Brexit, gli ambasciatori Ue approvano l’accordo con il Regno Unito: quali sono i punti più importanti

[EPA-EFE/HAYOUNG JEON]

Lunedì 28 dicembre gli ambasciatori dei 27 Paesi Ue hanno approvato all’unanimità l’accordo commerciale e di cooperazione tra Unione europea e Regno Unito.

L’accordo entrerà in vigore provvisoriamente il 1 gennaio 2021, in attesa del via libera del Parlamento Ue. A questo proposito la Conferenza dei presidenti di delegazione dell’Eurocamera ha inoltre deciso di esaminare una proposta per estendere il periodo di applicazione provvisoria dell’accordo in modo da consentirne la ratifica durante la sessione plenaria di marzo.  L’intesa deve ottenere anche il via libera del Parlamento britannico. La House of Commons è riunita in seduta straordinaria il 30 dicembre proprio per discutere e votare sul “deal”. Ma vediamo più in dettaglio i contenuti del nuovo trattato di libero scambio. I tre nodi più controversi, che per mesi hanno impedito di concludere con successo i negoziati, erano pesca, le regole sugli aiuti di stato e la governance.

La pesca

Il tema dei diritti di pesca nelle acque britanniche era stato fortemente politicizzato dai Brexiteers e dallo stesso Johnson. Su questo punto alla fine Londra ha ceduto: per i prossimi cinque anni e mezzo i pescherecci europei potranno continuare a pescare nelle acque britanniche anche se via via la quantità di pescato verrà ridotta. Una decisione che ha suscitato le ire dei pescatori britannici.  “Alla fine dei giochi, il premier ha ceduto sul pesce, nonostante la retorica e le assicurazioni che non lo avrebbe fatto”, ha dichiarato Barrie Deas, ceo della National Federation of Fishermen’s Organisations. Anche il responsabile delle associazioni ittiche, Jane Sandell, ritiene che le promesse non siano state mantenute: “È bene che l’accordo porti qualche forma di certezza alla nostra industria, ma siamo ancora in attesa di quella ‘prodigiosa quantità di pesce’ che ci era stata promessa: per noi non cambia nulla”.

Concorrenza  

Per quel che riguarda il level playing field ovvero la parità di condizioni le due parti si sono accordate per un livello minimo di standard ambientale, sociale e sui diritti dei lavoratori al di sotto del quale nessuno potrà scendere. L’accordo prevede che Londra possa sì discostarsi dalla regolamentazione europea, purché questo non danneggi la libera e leale concorrenza.

Controversie

Per la governance è stata previsto un meccanismo che prevede la possibilità di applicare delle sanzioni (ad esempio sotto forma di dazi) qualora il Regno Unito non rispetti la concorrenza o violi gli accordi e viceversa. La clausola è molto più rigorosa di misure simili introdotte in precedenti accordi commerciali firmati dall’Unione europea con altri Paesi terzi.

Dazi

L’intesa raggiunta tra Londra e Bruxelles permette alle merci inglesi di entrare nel mercato unico europeo senza alcun dazio e vincoli quantitativi e viceversa alle merci europee dirette verso Londra. Con il ritorno della dogana però entreranno in vigore nuovi controlli con possibili code e ritardi nella logistica. Inoltre per evitare che le due parti violino l’accordo è stato previsto un sistema di dazi molto rigoroso per chi non dovesse rispettare le regole concordate.

Servizi finanziari

Se sul fronte commerciale l’accordo risolve gran parte dei problemi che si sarebbero presentati in caso di no deal, per quel che riguarda i servizi finanziari, che costituiscono la stragrande maggioranza degli scambi tra Ue e Regno Unito, rimangono forti incognite. Tuttavia è possibile che in futuro le due parti lavorino a un’intesa per questo specifico settore.