Brexit, industria ittica Uk: perdite da 1 milione di sterline al giorno

Boris Johnson (sx) con i pescatori pro-Brexit durante la campagna referendaria 2016 sull'uscita dall'Ue. [EPA/STR]

Fortissima contrazione economica per il settore della pesca dopo l’uscita di Londra dal mercato unico, ma il governo Johnson minimizza. Il grido di allarme del comparto.

Si parla di perdite giornaliere da 1 milione di sterline per l’industria della pesca del Regno Unito. Il settore, che ha spinto molto per l’uscita di Londra dall’Unione europea, sta dunque pagando il prezzo della Brexit, stretto tra commesse saltate con gli Stati membri a causa dei troppi ritardi accumulati alla dogana, per prodotti che devono assolutamente mantenere freschezza.

Non essendo più nell’Ue sono numerose le procedure burocratiche per esportare (più quelle per l’invenduto) e gli esponenti dell’industria ittica affermano che se non ci saranno aiuti immediati dal Governo si conteranno ben presto “vittime” tra le aziende.

L’industria della pesca è stata al centro di un compromesso dell’ultimo minuto tra i negoziatori Ue-Uk. In base all’accordo, il Regno Unito si riprenderà il 25% della quota di pesca dell’Ue, con modifiche graduali nell’arco di cinque anni e mezzo.

Ma il pesce marcisce presto e non a caso nei giorni scorsi gli imprenditori hanno fatto sentire il loro malcontento, che senza una adeguata e concreta risposta potrebbe culminare in azioni clamorose di protesta.

Ma il Governo conservatore del premier Johnson minimizza il grave problema. “La cosa fondamentale è che abbiamo riavuto il nostro pesce”, ha detto intervenendo al Parlamento di Westminster il ministro Jacob Rees-Mogg, giovedì 14 gennaio, aggiungendo che “ora sono pesci britannici e sono pesci migliori e più felici per questo”.

Il forse troppo sbrigativo commento è stato però ripreso da sir Lindsay Hoyle, Speaker della Camera dei Comuni, che ha ribattuto dicendo che, “ovviamente, non ci sono prove schiaccianti” che possano provare le tesi espresse dall’esponente dell’esecutivo.

Brexit, la protesta dei pescatori scozzesi contro Londra: "Butteremo pesce marcio davanti al Parlamento"

Il Regno Unito continua a fare i conti con i previsti e annunciati problemi dell’uscita Ue: per l’industria ittica in Scozia si parla di milioni di euro di danni da inizio 2021. Cresce ulteriormente il malcontento anti-Brexit.

Parliament square potrebbe essere …

Mentre alcuni parlamentari britannici si sono lamentati della “valanga di scartoffie” e di “ingombrante burocrazia” subita dalle aziende ittiche, il ministro dell’Economia rurale della Scozia, Fergus Ewing, ha riferito che i pescatori scozzesi stanno sbarcando il loro pescato in Danimarca per evitare il sistema burocratico che le esportazioni verso l’Ue ora comportano.

Le difficoltà del settore della pesca, segnalate fin dai primi giorni dall’abbandono del mercato unico europeo (dal 1 gennaio) della Gran Bretagna, sono una battuta d’arresto per il governo di Londra che ha sempre sostenuto le ulteriori possibilità che i pescatori britannici avrebbero avuto con la Brexit, per un valore di oltre 750 milioni di sterline (per un comparto che vale attualmente circa 1 miliardo di sterline).

Da parte sua, il primo ministro Boris Johnson ha insistito sul fatto che i ritardi sono “solo temporanei” e ha promesso che il governo britannico fornirà un risarcimento alle imprese di pesca che stanno subendo perdite. L’esecutivo ha anche promesso che investirà 100 milioni di sterline per modernizzare l’industria della pesca.

James Withers di Scotland Food & Drink parla di “un inizio terribile per molte aziende ittiche in Scozia e per altri esportatori di prodotti alimentari”. “Alcuni carichi sono arrivati nell’Ue, ma più lentamente e con difficoltà. Molti stanno vendendo meno del 10% di quello che farebbero normalmente”. “Altri ancora, però, hanno trovato la porta dell’Ue completamente chiusa”, ha aggiunto.

2021: fuga da Londra. La questione scozzese sempre più stringente

L’anno dell’entrata in vigore della Brexit sarà caratterizzato con grande probabilità dalla  richiesta di indipendenza della Scozia, con Johnson e Sturgeon che già stanno facendo scintille. Le grane di Londra e gli ostacoli per Edimburgo.

La questione scozzese sarà la grande …

“Questo sta causando una vera e propria crisi finanziaria per alcuni. Un misto di confusione burocratica e di sistemi informatici saltati ha paralizzato gran parte del commercio. O verranno soluzioni entro i prossimi giorni o ci saranno perdite permanenti”, ha concluso Withers.

Aggiornamento: 23 mln di sterline per aiutare la pesca colpita dalla Brexit

Il governo Johnson minimizza sui riflessi negativi della Brexit sull’industria ittica Uk, ma intanto il Primo ministro si è impegnato nella giornata di lunedì 18 gennaio a stanziare 23 milioni di sterline per aiutare le imprese di pesca, colpite dai ritardi susseguitisi dopo l’addio di Londra al mercato unico europeo.

Le aziende di pesca, come annunciato, hanno portato le loro proteste nel centro della capitale: circa 20 camion hanno bloccato l’accesso ai dipartimenti governativi di Whitehall nel tentativo di esercitare pressioni sui ministri affinché diano sostegno finanziario al settore. Tra gli obbiettivi della protesta anche il civico 10 di Downing Street, la residenza del Premier.

Secondo la propaganda ‘leave’ il comparto doveva ricevere forti benefici dall’addio all’Ue, invece l’industria della pesca viaggia con perdite da 1 milione di sterline al giorno a causa dei nuovi requisiti burocratici per esportare i propri prodotti nel mercato europeo.

Come risultato dei ritardi il marciume dei frutti di mare nei cantieri navali, spingendo gli organismi del settore a sollecitare i pescatori a ridurre il loro pescato giornaliero fino a quando non saranno risolti i problemi. Questioni che stanno alimentando, in particolare nella Scozia in vena di secessione, risentimento verso il Governo del Regno Unito.