Brexit, rush finale per un accordo in extremis

Il Primo Ministro britannico Boris Johnson che appare allo show di Andrew Marr negli studi della BBC a Londra. [EPA-EFE/JEFF OVERS/BBC]

Dopo le tensioni delle ultime settimane e dopo l’annuncio dell’attivazione della procedura d’infrazione da parte della Commissione europea, il premier britannico Boris Johnson e la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen hanno annunciato di voler lavorare “intensamente” nelle prossime settimane per tentare un accordo in extremis entro la fine del mese.

All’indomani dell’annuncio del referendum per l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione europea, i commentatori e gli analisti avevano ribattezzato questo abbandono come un divorzio, al punto che l’altra famosa rottura, quella tutta interna alla famiglia Reale, è stata non a caso definita Megxit. Per alcuni versi quella del divorzio è una metafora impropria, ma in effetti, da un certo punto di vista, rispetto a quello che è avvenuto negli ultimi mesi sulle trattative per la Brexit il paragone con un divorzio non proprio amichevole funziona: ripicche, invettive, incapacità di trovare compromessi sulle questioni in sospeso, toni che si alzano e poi si riabbassano per trovare una qualche mediazione.

Il momento di maggiore tensione è stato raggiunto con la notifica formale dell’avvio della procedura d’infrazione contro il Regno Unito, dopo la notizia del disegno di legge sul mercato interno che, se approvato, avrebbe violato il protocollo sull’Irlanda del Nord e la Repubblica d’Irlanda. Le preoccupazioni al riguardo erano arrivate anche oltreoceano, scuotendo anche la politica statunitense. Dopo i colloqui di sabato 3 ottobre tra Von Der Leyen e Johnson, i toni sembrano però essersi ridimensionati: i due leader hanno affermato di “concordare sull’importanza di trovare un accordo, se possibile, come base solida per un futuro rapporto strategico UE-Regno Unito”.

Brexit, l’Ue avvia la procedura legale contro il Regno Unito per la violazione dell’accordo

La Commissione europea ha mandato una lettera di notifica giovedì 1° ottobre al Regno Unito, per informarlo dell’avvio della procedura legale a causa della violazione dell’accordo di recesso sulla Brexit, già firmato lo scorso anno.

La presidente della Commissione europea Ursula …

L’obiettivo, che naturalmente è ogni giorno più difficile da raggiungere, è quello di trovare un accordo commerciale in extremis sui futuri rapporti tra l’Ue e il Regno di Sua Maestà. La data decisiva sembra essere quella del 15 ottobre e per questo in settimana il capo negoziatore dell’Ue, Michel Barnier, si recherà a Londra, per riprendere le fila del discorso. Il Consiglio europeo del 15 ottobre è stato a lungo considerato come una delle ultime occasioni in cui i leader dell’Ue avrebbero potuto firmare un nuovo patto commerciale in tempo utile per la ratifica da parte del Parlamento europeo e dei parlamenti nazionali.

Il tempo scorre inesorabile e sembra che Johnson e von der Leyen abbiano rinviato tale scadenza alla fine di ottobre per avere il tempo di colmare le sempre forti divergenze sulla pesca. Probabilmente nessuno sa se lo slittamento del termine ultimo per trovare un accordo sarà sufficiente a scongiurare un No Deal. Gli ultimi segnali da parte degli esponenti del governo inglese in questo senso sono contrastanti: Michael Gove, Cancelliere del Ducato di Lancaster, ha firmato una nota conciliante, dicendo che “con la buona volontà dovremmo essere in grado di ottenere un accordo”, ma sembra essere stato parzialmente smentito dal ministro degli Esteri Dominic Raab, che ha detto ai delegati del partito conservatore che “i giorni in cui Bruxelles ci teneva in pugno sono finiti da tempo”.