Brexit: Londra ha respinto oltre 3200 cittadini europei alla frontiera

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La stretta ha colpito anche alcuni viaggiatori in arrivo per ragioni di turismo o familiari che fino a ottobre dovrebbero essere esentate dal visto.

Negli ultimi tre mesi 3.294 cittadini europei sono stati fermati e respinti dal governo britannico. Il calcolo è stato fatto dal ministero dell’Interno britannico (Home Office). La stretta non riguarda solo coloro che sono stati espulsi perché cercavano un lavoro, senza essere in possesso del visto. Ma anche persone arrivate sul suolo britannico per ragioni di turismo o familiari, che al momento non richiedono il visto.

Fino al primo ottobre 2021, infatti, sarà possibile viaggiare sia con carta di identità valida per l’espatrio cartacea o elettronica, sia con passaporto valido minimo 6 mesi senza munirsi del visto. Ma a quanto pare Londra sta applicando regole molto più rigide, violando di fatto quanto previsto dall’accordo di recesso firmato con  Bruxelles.

A farne le spese sono anche cittadini italiani. Sergio D’Alberti, un manager d’albergo che ha perso il lavoro a causa del covid ha raccontato al Guardian di essere stato trattenuto per sette ore e poi respinto dalle autorità di frontiera britanniche “È stato orribile, sono disgustato per come mi hanno trattato, non sono mai stato umiliato così in vita mia”, ha spiegato D’Alberti.

Il 51enne era partito dalla sua casa in Costa Azzurra per una vacanza in macchina verso la contea irlandese di Kerry, dove vivono i parenti della moglie. Ma alla frontiera di Calais non gli hanno creduto, ritenendo che volesse entrare nel Regno Unito per cercare un lavoro, dato che non aveva prenotato altri alberghi e non aveva il biglietto di ritorno.

Spetta a chi arriva dimostrare che lascerà il Regno Unito alla fine della sua visita, che “non vivrà nel Regno Unito per lunghi periodi” e “non intraprenderà alcuna attività proibita”. Le linee guida per i funzionari di frontiera dicono anche che chi arriva deve avere “fondi sufficienti” ed elencano sei ragioni per dubitare della storia di una persona. Tra i motivi indicati c’è il fatto che il viaggiatore  sia senza lavoro e abbia la maggior parte dei familiari nel Regno Unito, o che le “informazioni fornite” non siano “credibili”.

“È abbastanza probabile che le cifre dei respingimenti saliranno”, ha detto al Guardian Marley Morris, direttore associato dell’Institute for Public Policy Research (IPPR), sottolineando il fatto che la Brexit ha portato alla fine della completa libertà di movimento tra il Regno Unito e l’Ue.  “Se questa tendenza continua, ci sarà un grande impatto sul mercato del lavoro e sui futuri modelli di immigrazione”, ha aggiunto.

Rispondendo alle domande del Guardian sui respingimenti, un portavoce del ministero dell’Interno britannico ha detto: “I 3.294 cittadini dell’Ue a cui è stato rifiutato il permesso di entrare nel Regno Unito non erano tutti turisti e suggerire il contrario è semplicemente sbagliato. Abbiamo lavorato a stretto contatto con i partner dell’Ue per assicurarci che le persone siano consapevoli di questi nuovi requisiti ed esortiamo le persone a controllarli prima di viaggiare. I cittadini britannici si aspettano che controlliamo che tutti coloro che entrano nel Regno Unito abbiano il diritto di farlo”.