Brexit, Macron all’Irlanda: “Non vi deluderemo”

Il presidente francese Emmanuel Macron e il primo ministro irlandese Micheal Martin visitano la farmacia Sweny's, menzionata nel libro di James Joyce 'Ulyses', durante la loro passeggiata a Dublino, Irlanda, 26 agosto 2021. [EPA-EFE/CLODAGH KILCOYNE]

La Gran Bretagna e l’Unione Europea, con la giusta volontà politica, possono risolvere sensatamente le questioni in sospeso degli accordi commerciali del Protocollo per l’Irlanda del Nord dopo la Brexit, ha detto il primo ministro irlandese Micheál Martin dopo l’incontro con il presidente francese Emmanuel Macron che si è svolto a Dublino giovedì 26 agosto.

Nel corso della sua visita, il presidente Macron ha ribadito che la Francia e l’UE non deluderanno l’Irlanda, alle prese con le difficoltà causate dalla Brexit. L’UE rimarrà unita su quella che vene considerata la “questione esistenziale”, la conditio sine qua non, e cioè il protocollo per l’Irlanda del Nord, nonostante la richiesta di Londra di rinegoziarlo.

“Un futuro partenariato positivo e costruttivo è nell’interesse di tutti, ma sarà realizzato solo a condizione che ci sia un rapporto di fiducia e la volontà di mantenere gli impegni presi”, ha detto Martin durante la conferenza stampa congiunta.

L’Unione europea ha “dimostrato impegno, pazienza e creatività nel suo lavoro per attuare il protocollo”, e per trovare delle soluzioni ad alcuni problemi concreti, ha aggiunto; il messaggio alla Gran Bretagna è che le soluzioni saranno trovate nel quadro dell’accordo che è stato firmato e nessuna soluzione può passare per una sua rinegoziazione.

Il problema nasce dal fatto che politicamente è inimmaginabile erigere un confine rigido tra la repubblica d’Irlanda e l’Irlanda del Nord, perché significherebbe tornare indietro a prima dell’Accordo del Venerdì Santo. Allo stesso tempo, si deve preservare l’integrità del mercato unico europeo, di cui l’Irlanda del Nord non è più parte.

Londra si è resa conto di aver sottovalutato la questione e ha deciso che il Protocollo va rinegoziato. La risposta di Bruxelles è stata netta: la Commissione europea ha respinto fermamente l’idea di una rinegoziazione del trattato sulla Brexit, ma ha voluto anche dare un messaggio distensivo, quando il mese scorso ha accettato di congelare l’azione legale contro la Gran Bretagna che ha unilateralmente apportato modifiche al protocollo, che secondo Bruxelles violano l’accordo di divorzio.

Brexit, continuano le polemiche tra Frost e l’Ue sul protocollo per l’Irlanda del Nord

Il ministro per la Brexit britannico David Frost ha scritto un’opinione al Financial Times dove chiede all’Ue di rivedere il protocollo sull’Irlanda del Nord, magari già nell’incontro previsto mercoledì 9 giugno con il commissario Maroš Šefčovič.

Nella sua opinione, David …

Londra ha anche chiesto un periodo di sospensione dal Protocollo che estenderebbe il margine di tolleranza sull’attuazione di molti dei nuovi controlli richiesti sul commercio tra l’Irlanda del Nord e il resto del Regno Unito, che dovrebbero entrare in vigore entro poche settimane.

Il punto però è assicurare che queste deroghe non durino all’infinito. “Ci assicureremo che gli accordi firmati dopo lunghissimi negoziati siano rispettati, sia che si tratti di pesca sia che si tratti del protocollo per l’Irlanda del Nord”, ha detto Macron. “Per dirla tutta: non vi deluderemo”, ha aggiunto, spiegando che l’UE esigerà che Londra si attenga scrupolosamente a quanto è stato pattuito.

Sul tavolo della discussione tra Martin e Macron, però, c’era anche un altro tema, sul quale ci sono delle nette divergenze tra l’Irlanda e la Francia, e tra l’Irlanda e l’UE: la questione della tassazione delle multinazionali e dei giganti del tech.

Facebook, Google, Apple sono solo alcuni dei più noti colossi del digitale che hanno scelto di fissare la propria sede a Dublino in ragione di un regime di tassazione molto favorevole. Pagano appena il 12,5% di tasse e in cambio tengono i loro quartier generali, che danno lavoro a migliaia di persone, nella città di Oscar Wilde.

Macron ha ribadito la proposta, sottoscritta da 130 Paesi nel mondo, per una aliquota globale minima al 15% per questi giganti, e ha anche detto che il mondo post-covid richiederà un cambiamento del paradigma economico che conosciamo.