Brexit: Gibilterra vuole entrare nell’unione doganale europea

Code alla dogana tra Spagna e Gibilterra. [EPA-EFE/A.Carrasco Ragel]

Gibilterra prende in esame un accordo separato con l’Unione europea, che le permetterebbe di aderire, per la prima volta nella sua storia, all’unione doganale europea o all’area Schengen. Secondo quanto riporta El Pais, Gibilterra sarebbe infatti molto preoccupata dall’esclusione dal mercato interno, dovuta alla Brexit.

Gli accordi sui territori di confine tra il Regno Unito e l’Unione europea sono stati, fin dall’inizio delle trattative per la Brexit, una delle questioni più problematiche da risolvere. Per l’Irlanda del Nord, la Commissione europea aveva proposto ad esempio l’integrazione nell’unione doganale, in modo da evitare di chiudere i confini tra le due “Irlande”. La proposta era stata però respinta dal governo di Londra che riteneva l’inclusione dell’Irlanda del Nord in un’unione doganale diversa dal resto del Regno Unito avrebbe, di fatto, rotto l’integrità del Regno Unito. Una soluzione simile sta tuttavia sorgendo ora per risolvere i problemi di Gibilterra, un territorio la cui sussistenza economica dipende dal mercato comune europeo. Secondo quanto riporta El Pais, la possibilità di un ingresso di Gibilterra nell’unione doganale europea è concreta, ma tutt’altro che semplice, visti anche i rapporti tra Londra e Madrid, deterioratisi in seguito all’obbligo di quarantena imposto agli spagnoli che entrano nel Regno Unito.

A Gibilterra hanno in realtà le idee molto chiare e il primo ministro Fabian Picardo, in seguito al referendum sulla Brexit del 2016, aveva già prospettato un ingresso nell’unione doganale e persino nell’area Schengen. Sempre secondo El Pais a Gibilterra si dicono abbastanza ottimisti verso una soluzione del genere. Essa infatti non è, al contrario dell’Irlanda del Nord, parte integrante del Regno Unito, ma rappresenta, formalmente, una giurisdizione separata. Non sarebbe rotta nessuna unità dunque e Londra non dovrebbe avere molto da obiettare contro l’ingresso nell’unione doganale europea.

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Nello scorso giugno, a Malaga, il governo spagnolo ha già presentato un’offerta al Regno Unito sul futuro status di Gibilterra, con l’obiettivo di creare una “zona di prosperità condivisa”. La risposta di Londra si fa però ancora attendere e il destino del territorio d’oltremare è ancora in bilico.

A Gibilterra intanto si freme. La sua economia sarebbe infatti soffocata da un’eventuale chiusura dei confini con la Spagna. Basti considerare che il 40% della forza lavoro è costituita da pendolari giornalieri e che, oltre alla finanza, l’altro settore trainante per l’economia del territorio inglese è il turismo. Facile dunque immaginare quale catastrofico impatto potrebbe avere un’hard Brexit su questo territorio.

Il futuro di Gibilterra dipende infatti completamente dalle trattative tra Spagna e Regno Unito, da cui però sembra trapelare una comunità di intenti. La priorità di entrambe le parti è infatti quella di “mantenere il benessere e la prosperità della popolazione della zona”, secondo le fonti citate da El Pais.

Il percorso verso l’integrazione nell’unione doganale europea è tuttavia irto di ostacoli. Oltre all’accordo tra Ue e Regno Unito, servirebbe infatti anche il nulla osta della Spagna, che mantiene un diritto di veto su ogni variazione nel rapporto tra Gibilterra ed Ue. La Spagna allora punta ad allargare la trattativa anche ad altre delicate questioni come la gestione dell’aeroporto, costruito su una parte dell’istmo che non è stata ceduta al Regno Unito dal trattato di Utrecht, il tema delle acque territoriali o della presenza di una base navale britannica.

Gibilterra non ha mai fatto parte dell’unione doganale, che comprendeva invece il Regno Unito, né dell’area Schengen. Il suo isolamento dal resto del continente l’ha portata ad ottenere uno status speciale quando il Regno Unito ha aderito all’Ue nel 1973: ha ottenuto l’accesso al mercato interno europeo, ma è stata esclusa dall’unione doganale, dalla politica commerciale comune, dalla politica agricola e l’obbligo di riscossione dell’Iva.

In occasione del referendum sulla Brexit, il 96% dei cittadini di Gibilterra ha votato a favore della permanenza nell’Ue. Lo scorso 31 gennaio tuttavia, Gibilterra ha dovuto abbandonare l’Unione, insieme al Regno Unito. A differenza del governo Johnson, che auspica la fine del periodo di transizione alla fine dell’anno, nel territorio d’oltremare sono terrorizzati dall’uscita definitiva dal mercato interno e dal suo definitivo disimpegno da un club al quale deve, in gran parte, l’altissimo Pil pro capite di cui gode da anni.