Brexit, per gli Stati Uniti l’impasse sul protocollo nord-irlandese è il principale ostacolo all’accordo commerciale con Londra

Un camion passa davanti ad un cartello contro la frontiera "rigida" al confine tra Eire e Irlanda del Nord [EPA-EFE/AIDAN CRAWLEY]

La questione preoccupa molto gli Stati Uniti, che hanno inviato l’ambasciatrice per il Commercio della Casa Bianca a discuterne con gli esponenti del governo Johnson.

Secondo Katherine Tai, ambasciatrice per il commercio, negoziatore e portavoce della politica commerciale degli Stati Uniti, l’impasse sul protocollo dell’Irlanda del Nord è uno dei principali ostacoli a un accordo commerciale tra Usa e Regno Unito.

Lunedì 25 aprile sono iniziati i colloqui ad Aberdeen tra l’ambasciatrice americana e la ministra britannica del Commercio internazionale Anne-Marie Trevelyan. Le discussioni proseguiranno a Londra martedì 26 aprile.

“Lasciatemi dire che è un grande tema”, ha dichiarato Tai alla BBC. “Stiamo osservando l’evolversi della situazione, ma in realtà è una grande questione sia per il Regno Unito che per l’Europa”.  Quello del protocollo ha spiegato Tai “è un tema molto sentito negli Stati Uniti, sia da parte del presidente e dei principali membri del Congresso, che dai cittadini americani di origine irlandese”.

Il protocollo, che mantiene l’Irlanda del Nord nel mercato unico europeo, introducendo controlli doganali sulle merci trasportate dalla Gran Bretagna all’Irlanda, è stato un motivo di contesa tra Ue e Regno Unito durante tutto il processo di entrata in vigore della Brexit.

I colloqui tra i funzionari dell’Ue e del Regno Unito, per rendere l’attuazione del protocollo meno onerosa per le imprese, hanno fatto pochi progressi dallo scorso autunno ed ora sono fermi, in attesa delle elezioni per il rinnovo dell’assemblea dell’Irlanda del Nord a maggio.

La questione del protocollo nordirlandese, che in un primo momento era stato accettato dai conservatori-protestanti al potere a Belfast, ha suscitato forti proteste all’interno del Partito Democratico Unionista (DUP), culminate con le dimissioni dell’esecutivo lo scorso febbraio.

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Washington ha deciso di prendere tempo, perché teme che le minacce di Londra di attivare l’articolo 16 del Protocollo sull’Irlanda del Nord possano mettere a rischio la pace e stabilità della regione.

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La scorsa settimana, sia il primo ministro britannico Boris Johnson che il ministro per le opportunità della Brexit Jacob Rees Mogg hanno lasciato intendere che il Regno Unito potrebbe decidere di revocare unilateralmente il protocollo.

Una mossa che potrebbe far crollare l’accordo commerciale e di cooperazione post-Brexit con l’Ue e portare a un confine duro tra l’Irlanda del Nord e la Repubblica d’Irlanda, con una serie di conseguenze che non riguarderebbero solo il commercio, ma anche la sicurezza della regione, ripiombata con la Brexit in una spirale di tensioni e violenze che stanno mettendo a dura prova gli accordi del Venerdì Santo, che posero fine ai troubles e alla loro ininterrotta scia di sangue.

“Stiamo osservando da vicino la situazione”, ha aggiunto Tai, ribadendo di sentire fortemente il peso dell’eredità “di pace e prosperità sull’isola d’Irlanda”.

L’amministrazione Biden ha ripetutamente sottolineato l’importanza di mantenere l’accordo del Venerdì Santo, che non deve essere messo in discussione dalle dispute commerciali post-Brexit. Washington ha fatto sapere, già negli scorsi mesi, che non anteporrà le questioni commerciali alla sicurezza dell’Ulster, ridimensionando quella che per il governo conservatore di Londra è una delle priorità, visto che l’accordo commerciale post Brexit copre il 16,8% del commercio britannico.