Brexit, l’autorità che tutela i diritti dei cittadini europei fa causa al governo britannico

[EPA-EFE/NEIL HALL]

Secondo l’Ima 2,5 milioni di cittadini europei che hanno ottenuto la residenza provvisoria nel Regno Unito rischiano di perdere i loro diritti, finendo in un limbo, a causa del complesso iter burocratico introdotto dall’Home Office.

Il governo britannico non sta rispettando i diritti dei cittadini dell’Ue che hanno vissuto in Gran Bretagna per meno di cinque anni e ora stanno cercando di ottenere lo status di residenza, ha avvertito un cane da guardia ufficiale. A lanciare l’allarme è l’Autorità di controllo indipendente per gli accordi sui diritti dei cittadini (IMA), che cerca di garantire il rispetto dei diritti dei cittadini europei stabilitisi nel Regno Unito prima della Brexit, che ha deciso di aprire un procedimento legale contro Downing Street.

Secondo quanto previsto dal Settlement Scheme, il programma attraverso il quale i cittadini di Ue, dello Spazio economico europeo (See) o svizzeri possono fare domanda per continuare a vivere nel Regno Unito dopo la Brexit, i cittadini europei che si sono trasferiti in Gran Bretagna prima della Brexit e hanno vissuto nel Paese per meno di cinque anni possono ottenere lo status di pre-settled (residenza provvisoria) che permette loro di continuare a vivere, lavorare e accedere ai servizi pubblici del Regno Unito come l’istruzione.

Tuttavia, il governo britannico richiede loro di fare una seconda domanda entro cinque anni dalla concessione dello status di pre-settled, o per la residenza permanente (settled status) o per un rinnovo di quella provvisoria. Se non riescono ad ottenere uno dei due status, l’Home Office li considera illegalmente presenti nel Regno Unito e non più autorizzati a esercitare i loro diritti di residenza.

L’Ima sostiene che questa politica è illegale perché viola le disposizioni sui diritti dei cittadini stabilite nell’accordo di recesso del Regno Unito dall’Ue, che non prevedono la perdita dello status in tali circostanze.

“Intraprendendo un’azione legale ora, speriamo di fare chiarezza per quei cittadini con la residenza provvisoria (pre-settled), che sono 2,485 milioni a partire dal 30 novembre 2021”, ha spiegato Kathryn Chamberlain, Chief Executive dell’Ima.

Secondo l’Ima il sistema previsto dall’Home Office rischia di diventare una bomba a orologeria per questi 2,5 milioni di cittadini. Il timore è che molti possano dimenticarsi di richiedere il settled status alla scadenza del pre-settled. E che i più in difficoltà, come gli anziani, i bambini in cura e le persone vulnerabili, che si sono dovuti rivolgere a volontari, associazioni di beneficenza o badanti per presentare la domanda, vengano esclusi.

L’Ima sostiene che l’eventuale perdita del lavoro e della casa o del diritto all’assistenza sanitaria è una conseguenza ingiustificabile e diretta della Brexit, non una responsabilità dei singoli individui e che l’accordo firmato da Londra e Bruxelles consente la perdita di questi diritti solo in “circostanze limitate”. Pertanto ritiene che la politica del ministero dell’Interno britannico violi l’accordo raggiunto dopo l’uscita definitiva del Regno Unito dall’Unione europea.

Un portavoce del ministero dell’Interno, contattato dalla stampa britannica per commentare l’azione legale dell’Ima, ha detto: “Prendiamo i nostri obblighi sui diritti dei cittadini molto seriamente e abbiamo implementato le disposizioni che abbiamo concordato nell’ambito dell’accordo di ritiro in buona fede. Non commentiamo i procedimenti legali in corso”.