Brexit, si riaccende lo scontro tra Parigi e Londra sulla pesca

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La Francia respinge le nuove pretese del Regno Unito sulle acque intorno all’isola di Jersey, a pochi chilometri dalla costa normanna.

Continua lo scontro tra Parigi e Londra sulle regole per la pesca post Brexit. Il governo francese lunedì 3 maggio si è scagliato contro le nuove esigenze incluse dal Regno Unito nelle autorizzazioni che dovrà consegnare per la pesca nei pressi isole anglo-britanniche, ritenendole “nulle e ineffettive”.

“Se il Regno Unito vuole introdurre delle nuove disposizioni, deve notificarle alla Commissione europea, cosa che ci permette di avviare un dialogo in seguito. A questo stadio abbiamo scoperto nuove misure tecniche che non sono applicabili ai nostri pescatori”, ha dichiarato il ministero del Mare francese all’agenzia France Press.

Nelle ultime settimane si è riacceso lo scontro tra le due sponde della Manica, con i pescatori francesi che dicono di non poter operare nelle acque britanniche per le difficoltà che stanno incontrando nell’ottenere le licenze.

Martedì 27 aprile, il sottosegretario agli Affari Europei francese Clément Beaune ha dichiarato che “se non verrà applicato l’accordo e se necessario adotteremo delle misure di ritorsione in altri settori”.

Nella discussione era intervenuta anche la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ribadendo che “l’accordo protegge i cittadini europei e i loro diritti e aiuta ad evitare interruzioni significative per lavoratori e viaggiatori, dalla comunità di pescatori a quella imprenditoriale. Inoltre, protegge gli interessi europei e preserva l’integrità del mercato unico. Infine, l’accordo arriva con un meccanismo vincolante di risoluzione delle controversie e la possibilità di misure correttive unilaterali laddove sia necessario”.

La pesca si è rivelata una delle questioni più delicate nei frenetici negoziati che si sono conclusi lo scorso 24 dicembre con l’accordo commerciale tra l’Ue e il Regno Unito. Durante le trattative Londra ha rivendicato il controllo sulle sue acque come simbolo della sua sovranità.

Venerdì 30 aprile la Gran Bretagna ha autorizzato 41 navi dotate di tecnologia Vessel Monitoring System (VMS) – che permette di localizzare le navi – a pescare nelle acque al largo dell’isola di Jersey.

Ma questa lista è stata accompagnata da nuove richieste “che non sono state concordate o discusse con la Francia e di cui non siamo stati informati”, ha sottolineato il ministero della Pesca francese.

Le misure creano effettivamente nuove regole per le acque vicino a Jersey, che si trova solo a 20 km dalle coste francesi. Queste regole stabiliscono “dove le navi possono andare o meno,  il numero di giorni che i pescatori possono trascorrere in mare e con quali macchinari” ha spiegato Parigi.

La Francia ha detto di aver espresso il suo disappunto per le nuove misure introdotte da Londra alla Commissione europea. La portavoce dell’esecutivo Ue Vivian Loonela ha detto che l’Ue è impegnata in un “intenso lavoro congiunto” con il governo britannico per risolvere la questione. “Qualsiasi condizione dovrebbe essere notificata in modo tempestivo per dare all’altra parte il tempo sufficiente per commentare o adattarsi”, ha aggiunto Loonela. “Inoltre, qualsiasi condizione non può essere discriminatoria nei confronti dei nostri pescatori”.

I comitati regionali dei pescatori della Bretagna e della Normandia hanno espresso la loro “rabbia” per la decisione del Regno Unito in una dichiarazione congiunta, nella quale affermano di non riconoscere le nuove condizioni perché “sono in totale violazione delle disposizioni del trattato”. “Chiediamo quindi la sospensione di tutte le relazioni economiche con Jersey, compreso il collegamento dei traghetti”, hanno aggiunto.

Dimitri Rogoff, presidente del comitato regionale della pesca della Normandia, ha detto che se i pescatori francesi continuano ad essere bloccati dalle acque al largo di Jersey, Parigi dovrebbe adottare una serie di misure di ritorsione.