Brexit, la protesta dei pescatori scozzesi contro Londra: “Butteremo pesce marcio davanti al Parlamento”

Operatore di un peschereccio britannico al lavoro. [EPA-EFE/VICKIE FLORES]

Il Regno Unito continua a fare i conti con i previsti e annunciati problemi dell’uscita Ue: per l’industria ittica in Scozia si parla di milioni di euro di danni da inizio 2021. Cresce ulteriormente il malcontento anti-Brexit.

Parliament square potrebbe essere inondata di pesce. No, non si tratterebbe dei tradizionali chioschi fish and chips che caratterizzano le strade di Londra, ma di una protesta dei pescatori scozzesi annunciata nel pomeriggio di mercoledì 13 gennaio.

In Scozia l’ambito ittico è uno dei settori portanti dell’economia e, come altre categorie, anche chi vive di pesca sta subendo i primi e puntuali contraccolpi post-Brexit. I proprietari delle aziende affermano che l’introduzione di certificati sanitari, dichiarazioni doganali e controlli reintrodotti ad inizio anno stanno colpendo i sistemi di consegna.

In realtà non ci sarebbe niente di strano: la Gran Bretagna, dopo la vittoria di chi voleva uscire dall’Unione europea al referendum del 2016 e il conseguente abbandono dell’Ue, non fa più parte del mercato unico europeo; dunque è logico che anche il pesce, come le altre merci, rimanga fermo alla dogana.

Il problema però è molto serio visto che, più di altre, la catena di distribuzione ittica ha bisogno di tempi rapidi di consegna, in quanto prodotto deperibile. Per questo le aziende scozzesi esprimono la loro disperazione fino a minacciare di buttare molluschi marci davanti al Parlamento britannico.

Non a caso la Scozia aveva espresso forte contrarietà all’uscita del Regno Unito dall’Ue, facendo stravincere il ‘remain’ oltre il Vallo di Adriano. I problemi Brexit annunciati fino all’ultimo respiro in questi anni si stanno avverando e, come era ovvio, il malcontento per i disagi sta crescendo velocemente tra aziende e comuni cittadini, i primi a risentirne.

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Da giorni si parla dei ritardi accumulati ai porti a causa della Brexit e della reintroduzione della dogana con il Regno Unito. Ben più curiosa è stata però la scena vista al porto di Hoek van Holland (Rotterdam), dove agenti …

Da quanto si apprende su Euractiv.com Jamie McMillan, della Lochfyne Seafarms, non le ha mandate a dire al primo ministro Uk Boris Johnson. In un video su Twitter ha avvertito il premier inglese che “se gli esportatori scozzesi non riusciranno a trasportare i loro prodotti la prossima settimana, noi saremo a Westminster a scaricare molluschi marci sulla vostra porta di casa”. “Qui stiamo combattendo per la sopravvivenza”, ha aggiunto, “risolvete la questione e risolvetela subito”.

Anche Santiago Buesa della Sb Fish è furibondo e dice di avere una grande quantità di pesce da scaricare. “Non possiamo venderlo perché i nostri mercati sono stati chiusi a causa della Brexit”, protesta l’imprenditore.

Nelle ultime due settimane gli acquirenti francesi si sono lamentanti dei tempi di trasporto troppo lunghi, rifiutando carichi di rimorchio di scampi e salmoni del valore di decine di migliaia di sterline.

Il gruppo logistico Dfds ha sospeso il servizio di esportazione di groupage (tipo di spedizione che permette a più esportatori di inviare i prodotti in un’unica consegna) l’8 gennaio, con l’obiettivo di riprendere il servizio il 18 gennaio dopo aver smaltito gli arretrati, ma è molto probabile che servirà più tempo.

Le procedure non saranno semplici. Infatti, per portare il pescato fresco sui mercati europei, i fornitori di logistica dovranno riprendere in carico i prodotti distribuiti, fornendo codici delle merci, tipologia del prodotto, peso lordo, numero di scatole e il valore, oltre agli altri dettagli necessari per completare tutte le procedure di mancata consegna e quelle burocratiche.

L’insieme dei passaggi, non essendo di facile esecuzione, è esposto a potenziali errori che possono incidere sui ritardi, aggravandoli. Tempi lunghi che sono veleno per le aziende (non solo britanniche).

La situazione in Scozia è molto tesa e non è destinata a calmarsi. I pescatori non stanno facendo uscire le imbarcazioni e il governo scozzese afferma che gli intoppi post-Brexit all’industria ittica sono costati ad oggi milioni di sterline in contratti persi, con il conseguente abbassamento del prezzo dei prodotti.

Il fronte dei problemi (e delle potenziali tensioni) per il Regno Unito e per il premier conservatore Johnson si sta estendendo a macchia d’olio. Nella giornata di mercoledì le aziende della grande distribuzione Asda, Iceland, Tesco, Co-op, M&S e Sainsbury’s, hanno chiesto al Governo di risolvere la spinosa questione degli scaffali vuoti nei supermercati che, soprattutto nella ‘delicata’ Irlanda del Nord, stanno subendo i contraccolpi Brexit sulla catena di approvvigionamento.