Brexit, le violenze in Irlanda del Nord si estendono: condanna Ue. Londra e Dublino richiamano alla calma

Lancio di molotov verso la polizia che divide le frange filo-britanniche da quelle filo-irlandesi a Belfast ovest (giovedì 8 aprile 2021), dopo che la Brexit ha risvegliato le violenze in Irlanda del Nord. [EPA-EFE/Mark Marlow]

Gli scontri tra forze dell’ordine ed estremisti lealisti vanno ormai avanti in diverse località dell’Ulster da oltre una settimana e si sono estesi anche alle frange repubblicane. Polizia in affanno, si teme un’escalation nel weekend.

La settimana che si sta chiudendo non lascia presagire situazioni in miglioramento rispetto alle tensioni in Irlanda del Nord. Le autorità di sicurezza sembrano essere in difficoltà di fronte ad un ritorno delle violenze che ricordano i tempi funesti dei troubles, anche se non si stanno (per ora) sviluppando escalation in senso paramilitare. Ma i timori della ripresa di quella che fu una decennale guerra a bassa intensità, che sconvolse l’Ulster e il Regno Unito, sono alti.

Il Servizio di polizia dell’Irlanda del Nord (Psni), dopo che gli scontri partiti da prima di Pasqua non si sono fermati ed estesi ora alle frange nazionaliste repubblicane, teme che il prossimo weekend possa essere caratterizzato da nuovi e più intensi casi di violenza. Nella conferenza stampa nella mattinata di venerdì 9 aprile, a seguito di ulteriori problemi per le strade di Belfast, l’assistente capo Psni Jonathan Roberts si è appellato ai leader delle comunità ed ai genitori per avere un ruolo nel calmare le tensioni e richiamare figli e figlie dalle strade.

Bande di giovani infatti si sono riunite vicino al luogo delle violenze di mercoledì sera e hanno lanciato pietre e fuochi d’artificio contro la polizia, che ha risposto con cannoni ad acqua e cani per contenere nuovi disordini nella più grande città nordirlandese. Land Rover corazzate e agenti con caschi e scudi sono stati schierati giovedì sera dopo che la folla si è scontrata all’interfaccia Lanark Way, punto di separazione tra la Springfield road nazionalista e la Shankill road lealista.

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Non si placano le azioni violente degli estremisti filo-britannici partite a ridosso di Pasqua. Al centro della questione il protocollo che mantiene la parte nordirlandese nel mercato unico Ue, evitando il confine rigido con l’Eire: secondo i politici unionisti, brexiters …

Lo scenario è quello di una guerriglia diffusa con scontri, danneggiamenti e tafferugli. Lancio di bottiglie molotov e incendi si sono verificati negli ultimi giorni non solo a Belfast, ma anche a Newtownabbey, Carrickfergus, Ballymena e nella città simbolo delle tensioni degli anni dei troubles: Derry/Londonderry (a seconda che la chiamino i repubblicani o gli unionisti).

Intanto l’Unione europea nella giornata di giovedì, per mezzo del portavoce capo della Commissione Eric Mamer, ha condannato con vigore “gli atti di violenza che si sono verificati nell’Irlanda del Nord negli ultimi giorni”, affermando che “nessuno ha da guadagnarci alcunché” e facendo appello “appello a tutti i coinvolti perché si astengano immediatamente da azioni violente”.

Il premier del Regno Unito, Boris Johnson, e il suo omologo irlandese, Micheál Martin, hanno lanciato un appello congiunto per un richiamo alla calma, sempre giovedì, dopo un colloquio telefonico. Anche la Casa Bianca è molto preoccupata e un suo Portavoce ha chiesto una immediata pacificazione. Mantenere la pace nell’Ulster è uno degli obbiettivi del presidente Usa Joe Biden.

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La Brexit ha risvegliato il timore negli unionisti (che l’hanno sostenuta convintamente), in particolare nei settori lealisti più estremi, di un allontanamento dell’Irlanda del Nord dal Regno Unito verso la Repubblica d’Irlanda (Eire), prospettiva da sempre congeniale ai nazionalisti repubblicani (cattolici) che, da quando si è consumato l’addio di Londra all’Ue, hanno ripreso con forza l’idea di un’annessione da parte di Dublino.

L’applicazione della Brexit ha posto il problema di un confine rigido tra l’Eire e la parte nordirlandese, cosa che si è potuta evitare grazie ad un apposito protocollo che mantiene di fatto l’Irlanda del Nord nel mercato unico europeo.

In pratica, da questo punto di vista, le ‘due irlande’ sono diventate più o meno un’unica entità, mentre i confini extra Ue sono relegati alla sola Gran Bretagna (cioè l’area dell’isola britannica con le altre nazioni costitutive del Regno Unito: Inghilterra, Scozia e Galles). Londra, inoltre, deve fare i conti anche con le tendenze secessioniste scozzesi rigeneratesi nella fase post Brexit.