Brexit, il no deal potrebbe dimezzare la ripresa del Regno Unito

[EPA-EFE/FACUNDO ARRIZABALAGA]

Secondo le previsioni di KPMG il Pil del Regno Unito crescerebbe solo del 4,4% nel 2021 in caso di no deal. Senza la Brexit si prevedeva una crescita del 10,1%.

L’ultima settimana di negoziati sulla Brexit volge al termine. Il capo negoziatore dell’Ue Michel Barnier venerdì riferirà ai leader dei 27 Paesi membri se quei passi avanti auspicati nelle scorse settimane ci sono stati oppure no.

Nel secondo caso entrambe le parti dovranno prepararsi ad affrontare le conseguenze del ritorno di dazi e dogane. A pagare il prezzo più alto però sarà proprio il Regno Unito, come confermano le previsioni della società di revisione contabile KPMG, secondo la quale il Pil del Regno Unito crescerebbe solo del 4,4% nel 2021 in caso di no deal, contro il 10,1% di crescita previsto qualora Londra e Bruxelles avessero mantenuto le relazioni esistenti. KPMG prevede inoltre che l’economia del Regno Unito avrà un crollo dell’11,2% quest’anno a seguito delle restrizioni dovute alla pandemia, a cui si sommano gli effetti della Brexit.

Con le imprese che non sono ancora pronte per il ritorno delle dogane e la ripresa delle attività commerciali alle condizioni del Wto, l’economia britannica non riuscirebbe a tornare ai livelli di crescita raggiunti prima della pandemia prima del 2024 ovvero due anni più tardi di quanto sarebbe accaduto se il Regno Unito non avesse deciso di lasciare l’Ue.

Le imprese dell’Irlanda del Nord chiedono più tempo

Anche le imprese dell’Irlanda del Nord non sono ancora pronte per il ritorno dei controlli alla frontiera e proprio per questo hanno chiesto una proroga del periodo di transizione nella regione. Se il protocollo fosse stato applicato alla lettera – lamentano – un semplice panino al prosciutto e formaggio prodotto in Gran Bretagna e venduto a Belfast avrebbe bisogno di due certificati sanitari per passare i controlli.

“Questi problemi avrebbero dovuto essere risolti dal comitato misto bilaterale presieduto da Michael Gove e Maroš Šefčovič, ma i commercianti dell’Irlanda del Nord non hanno avuto nessun confronto con nessuno”, ha dichiarato al Guardian Stephen Kelly, Ceo di Manufacturing NI. La preoccupazione è condivisa anche dal NI Retail Consortium, che evidenzia come gli operatori del settore siano stati costretti ad affrontare “modifiche strutturali che normalmente richiederebbero due anni” in sei settimane.

Cosa succederà?

Se non si raggiunge un accordo prima del 31 dicembre, il Regno Unito uscirà dal mercato unico e dall’unione doganale e commercerà con l’Ue secondo le regole del Wto. Ciò significherebbe applicare controlli alle frontiere e nuove tariffe sui beni commerciati, con un aumento dei costi per i consumatori. I controlli di frontiera inoltre potrebbero causare lunghi ritardi nei porti.

Se invece si vuole arrivare a un accordo entro la scadenza prevista, è necessario chiudere al più presto i dossier rimasti irrisolti: pesca, aiuti di Stato e modalità di risoluzione delle future controversie. L’accordo dovrà essere trasformato in un testo giuridico, tradotto e poi ratificato dai parlamenti di entrambe le parti. Il tutto entro il 31 dicembre.

Deal o no deal, quel che è certo è che le relazioni tra Ue e Regno Unito saranno molto diverse dal 1° gennaio. La libera circolazione terminerà e questo avrà delle conseguenze sulle vite dei cittadini italiani ed europei che lavorano e abitano in Gran Bretagna e viceversa.  Inoltre per le imprese ci saranno molte più pratiche burocratiche da sbrigare per continuare a operare su entrambe le sponde della Manica.