Brexit, minacce ai lavoratori portuali: l’Irlanda del Nord blocca i controlli doganali

Panoramica del porto di Larne. [Aubrey Dale, Wikipedia]

Altra grana dell’addio all’Ue: secondo la polizia le ostilità unioniste contro gli operatori dello scalo di Larne potrebbero sfociare in violenze. Annunciati colloqui tra Londra e Bruxelles per mercoledì 3 febbraio.

Tensioni crescenti in Irlanda del Nord dopo l’uscita del Regno Unito dall’Unione europea. Ad aggiungersi ai vari disagi che colpiscono i settori economici, dal commercio dei prodotti freschi alla grande distribuzione, ci sono adesso le proteste degli unionisti filo-britannici, scontenti per il nuovo regime doganale post-Brexit.

Nel protocollo che regola l’addio di Londra all’Ue, è stato disposto che l’area nordirlandese abbia un regime commerciale autonomo, rispetto alle nuove barriere doganali della Gran Bretagna, in modo da non creare cesure nette con l’Eire (la Repubblica d’Irlanda membro Ue) e dunque evitare che scoppino disordini nell’Ulster, regione che per decenni è stata caratterizzata da una ‘guerra a bassa intensità’ che ha fatto centinaia di morti. La Brexit ha fatto tornare la paura per una nuova escalation di violenza.

Molti unionisti filo-britannici, però, si oppongono alle nuove disposizioni introdotte e stanno alzando il livello di tensione con messaggi ostili e atti vandalici. Le autorità di Larne, storica località portuale a nord di Belfast, hanno registrato un “sinistro e minaccioso comportamento” nelle ultime settimane, compresa la comparsa di scritte sui muri che prendono di mira il dipendenti del porto definendoli “obiettivi” da colpire.

Il Consiglio locale, lunedì 1 febbraio, ha manifestato una serie di preoccupazioni a riguardo, a partire dall’incolumità del personale e per questo ha disposto il ritiro dei lavoratori, mentre la polizia ha comunicato l’intenzione di aumentare le pattuglie ai punti di ingresso.

Il Partito democratico unionista (Dup) ha chiesto a Londra di rimuovere le nuove barriere commerciali, mentre la premier nordirlandese Arlene Foster, anch’essa unionista, ha definito “assolutamente deplorevoli” le azioni contro il personale del porto. “Devo dire loro di desistere”, ha dichiarato la Foster all’emittente nazionale Utv. “Se siete contro il protocollo, come lo sono tutti gli unionisti, il modo di affrontare la questione è attraverso la politica costituzionale”, ha proseguito.

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Il dipartimento dell’Agricoltura dell’Irlanda del Nord ha dichiarato che le ispezioni fisiche sui prodotti di origine animale sono sospese nei porti di Belfast e Larne, ma ha chiarito che i controlli dei documenti continueranno ad essere eseguiti.

Annunciati colloqui Bruxelles-Londra

Intanto, nella giornata di oggi, martedì 2 febbraio, l’Ue ha affermato che affronterà con le controparti britanniche la questione dei controlli per i prodotti alimentari e di origine animale che arrivano nei porti nordirlandesi di Larne e Belfast dal resto del Regno Unito.

A spiegarlo in conferenza stampa a Bruxelles il portavoce capo della Commissione europea Eric Mamer. “Siamo in contatto con le autorità britanniche e domani ci sarà una videoconferenza tra il vicepresidente Maros Sefcovic e le controparti”, tra cui Michael Gove, membro del governo di Londra, per discutere della delicata situazione. “La nostra principale priorità è la sicurezza delle persone”, ha detto Mamer.

Altri motivi di tensione sono emersi nei giorni scorsi, con la decisione di Bruxelles di imporre dei controlli sulle esportazioni di vaccini anti-Covid fuori dall’Unione, che avevano di fatto creato un blocco anche tra Eire ed Irlanda del Nord. Bruxelles ha fatto marcia indietro, ma il malumore delle due ‘Irlande’, compreso quello della commissaria europea Mairead McGuinness, si è fatto sentire.

Da qualsiasi punto la si veda, come già previsto dall’inizio dell’addio a Bruxelles, la questione nordirlandese torna a farsi viva con forza. Per ora gli accordi di pace del 1998, che posero fine ai troubles, sono un argine alla ripresa delle violenze, ma ad accendere la miccia non ci vuole molto. E il fiammifero della Brexit difficilmente si spegnerà.