Brexit: quale sarà il futuro dell’Eurotunnel?

L'ingresso del tunnel sotto la Manica a Coquelles, vicino a Calais. [Foto: EPA/YOAN VALAT]

Un rapporto pubblicato martedì (22 settembre) ha accusato il governo britannico di non aver garantito che il collegamento ferroviario attraverso la Manica possa continuare a funzionare anche dopo la fine della transizione relativa alla Brexit, mentre i funzionari dell’Ue non hanno ancora confermato i loro piani per il tunnel.

Secondo il rapporto del Comitato di controllo europeo del Regno Unito, la mancanza di progressi nella definizione di un nuovo accordo inerente al tunnel sotto la Manica solleva “preoccupazioni per il funzionamento sicuro del tunnel dopo il 31 dicembre, dato che la maggior parte delle leggi dell’Ue non saranno più applicabili nel Regno Unito”.

Il tunnel è l’unico collegamento di superficie del Regno Unito con l’Europa continentale, utilizzato da circa 11 milioni di passeggeri ogni anno, ed è disciplinato dal Trattato anglo-francese di Canterbury, che dovrà essere modificato per riflettere il nuovo ordinamento giuridico.

La Commissione europea vuole che il trattato rinnovato conferisca alle autorità del tunnel il potere di applicare il diritto dell’Unione su entrambi i lati del collegamento ferroviario, che le controversie siano deferite alla Corte di giustizia europea e che, come opzione di ultima istanza, la Francia sia autorizzata a intraprendere azioni unilaterali per riacquisire la sua parte di tunnel.

“Nonostante abbia confermato la sua opposizione alle proposte, il governo non ha ancora avanzato suggerimenti per un quadro alternativo di sicurezza post-transizione”, avverte il rapporto della commissione, aggiungendo che il tempo a disposizione per raggiungere un accordo comune sta per scadere. Il rapporto avverte anche che “senza un accordo sul regime di sicurezza prevalente applicabile al traforo, c’è la reale possibilità di una significativa perturbazione del suo funzionamento”.

Il primo ministro Boris Johnson ha ripetutamente insistito sul fatto che la Corte di giustizia europea non dovrebbe avere alcuna influenza sul Regno Unito una volta completata la transizione della Brexit, linea che si è rivelata un punto fermo nei negoziati in corso in tutta una serie di settori.

Anche se nei 25 anni trascorsi dall’apertura del tunnel non è stato necessario un meccanismo di risoluzione delle controversie, il fatto che il diritto dell’Unione non sarà più applicabile dall’altra parte della Manica significa che le probabilità di dover ricorrere a un meccanismo simile aumenteranno.

Ma non sono solo i negoziatori dell’Ue e del Regno Unito ad essere in difficoltà, le istituzioni dell’Ue non sono ancora riuscite a trovare un accordo su quale mandato concedere alla Francia prima ancora che possano iniziare i negoziati per un trattato aggiornato.

Il Parlamento europeo avrebbe dovuto votare la scorsa settimana sulla questione, ma a causa di un cambiamento all’ultimo momento da parte della Commissione sulla proposta, che ha dato alla CGCE il potere esclusivo di decidere sulle controversie, il testo è stato ritirato prima che gli eurodeputati potessero esprimere il loro voto.

Ciò ha creato un ulteriore ritardo, poiché la commissione giuridica del Parlamento dovrà ora pronunciarsi sulla proposta, attualmente prevista per il 28 settembre, prima che la prossima sessione plenaria di ottobre possa rimetterla in discussione.

La Francia potrà negoziare un accordo solo sulla base di tale mandato, quindi se verrà finalmente presentata una nuova proposta britannica, che probabilmente suggerirà l’inclusione nell’accordo di un’autorità diversa dalla Corte di giustizia europea, il Consiglio europeo dovrà firmare nuove istruzioni.

Ulteriori incertezze e ritardi rischiano di rendere la vita ancora più difficile all’operatore ferroviario ad alta velocità Eurostar, che è stato costretto a ridurre significativamente i suoi servizi a causa delle restrizioni di viaggio del governo britannico e delle misure di quarantena in vigore in Francia e Belgio.

L’azienda ha comunque confermato a settembre che la fusione prevista con l’operatore franco-belga Thalys andrà avanti il prossimo anno. Oltre che per i passeggeri e i veicoli, il tunnel funge da via di transito per circa 1,3 milioni di tonnellate di merci all’anno.