortura.

Scontri Irlanda del Nord: Dublino propone un summit Ue-Uk-Eire, ma Londra non sarebbe interessata

Preoccupazione espressa dal primo ministro irlandese per le violenze risvegliate dalla Brexit in buona parte dell’Ulster, con un appello nell’anniversario dell’accordo del Venerdì santo sul quale però la sponda britannica non avrebbe manifestato “alcun entusiasmo”.  

“Il dialogo tra Ue e Regno …

Un’apposita commissione ascolterà le parti invitate a relazionare senza che esse rischino l’incriminazione. Dopo aver raccolto le informazioni, soprattutto sulle morti individuali, la commissione le utilizzerà per redigere rapporti finalizzati a darne notizia ai familiari.

Un organismo simile era allo studio del Parlamento nazionale dell’Irlanda del Nord, ma la scelta di Londra sposterà le competenze nelle sue istituzioni, fornendo così un significato più ampio ma anche una chiara presa di posizione del governo britannico sui dolori del conflitto nord-irlandese. Una decisione che fa già discutere.

Non è tardata infatti la reazione preoccupata di Dublino dove, nella giornata di mercoledì, il ministro degli Esteri irlandese Simon Coveney ha incontrato il segretario di Stato Uk per l’Irlanda del Nord Brandon Lewis. “Il governo irlandese ha discusso con i nostri colleghi del Regno Unito gli impegni dell’accordo di Stormont House (accordo del Venerdì Santo, ndr) e ha fortemente sconsigliato qualsiasi azione unilaterale su questioni così delicate”, ha detto a seguito dell’incontro il portavoce del ministro degli Esteri dell’Eire.

Anche negli ambiti repubblicani irlandesi la notizia ha fatto molto rumore. La presidente del partito Sinn Fein, Mary Lou McDonald, ha definito la proposta britannica come “un attacco allo stato di diritto” ed un tentativo di “mettere i soldati britannici al di sopra della legge”. Così, secondo la leader irlandese, si rischia seriamente di “prevenire indagini in casi di omicidio, tortura, uccisioni extragiudiziali e collusione con le forze britanniche in Irlanda”.

Brexit, violenze e tensioni: i cento anni dell’Irlanda del Nord sempre più divisa

Il trattato del 1921 sancì la fine della guerra di indipendenza e la nascita delle due “Irlande” creando, di fatto, i presupposti per una costante instabilità, attenuatasi con gli accordi del 1998 e ritornata prepotentemente con la Brexit.

“Cento anni vissuti …

Un’altra figura di spicco del Sinn Fein, Michelle O’Neill, vice primo ministro nordirlandese, ha twittato che l’amnistia sarebbe “un altro schiaffo in faccia alle vittime” e ha definito quella di Londra “una mossa cinica che metterà le forze britanniche oltre la legge”, garantendo una “protezione legale per coloro che sono coinvolti in omicidi di stato”. Questo non è accettabile”, ha aggiunto O’Neill.

Come accennato inizialmente, c’è poi il nutrito fronte dei familiari delle vittime del terrorismo unionista, o dei militari britannici, che non gradisce il provvedimento che sembra “mettere la polvere sotto al tappeto”. The Guardian cita l’eclatante caso di Majella O’Hare, solamente dodicenne quando un soldato dell’esercito britannico la uccise nel 1976. “La nostra Majella ci è stata portata via, alla tenera età di 12 anni, dai proiettili della mitragliatrice di un soldato”, ha detto il fratello Michael.

“Trentacinque anni dopo la sua morte, il ministero della Difesa ci ha inviato una lettera di scuse” ma “nessuno è mai stato ritenuto responsabile – ha aggiunto il parente della ragazza –. Non c’è stata nemmeno un’indagine adeguata, per non parlare di un’accusa”.

Poi la stilettata al governo del Regno Unito: “Ora Boris Johnson sta progettando di negare per sempre alla nostra famiglia ogni possibilità di giustizia”, ha detto O’Hare che, adesso, con il sostegno di Amnesty International Uk, chiede un’indagine indipendente sull’uccisione di sua sorella, promettendo che continuerà a combattere per avere giustizia.