Brexit, la legge che viola l’accordo di recesso supera il primo test in Parlamento

Una foto resa disponibile dal Parlamento inglese mostra il premier Boris Johnson durante il dibattito sulla direttiva sul mercato interno. [EPA-EFE/JESSICA TAYLOR / UK PARLIAMENT HANDOUT]

Il primo ministro britannico Boris Johnson è sopravvissuto a una ribellione di oltre 30 parlamentari conservatori lunedì sera (14 settembre) mentre il suo controverso disegno di legge sul mercato interno si preparava a diventare legge.

Trenta parlamentari conservatori si sono astenuti e due hanno votato contro il disegno di legge che avrebbe scavalcato il protocollo irlandese, parte dell’accordo di ritiro che ha portato il Regno Unito fuori dall’Ue a gennaio. Anche il partito Unionista Democratico, che si è opposto all’accordo di ritiro a causa dell’inclusione del protocollo dell’Irlanda del Nord, ha appoggiato il governo.

Parlando alla Camera dei Comuni lunedì sera, Johnson ha detto che il disegno di legge è “un pacchetto di poteri protettivi” che è “essenziale per garantire l’integrità e la sovranità del Regno Unito” e ha sostenuto di averne bisogno per fare fronte all’approccio “estremo” e alla “mancanza di buon senso” dell’Ue.

Johnson ha anche ripetuto la sua accusa secondo cui l’Ue stava agendo in “malafede” e minacciava di bloccare e impedire che i prodotti agricoli viaggiassero dal Regno Unito all’Irlanda del Nord. “Per quanto assurda e autolesionista sarebbe stata quell’azione […] l’Ue non ha ancora tolto questa minaccia dal tavolo”, ha detto ai deputati.

Tuttavia, i partiti dell’opposizione e un certo numero di ex ministri conservatori, tra cui cinque ex leader del partito, hanno fortemente criticato il disegno di legge, avvertendo che avrebbe rovinato la reputazione del Regno Unito.

Il disegno di legge sul mercato interno, concepito per disciplinare il commercio all’interno delle quattro nazioni del Regno Unito, conferisce ai ministri britannici il potere di modificare o “disapplicare” le norme relative alla circolazione delle merci che entreranno in vigore a partire dal 1° gennaio, quando il Regno Unito lascerà il mercato unico dell’Ue, se non verrà raggiunto un accordo commerciale che gli succeda. Inoltre, esso annullerebbe le norme sugli aiuti di Stato in Irlanda del Nord.

La disputa minaccia di far deragliare i negoziati su un accordo commerciale che ha già raggiunto un’impasse sul futuro regime degli aiuti di Stato e sulla pesca del Regno Unito. La settimana scorsa la Commissione europea ha dato tempo a Johnson fino alla fine di settembre per ritirare il progetto di legge e ha minacciato di intraprendere un’azione legale contro il Regno Unito, con il vicepresidente della Commissione Maroš Šefčovič che ha descritto il progetto di legge come una “gravissima violazione” dell’accordo di ritiro che ha “danneggiato gravemente la fiducia tra le parti”.

Il ministro degli Esteri irlandese Simon Coveney ha descritto il progetto di legge come l’ultimo esempio dell’approccio “erratico” del governo Johnson ai colloqui, che ha “danneggiato i rapporti e metterà a dura prova i negoziati”. Il Protocollo dell’Irlanda del Nord, volto a impedire il ritorno sull’isola d’Irlanda di un controverso confine, era stato negoziato e approvato da Johnson lo scorso autunno. “Abbiamo firmato il Protocollo l’anno scorso nella speranza che l’Ue fosse ragionevole”, ha detto Johnson.

Il laburista Ed Miliband, sostituto del leader del partito Keir Starmer, che è stato costretto ad autoisolarsi in casa, ha accusato Johnson di “teppismo legislativo” per aver minacciato di rompere un trattato che aveva negoziato e su cui aveva vinto con successo una campagna elettorale. “O non è mai stato sincero con il Paese oppure non capiva l’accordo”, ha detto Miliband.

Tuttavia, anche se il governo Johnson vuole accelerare la legge in modo da poterla inserire nello statuto nel caso in cui un patto commerciale Ue-Regno Unito non venga finalizzato prima della fine del 2020, è probabile che si trovi in difficoltà alla Camera dei Lord, dove i legislatori conservatori sono in minoranza. Se i Lords dovessero opporsi al disegno di legge, potrebbero ritardarlo di un anno.