Brexit, il governo Johnson sfida l’Ue: pronti a sospendere il protocollo sull’Irlanda del Nord

Un cartellone anti-Brexit in Irlanda del Nord lungo il confine con l'Irlanda. [Aidan Crawley/EPA/EFE]

Il ministro brexiter Frost ha detto che Londra è pronta a sospendere il protocollo se Bruxelles non accetta di concordare un’ampia riforma.

Il Regno Unito post-Brexit continua ad essere in difficoltà, tra scaffali vuoti e carenza di carburante dovuta alla mancanza di trasportatori europei. Una situazione che ha generato nuove tensioni e scontri tra i cittadini per accaparrarsi gli ultimi litri di combustibile. Ma le immagini di violente risse alle stazioni di benzina tra persone esasperate sembrano non scalfire l’ostinazione del governo conservatore e nazionalista di Boris Johnson.

Ostinazione espressa anche e soprattutto sul Protocollo nordirlandese, che mantiene l’Irlanda del Nord nel mercato unico dell’Unione europea. L’intesa redatta per non fare riesplodere i troubles nei territori amministrati da Belfast, aveva ottenuto il favore di tutte le forze politiche locali, anche degli unionisti filo-britannici, che ora però chiedono di modificarlo poiché ritengono che con l’entrata in vigore del protocollo l’Irlanda del Nord sia diventata di fatto un prolungamento della Repubblica d’Irlanda. Un problema che ha portato recentemente anche a una crisi del governo nordirlandese.

Il protocollo ha introdotto controlli doganali per le merci che viaggiano dalla Gran Bretagna all’Irlanda del Nord. I funzionari britannici dicono di essere stati sorpresi dalla portata delle difficoltà affrontate dalle imprese e da ciò che percepiscono come una rigida attuazione del testo da parte dell’Ue.

Il ministro per la Brexit David Frost è tornato con forza sulla questione lunedì 4 ottobre. “Non possiamo aspettare in eterno – ha detto durante la conferenza del partito conservatore –. Senza una soluzione concordata presto, dovremo agire, usando il meccanismo di salvaguardia dell’articolo 16, per affrontare l’impatto che il protocollo sta avendo sull’Irlanda del Nord”. Ma in un discorso ai delegati del partito ha usato toni ancora più forti, parlando del “lungo brutto sogno dell’adesione all’Ue”.

Brexit, gli unionisti minacciano di far cadere il governo di Belfast per il Protocollo irlandese

Il Partito unionista democratico (Dup) ha minacciato di uscire dal governo di unità nazionale di Belfast se non sarà modificato notevolmente il Protocollo sull’Irlanda del Nord, che “minaccia l’integrità economica del Regno Unito”.

Il leader unionista Sir Jeffrey Donaldson ha dichiarato …

Intervistato da Euractiv.com, ha poi annunciato di voler rinegoziare i termini del protocollo con la Commissione europea. “Stiamo cercando di negoziare cambiamenti significativi” del testo, ha spiegato il ministro britannico, aggiungendo che “non sta funzionando, non sta preservando l’equilibrio dell’accordo del Venerdì Santo, e sta causando disagi nella vita quotidiana” e “non sta rispettando il ruolo unico che ha l’Irlanda del Nord all’interno del Regno Unito”.

Se Londra invocasse l’articolo 16, potrebbe effettivamente sospendere l’applicazione del protocollo e su questo Frost ha detto che le condizioni per ricorrere a questa procedura ci sono tutte, sottolineando l’opposizione della comunità unionista al protocollo e il fatto che i traffici commerciali vengono deviati.

Le associazioni degli imprenditori dell’Irlanda del Nord lamentano grandi interruzioni dei flussi commerciali, con un’azienda su cinque che ha riferito che il suo fornitore britannico non vuole più commerciare con lei.

“Ci sono problemi nell’attuazione del protocollo – ha ribadito Frost –. Stiamo assistendo alla deviazione dei flussi commerciali”. “Pensiamo che questo sia sufficiente per ricorrere all’articolo 16”, ha spiegato il ministro a Euractiv.com, correggendo un po’ i toni usati in precedenza. “Non stiamo parlando di spazzare via il protocollo, ma di introdurre dei cambiamenti per farlo funzionare meglio”, ha aggiunto, sottolineando che questi cambiamenti sarebbero “costruiti sulle fondamenta e sui principi del protocollo. Non abbiamo alcun interesse ad avere una relazione fragile o difficile con l’Ue e i suoi stati membri”.

Quello che è certo è che la fiducia tra Londra e Bruxelles rimane molto bassa, con l’Unione che ha aperto una procedura di infrazione contro il governo Johnson. I funzionari britannici dicono che anche l’Ue ha contribuito a far crescere il clima di sfiducia, citando il tentativo della Commissione europea di impedire che i vaccini anti-Covid viaggiassero dall’Irlanda al Regno Unito. “Il dito è molto spesso puntato contro di noi – ha detto un funzionario –. Ma ci sono cose che l’Ue ha fatto che hanno alimentato rabbia e diffidenza”.

Brexit, i camionisti dicono no a Johnson sui visti da tre mesi. Esercito pronto a intervenire

La proposta di tornare a lavorare nel Regno Unito per tre mesi non convince gli autotrasportatori dell’Est Europa. Intanto il governo ha deciso di impiegare i militari per guidare le autocisterne e garantire la fornitura di carburante.

Il visto di lavoro …

Sia la comunità unionista che il mondo delle imprese sono altamente critiche nei confronti della gestione del protocollo da parte del governo britannico. “Siamo stati fregati dal governo britannico e capisco l’atteggiamento di Bruxelles”, ha dichiarato a Euractiv.com un esponente di primo piano del partito unionista.

Il vicepresidente della Commissione europea responsabile dell’attuazione dell’accordo commerciale post-Brexit, Maros Sefcovic, dovrebbe presentare delle nuove proposte volte a facilitare l’attuazione del protocollo. Tuttavia, l’esecutivo dell’Unione ha detto più volte che non rinegozierà il protocollo e anche i funzionari britannici hanno scarse aspettative su questo. Secondo un funzionario britannico, sentito da Euractiv.com, l’Ue “offrirà solo flessibilità e tecnicismi”.

“La maggior parte delle imprese nordirlandesi vogliono che il protocollo funzioni, anche se chiedono degli aggiustamenti”, ha detto a Euractiv.com Stephen Kelly, amministratore delegato di Manufacturing Northern Ireland, aggiungendo però che un’impresa su cinque chiede che il protocollo venga eliminato e che la fiducia sul suo funzionamento sta diminuendo.