Brexit, la Francia minaccia il veto: “Se non ci sarà un buon accordo, ci opporremo”

Il presidente francese Emmanuel Macron. [EPA-EFE/BENOIT TESSIER / POOL MAXPPP OUT]

Parigi ha fatto sapere che se non si dovesse arrivare a un’intesa soddisfacente non darà il via libera all’accordo.

Quella che si sta concludendo doveva essere la settimana decisiva per arrivare a un accordo tra Londra  e Bruxelles, malgrado i negoziati stiano andando avanti, ormai sembra molto difficile che ci possa essere una svolta. I leader dei 27 Paesi membri faranno il punto della situazione nel Consiglio europeo del 10 e 11 dicembre.

“Tutto potrebbe cambiare in qualsiasi momento”, hanno dichiarato fonti di Bruxelles a Euractiv.com, aggiungendo che il senso di urgenza è “ormai compreso a Londra”. A Londra, il portavoce del primo ministro Boris Johnson ha detto che i team di negoziazione stanno “continuando a lavorare duramente per risolvere le differenze che rimangono”.

I nodi sono sempre gli stessi: la pesca, le regole sulla concorrenza e la governance. “Gli stati membri devono decidere, Londra deve decidere, se qualcuna delle due parti dice ‘no’ avremo un ‘no deal’ e non sappiamo che conseguenze ci saranno. Ed è una cosa che farà parte delle valutazioni”, ha dichiarato il presidente del Consiglio europeo Charles Michel.

La Francia ha fatto sapere che sarebbe pronta a opporre il suo “veto” se l’accordo non fosse soddisfacente, ad esempio sul fronte dei diritti di pesca. L’insoddisfazione, condivisa anche da Belgio, Paesi Bassi e Danimarca, nasce dal fatto che Barnier avrebbe respinto una richiesta degli ambasciatori Ue di vedere le parti chiave del testo prima che sia finito. Il timore è che su alcuni punti Bruxelles sia pronta ad accontentare Londra pur di arrivare a un’intesa. A preoccupare Parigi è soprattutto la questione della pesca. Il Regno Unito vorrebbe un accordo annuale, mentre la Francia e altri Paesi si oppongono alla richiesta.

“Voglio dire ai nostri pescatori, ai nostri produttori, ai cittadini che stanno ascoltando che non accetteremo un accordo con condizioni sfavorevoli”, ha dichiarato il ministro degli Affari europei francese Clement Beaune all’emittente radiofonica Europe 1. “Se non si riuscirà a raggiungere un buon accordo, ci opporremo. Ogni paese ha un diritto di veto, quindi è possibile. Procederemo con la nostra valutazione di questo progetto di accordo, se ce ne sarà uno”.

Fonti del governo britannico hanno dichiarato alla Bbc che le prospettive di una svolta si stanno diradando e hanno accusato l’Ue di aver avanzare nuove richieste sulle regole commerciali. Ricostruzione smentita da Bruxelles. Sempre secondo la Bbc il capo negoziatore Ue Michel Barnier, invece di tornare a Bruxelles come inizialmente previsto, rimarrà a Londra per continuare le discussioni.

Lunedì 7 dicembre il disegno di legge sul mercato interno, che ha infiammato lo scontro tra i due lati della Manica, tornerà alla Camera dei comuni dopo essere stato respinto alla Camera dei Lord. Il governo britannico ha già fatto che non intende modificare nella sostanza il testo e che intende farlo riapprovare, senza troppe modifiche dalla Camera elettiva dei Comuni, che aveva già votato a favore della proposta. Se approvato, il disegno di legge costituirebbe una palese violazione del protocollo su Irlanda/Irlanda del Nord. Infatti le autorità del Regno Unito  potrebbero derogare in via permanente ad alcuni obblighi derivanti dal protocollo. In questo modo Londra violerebbe un trattato che rappresenta un obbligo di diritto internazionale, come ha ammesso lo stesso governo britannico. Bruxelles ha avvertito più volte Downing Street che, se questo dovesse accadere, l’accordo commerciale salterebbe.