Brexit, stallo sulla pesca ma l’Ue tiene la porta aperta per un accordo

[Vickie Flores/EPA/EFE]

L’Ue ha respinto l’ultima offerta britannica sulla pesca, ma è pronta a discutere un accordo commerciale post-Brexit anche oltre la fine dell’anno, secondo quanto affermato da fonti diplomatiche questo martedì (22 dicembre).

Secondo le stesse in una riunione tra ambasciatori, il negoziatore dell’Ue Michel Barnier ha detto di non poter garantire che ci sarà un accordo, ma che la “porta dell’Ue rimarrà aperta”. La Gran Bretagna lascerà il mercato unico dell’Ue a mezzanotte del 31 dicembre, con o senza un accordo.

L’unico modo per far entrare in vigore un accordo prima di allora è che gli Stati membri accettino di applicarlo provvisoriamente – in attesa dell’approvazione del Parlamento europeo. La Gran Bretagna, dal canto suo, ha respinto l’idea di continuare i colloqui l’anno prossimo.

“I negoziatori dell’Ue stanno cercando di fare uno sforzo finale al fine di fare progressi e ottenere un accordo accettabile per entrambe le parti”, ha detto Barnier, secondo quanto riferiscono diversi diplomatici europei. “L’Ue non chiuderà la sua porta al Regno Unito e rimane pronta a negoziare anche dopo il 1° gennaio”.

Secondo gli ambasciatori, la Gran Bretagna ha suggerito che l’accesso dell’Ue agli stock ittici del Regno Unito venga ridotto del 35%, in modo graduale in tre anni. L’Ue aveva suggerito un livello del 25%, e in sei anni.

Ma, soprattutto, l’offerta britannica non includeva i “pesci pelagici” – quelli che nuotano liberamente lontano dalle coste o dai fondali marini – e non aveva affatto affrontato la questione della pesca costiera. Se si includesse la perdita di accesso alle specie pelagiche, l’Ue perderebbe il 60% del suo attuale pescato, hanno detto.

“In altre parole, tale offerta si situa molto al di fuori del mandato del negoziatore dell’Ue”, ha detto una fonte dell’Ue, che ha aggiunto: “Barnier non ha chiesto di cambiare il suo mandato”. Gli Stati membri con flotte da pesca nel Nord, come Francia, Danimarca e Paesi Bassi, sono quelli che hanno una posizione più rigida in materia di pesca, ma l’Ue rimane ampiamente unita, hanno detto le fonti.

Oltre alla pesca, i membri sono preoccupati per i tentativi del Regno Unito di fissare dei limiti di tempo su alcune regole per garantire una concorrenza leale negli affari e regolare i sussidi statali. “Sono stati fatti dei progressi. La maggior parte delle questioni sono state chiuse in via preliminare o stanno per essere concordate”, ha detto un altro diplomatico, raccontando il briefing di Barnier agli ambasciatori dell’Ue. “Tuttavia, le differenze sulla pesca rimangono difficili da colmare. Purtroppo, il Regno Unito non si sta ancora muovendo abbastanza per ottenere un accordo equo sulla pesca”.

L’importanza di un accordo commerciale

Prima di entrare nella riunione a porte chiuse, Barnier ha detto ai giornalisti: “Siamo davvero nel momento cruciale, alla stretta finale. “Tra 10 giorni il Regno Unito lascerà il mercato unico e io continuerò a lavorare”.

Gli inviati dell’Unione europea hanno accolto con favore questo fatto, ma uno ha avvertito: “Barnier non è stato in grado di dire agli Stati membri se ci sarà un accordo domani, prima di Natale, del nuovo anno o dell’estate 2021”. “Anche una strada stretta potrebbe alla fine rivelarsi un vicolo cieco” ha aggiunto. Un collega di un altro Stato membro ha suggerito che se non ci sarà una svolta mercoledì i colloqui potrebbero riprendere la prossima settimana.

Se Barnier e il suo omologo britannico David Frost falliscono, il Regno Unito se ne andrà senza un ulteriore accordo commerciale. In tal caso le tariffe verrebbero reimposte sul commercio di prodotti alimentari e merci attraverso la Manica, esacerbando lo shock economico di un ritorno alla frontiera doganale dopo 47 anni di integrazione.

Lunedì, il primo ministro britannico Boris Johnson e il capo dell’Ue Ursula von der Leyen avevano avuto una telefonata per discutere delle trattative sulla Brexit, ma non erano riusciti a fare progressi.

Divieto di viaggio

I recenti colloqui sono stati messi in ombra anche dalla crisi in rapida evoluzione relativa al nuovo ceppo di coronavirus trovato da Londra. Spaventati dalla notizia che il ceppo in questione possa diffondersi più rapidamente di quelli precedenti, 40 Paesi in Europa e in tutto il mondo hanno interrotti i collegamenti di viaggio verso la Gran Bretagna.

L’Ue sta cercando di trovare una risposta coordinata dopo che il traffico attraverso la Manica è stato bloccato, mentre la Francia ha chiuso l’ingresso per passeggeri e merci. Gli ambasciatori dei 27 Stati membri dell’Unione stanno provando a elaborare un piano comune per consentire ai cargo di ricominciare a muoversi e ai cittadini dell’Ue di tornare a casa.

La Commissione von der Leyen ha raccomandato di sospendere i divieti generalizzati per consentire la ripresa dei viaggi di passeggeri e delle spedizioni di merci essenziali. A riguardo la Francia ha detto martedì che comincerà ad allentare le misure alla frontiera.