Brexit, Londra ammette di aver sottovalutato il protocollo sull’Irlanda del Nord

Attuazione Brexit: scaffali vuoti in un supermarket del Regno Unito a seguito del definitivo addio all'Ue il 1 gennaio 2021. [Facundo Arrizabalaga/EPA/EFE]

Il ministro Frost ha ammesso che il governo aveva sottovalutato gli effetti del protocollo e ora Londra vorrebbe sospenderlo per introdurre un proprio sistema di controlli.

Ci sono volute le rinnovate tensioni nell’Ulster, con oltre cinquanta poliziotti feriti nelle proteste esplose nel mese di aprile, oltre a danni e incendi, per far comprendere al governo di Boris Johnson che la Brexit è una bella gatta da pelare.

Probabilmente il leader brexiteer non ammetterà mai i danni derivati dall’addio del Regno Unito all’Unione europea, ma il suo esecutivo nei giorni scorso ha ammesso di aver sottovalutato il protocollo per l’Irlanda del Nord, l’accordo istituito in modo da evitare la formazione di un confine ‘rigido’ con l’Eire, spostando la linea di separazione Uk-Ue nel mare d’Irlanda.

Nonostante in un primo momento tutti gli schieramenti nordirlandesi, tra unionisti filo-britannici e repubblicani filo-irlandesi, fossero sostanzialmente d’accordo, le posizioni delle fazioni lealiste-unioniste hanno poi fatto marcia indietro una volta avveratesi le (già annunciate) criticità post-Brexit.

Ciò che recriminano è l’eccessivo allontanamento da Londra dell’Irlanda del Nord dal punto di vista commerciale, mentre l’estremismo lealista non si è fatto attendere scatenando violenze per strada.

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Il Guardian riporta che, davanti ai parlamentari del comitato ristretto dell’House of Commons, il ministro per la Brexit David Frost ha parlato di un possibile atto unilaterale del Regno Unito per agire sui controlli alle frontiere.

L’esponente di governo ha detto di aver preso atto che i controlli sulle merci, che vanno dalla Gran Bretagna alla provincia nord-irlandese, hanno avuto “un effetto di raffreddamento più grande di quanto pensassimo per le imprese Gb che vogliono trasferire le merci in Irlanda del Nord”.

Sempre dal Guardian si apprende che Frost ha detto che nell’interesse della stabilità e della pace spera che “l’Ue non renda tutto più difficile reagendo” all’atto unilaterale.

Le affermazioni del ministro giungono mentre proseguono i colloqui, tra i funzionari di Bruxelles e Londra, relativi all’introduzione graduale dei controlli sui prodotti alimentari che attraversano il mare d’Irlanda.

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Frost ha aggiunto poi che il “problema fondamentale” è stato “il modo in cui il Protocollo sta minando l’accordo del Venerdì Santo invece di sostenerlo”, facendo eco alle contestazioni di alcuni leader unionisti in Irlanda del Nord; frasi che hanno fatto infuriare Bruxelles e Dublino, che esortano Londra ad assumersi la titolarità della hard Brexit.

Da alcuni documenti analizzati da Bbc e Guardian, viene inoltre riportato in dettaglio un piano che il Regno Unito vorrebbe introdurre sui controlli alle frontiere per i prodotti alimentari. Un graduale percorso diviso in quattro fasi elencate di seguito.

Fase 1: partirebbe dal primo giorno di ottobre e comporterebbe l’introduzione di certificati sanitari di esportazione per le carni fresche; fase 2: interesserebbe i prodotti lattiero-caseari, piante da giardinaggio, semi e vino, a partire dalla fine di gennaio; fase 3: riguarderebbe frutta e verdura e alimenti per animali domestici; fase 4: alimenti come le marmellate, prodotti con breve durata di conservazione ed alimenti non di origine animale ad alto rischio.

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Le ultime due fasi non hanno un riferimento temporale preciso e sono vincolate al successo che otterranno le prime, oltre che da alcune condizioni tecniche di consegna, spiegano sul quotidiano inglese.

Un piano, quello britannico, che potrebbe portare a nuove tensioni, sia con l’Unione europea che con la parte cattolico-repubblicana dell’Ulster. Ma l’Ue si è mossa per smorzare gli attriti e  parla di “progressi” nel dialogo con le controparti britanniche.