Brexit, le associazioni degli industriali europee spingono per un accordo

La rimozione della bandiera europea dalla rappresentanza britannica a Bruxelles, 21 gennaio 2020. [EPA-EFE/OLIVIER HOSLET / POOL]

Una dichiarazione congiunta delle principali associazioni industriali di Italia, Germania e Francia alla vigilia del Consiglio europeo ribadisce l’importanza di un accordo sulla Brexit, per scongiurare l’introduzione di dazi, controlli e una burocrazia invasiva.

Carlo Bonomi (Confindustria), Dieter Kempf (Bdi) e Geoffroy Roux de Bézieux (Medef) hanno chiesto ai negoziatori di entrambe le parti, Europa e Regno Unito, di fare tutto il possibile per giungere a un accordo, scongiurando il rischio di una hard Brexit che imponga il ritorno alle dogane.

“Le nostre imprese stanno dedicando tutte le loro energie a limitare gli effetti sanitari, sociali ed economici della crisi da Covid-19”, si legge nel documento. “Una divisione brutale tra Europa continentale e Regno Unito contribuirebbe ad aumentare le difficoltà, mettendo a rischio decine di migliaia di posti di lavoro e insediamenti produttivi nei nostri Paesi”, prosegue la dichiarazione.

L’invito è perciò quello a rispettare l’accordo di recesso e la dichiarazione politica, esplorando ogni possibile soluzione per garantire la fluidità degli scambi commerciali, mantenendo nel contempo una concorrenza leale tra le parti.

L’attesa di Boris Johnson

Il primo ministro britannico Boris Johnson aveva dichiarato che avrebbe abbandonato il tavolo delle negoziazioni con l’Ue se non ci fosse stato un accordo in vista entro il 15 ottobre. Ora, però, ha scelto di attendere la conclusione del Consiglio europeo per riflettere sui prossimi passi da compiere.

Più volte il Regno Unito ha accusato l’Europa di attendismo, con lo scopo di forzare l’accettazione delle concessioni facendo avvicinare sempre di più la scadenza del 31 dicembre. La presidente della Commissione von der Leyen aveva però evidenziato come le due parti fossero comunque distanti sulle tre priorità delle istituzioni europee: pesca, concorrenza e governance.

Entrambe le parti sembrano preferire, al momento, una soluzione senza accordo, piuttosto che accettarne uno che non sia in linea con le loro richieste. Tuttavia, molti osservatori economici prevedono una grande ricaduta economica del no deal.

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