Brexit, le dimissioni di Frost indeboliscono Johnson ma sono un’incognita anche per l’Ue

David Frost [EPA-EFE/VICKIE FLORES]

L’addio del ministro è una spina nel fianco per Johnson, che nei giorni scorsi è stato travolto da una serie di scandali e di sconfitte politiche. Ma anche per Bruxelles rappresenta un’incognita dato che non è ancora chiaro quale linea deciderà di seguire la nuova negoziatrice britannica, Elizabeth Truss.

Sabato 18 dicembre David Frost, ministro capo negoziatore per la Brexit, ha dato le dimissioni. Secondo il giornale britannico Mail on Sunday, Frost avrebbe preso questa decisione dopo un crescente malcontento per le recenti decisioni del governo, in particolare per le nuove misure introdotte per far fronte alla pandemia.

In serata Frost ha confermato le sue dimissioni con una lettera, in cui ha ribadito la sua stima per il premier ed evidenziando allo stesso tempo le sue “preoccupazioni per l’attuale direzione di marcia” del governo.

L’addio di Frost rappresenta un incognita per l’Unione europea e per i futuri rapporti tra Londra e Bruxelles, al momento già molto tesi. L’ex ministro per la Brexit ha adottato, quasi sempre, la linea dura nel corso dei negoziati con l’Ue, usando spesso un approccio ideologico, che tuttavia gli ha consentito di ottenere diverse concessioni, come la riduzione dei controlli al confine tra le due Irlande. Non ha esitato ad usare l’articolo 16 del Protocollo sull’Irlanda del Nord come arma di negoziato, correndo il rischio di mettere in crisi gli accordi di pace del Venerdì Santo.

Tuttavia non è scontato che il suo successore possa essere un interlocutore migliore per Bruxelles. E il fatto che le dimissioni arrivino poco dopo l’annuncio di una tregua natalizia nei negoziati su come attuare il Protocollo potrebbe complicare nuovamente le cose.

Domenica 19 dicembre il primo ministro Boris Johnson ha incaricato la ministra degli Esteri Elizabeth Truss di portare avanti i colloqui con l’Unione europea. “Il ministro degli Esteri diventerà il negoziatore principale con l’Ue sul protocollo dell’Irlanda del Nord, dopo le dimissioni di Lord Frost – si legge in una nota di Downing Street – Liz Truss assumerà la responsabilità ministeriale per le relazioni del Regno Unito con l’Unione europea con effetto immediato”.

Truss assume l’incarico dopo che Frost ha concluso l’anno senza grandi progressi per quel che riguarda la gestione dei controlli sulle merci che si spostano dalla Gran Bretagna all’Irlanda del Nord. E, come ricorda Politico.eu dovrà decidere se continuare a usare l’arma dell’articolo 16, che potrebbe avere pesanti conseguenze in politica estera in particolare nei rapporti tra Regno Unito e Stati Uniti, o trovare una vera soluzione. Alcuni osservatore sostengono da tempo che la gestione dei rapporti con Bruxelles post Brexit dovesse essere affidata al ministero degli Esteri e alla sua rete di diplomatici, tuttavia finora il governo aveva preferito seguire un’altra strada.

Ora spetterà a Elizabeth Truss dimostrare se questa possa essere davvero la soluzione migliore e  se i diplomatici britannici saranno in grado di farsi carico di una questione così complessa come l’attuazione del Protocollo o preferiranno continuare ad attribuire a Bruxelles tutte le colpe.

Per il governo Johnson, già alle prese con la ribellione di 100 dei suoi parlamentari per le nuove misure anti-Covid, l’uscita di scena di Frost rappresenta una spina nel fianco. A cui si aggiunge  sito web del quotidiano The Guardian domenica ha pubblicato una foto di quello che sembrava essere Johnson ad una festa nel giardino di Downing Street.

Nei giorni scorsi la credibilità del premier era già stata messa in crisi da una foto pubblicata dal Guardian su una festa di Natale che si sarebbe tenuta nel palazzo del governo nel 2020, durante il lockdown. Una serie di sconfitte politiche e malumori all’interno del Partito conservatore hanno peggiorato la situazione al punto che alcuni analisti politici si chiedono se il governo e soprattutto la leadership del premier non siano a rischio. Con la perdita alle elezioni suppletive della scorsa settimana le voci su una futura uscita di scena di Johnson a favore di altre figure del partito si sono moltiplicate.