Brexit: si va verso il “no deal” e Bruxelles prepara le misure di emergenza

epa08873143 Il primo ministro britannico Boris Johnson (L) si rivolge alla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen (R) dandogli il benvenuto prima dei colloqui per l'accordo commerciale post-Brexit, a Bruxelles, Belgio, 09 dicembre 2020. EPA-EFE/OLIVIER HOSLET / POOL

Boris Johnson e Ursula von der Leyen hanno fissato per domenica 13 dicembre la scadenza entro cui avere una “decisione definitiva” sulla possibilità di ottenere un accordo commerciale tra Unione europea e Regno Unito. L’esito delle trattative svoltesi la sera del 9 dicembre fa però presagire che si vada verso il “no deal”.

Per sbloccare le trattative sulle Brexit, non sono bastate tre ore di colloqui durante la cena a base di pesce che, la sera del 9 dicembre, ha visto protagonisti il primo ministro britannico, Boris Johnson, la presidente della Commissione europea, Ursula Von der Leyen e i loro negoziatori David Frost e Michel Barnier.

“Tra le due parti rimangono ancora ampi divari e non è ancora chiaro se potranno essere colmati”, ha riferito una fonte autorevole di Downing Street ad Euractiv.com, dopo la cena, aggiungendo che i leader hanno avuto una “franca discussione sui significativi ostacoli che rimangono da superare nei negoziati.” La fonte ha precisato che la trattativa tra i team di negoziazione  e Boris Johnson “non vuole lasciare intentato nessuna possibile strada per arrivare a un accordo”.

“Abbiamo acquisito una chiara comprensione delle reciproche posizioni, che rimangono lontane”, ha detto Ursula Von der Leyen, al termine dell’incontro. “Abbiamo concordato che i team negoziali dovrebbero riunirsi immediatamente per cercare di risolvere tali questioni essenziali”, ha aggiunto.

I due leader hanno concordato che “si dovrebbe prendere una decisione definitiva sul futuro dei colloqui” entro domenica 13 dicembre. Tuttavia, con il Regno Unito apparentemente riluttante a scendere a compromessi, diversi leader dell’Ue hanno invitato i legislatori nazionali a prepararsi a uno scenario di “no deal”. Con le due parti ormai vicine ad un accordo sui diritti di pesca e sugli aiuti di Stato, la linea di demarcazione sembra riguardare il cosiddetto “level playing field”, con l’Ue che cerca una clausola per garantire che se una delle due parti dovesse cambiare i suoi standard normativi, l’altra non possa essere in grado di godere di un vantaggio competitivo.

Il Regno Unito insiste invece sul fatto che non vuole essere vincolato agli standard normativi dell’Ue anche negli anni a venire. “I nostri amici europei stanno insistendo sul fatto che se in futuro approveranno una nuova legge con la quale noi, in questo Paese, non ci adegueremo o non ne seguiremo l’esempio, allora vorranno il diritto automatico di punirci e di vendicarsi”, ha detto Johnson alla Camera dei Comuni nel pomeriggio del 9 dicembre. “Non credo che questi siano termini che qualsiasi primo ministro di questo Paese possa accettare”, ha aggiunto.

Malgrado il partito laburista, all’opposizione, stia esortando Johnson ad accettare un accordo “nell’interesse nazionale”, è improbabile che il primo ministro trovi invece molta resistenza all’interno del partito conservatore, che vanta una maggioranza parlamentare di 80 seggi, nel caso in cui dovesse interrompere le trattative con l’Ue e scegliere di regolamentare il commercio con l’Europa, a partire dal 1° gennaio, sulla base delle norme definite dall’Organizzazione mondiale del commercio.

“Siamo sull’orlo del baratro”, ha detto mercoledì 9 dicembre al parlamento irlandese il Taoiseach irlandese, Micheál Martin. Da parte sua, la cancelliera tedesca Angela Merkel ha dichiarato al Bundestag che qualsiasi accordo dovrà rispettare l’integrità del mercato unico e che “se ci saranno condizioni inaccettabili, richieste dai britannici, allora andremo per la nostra strada senza un accordo sulla Brexit”.

Le misure di emergenza

La Commissione Ue ha invitato le parti interessate a prepararsi a tutti i possibili scenari e ha presentato quattro misure di emergenza per mitigare gli effetti di un eventuale no deal. Per i collegamenti aerei viene proposto un regolamento per garantire la fornitura di alcuni servizi aerei tra il Regno Unito e l’Ue per 6 mesi, a condizione che il Regno Unito garantisca lo stesso.

Per quanto riguarda la sicurezza aerea le norme garantiranno che vari certificati di sicurezza possano continuare a essere utilizzati negli aeromobili dell’Ue senza interruzioni, evitando così il fermo.

L’Ue inoltre si impegna a garantire la “connettività” del trasporto merci e passeggeri su strada per 6 mesi, a condizione che Londra faccia lo stesso con i trasportatori dell’Ue. Infine per la pesca Bruxelles ha avanzato una proposta di regolamento per mantenere l’accesso reciproco delle navi dell’Ue e del Regno Unito alle acque dell’altro dopo il 31 dicembre 2020.