Brexit, il Regno Unito rischia di restare a corto di cibo per la mancanza di autotrasportatori

Attuazione Brexit: scaffali vuoti in un supermarket del Regno Unito a seguito del definitivo addio all'Ue il 1 gennaio 2021. [Facundo Arrizabalaga/EPA/EFE]

La perdita di 100.000 autotrasportatori per effetto della pandemia di Covid e della Brexit rischia di mettere nuovamente in crisi le catene di fornitura.

In Gran Bretagna dopo l’uscita dall’Unione europea continuano a farsi sentire gli effetti della Brexit. Gli scaffali dei supermercati rischiano di rimanere vuoti. Questa volta per la mancanza di oltre 100.000 autisti di mezzi pesanti (Hgv).

Lo scenario potrebbe essere quello che già si era verificato a inizio anno, subito dopo l’addio all’Unione. Questa situazione, come riporta il Guardian, potrebbe avere serie ricadute sulle mense scolastiche.

Il 23 giugno scorso la Road haulage association e altri rappresentanti degli autotrasportatori e dell’industria alimentare hanno inviato una lettera al primo ministro Boris Johnson, in cui chiedono il suo intervento per aprire alla manodopera europea, introducendo visti temporanei per i conducenti di veicoli pesanti.

Nel testo si avverte che senza l’aiuto del governo le catene di approvvigionamento critiche della Gran Bretagna rischiano di “crollare a un livello senza precedenti e inimmaginabile”. “I supermercati stanno già segnalando che non stanno ricevendo le scorte di cibo previste”, ha detto l’amministratore delegato Richard Burnett.

Le conseguenza economiche della Brexit

Contrariamente a quello che sostenevano i fautori della Brexit a proposito del rilancio dell’economia britannica una volta liberata dai lacci e lacciuoli delle regole comunitarie, i dati economici del 2020 sono i peggiori di sempre e le previsioni lo sono …

La lettera è stata firmata da colossi della logistica come Eddie Stobart, Wincanton, Xpo Logistics e Kuehne+Nagel, ma anche dai rappresentanti settore alimentare, tra cui la Food and Drink federation, la British frozen food federation, la Cold chain federation, la British Beer and Pub association e la British meat producers association.

A preoccupare i firmatari della lettera è l’avvicinarsi delle vacanze estive, la costante difficoltà nel far ripartire l’economia, dopo lo stallo creatosi con la Brexit, e i picchi nella domanda di cibo e bevande dovuti al clima caldo e ai grandi eventi sportivi. Inoltre, nella lettera si avverte anche che è a rischio l’organizzazione per periodo natalizio e che, per il settore, ha inizio tra agosto e settembre.

Il governo Johnson, tramite un portavoce, ha fatto sapere di aver incontrato i rappresentanti del settore per discutere della carenza di autotrasportatori e delle possibili soluzioni per il reclutamento di nuova manodopera. “La maggior parte delle soluzioni verranno dall’industria stessa. Da questo punto di vista sono già stati compiuti dei progressi in aree chiave come i test e le assunzioni e c’è una grande attenzione verso il miglioramento della paga e delle condizioni di lavoro”, ha detto il portavoce.

La linea di Londra è sempre quella di privilegiare la manodopera nazionale. “Il nostro nuovo sistema di immigrazione a punti – sostengono dal Governo Uk – rende chiaro che i datori di lavoro dovrebbero concentrarsi sull’investimento nella nostra forza lavoro nazionale, in particolare quelli che hanno bisogno di trovare un nuovo impiego, piuttosto che fare affidamento sulla manodopera dall’estero”.